A Classic Horror Story, film su Netflix

A Classic Horror Story, film su Netflix

A Classic Horror Story, un film horror tutto italiano targato Netflix. Il film partecipa alla 67ma edizione del Taormina Film Fest e vince il premio per la migliore regia.

ACHS, citiamolo con il suo acronimo, debutta su Netflix il 14 luglio 2021. Figlio dei registi Roberto De Feo e Paolo Strippoli è prodotto da Colorado Film. Il titolo rievoca le intenzioni dei registi. Il classico che intendono è semplicemente rievocativo di canoni ben noti del genere in questione. Gli appassionati del genere, appunto, sicuramente coglieranno diverse citazioni da altri film (che qui non snoccioleremo) ma da queste si discosteranno ben presto, prendendo una piega del tutto personale.

La differenza con la classica cineteca horror sta volutamente nell’ispirarsi alla realtà più che a fenomeni prettamente paranormali, senza ignorare cliché ma anche senza sottolinearli. Come fossero omaggi ben incastrati nella trama visiva. Una realtà che richiama in questo caso il folclore del sud Italia (dunque di base comunque una leggenda) ovvero la leggenda di Osso Mastrosso e Carcagnosso (la trovate dopo il trailer).

A Classic Horror Story, il Trailer

La leggenda di Osso, Mastrosso e Carcagnosso

Ovvero le presunte origini di Cosa Nostra, ‘Ndrangheta e Camorra.

Siamo in Spagna, nella Toledo del 1400. Qui ha sede una associazione (nata nel 1412), la Garduña, che segue i classici principi cavallereschi basati sui concetti dell’onore e del rispetto della religione, seguendo un preciso codice etico.

Tra gli affiliati ci sono Osso, Mastrosso e Carcagnosso. I tre verrebbero considerati non proprio dei santi ma ogni loro azione resta impunita per diversi anni, grazie alla collusione di giudici, prelati, gente di governo e gente seduta in amministrazione.

La sorte vuole che un giorno un uomo, che godeva della protezione del Re di Spagna, scegliesse tra tante proprio la loro sorella per oltraggiarne onore, scatenando dunque l’ira dei tre e di riflesso l’istinto di vendetta. L’onta, difatti, fu presto lavata con il sangue del protetto del Re.

Stavolta però non la scamparono. Condannati per omicidio furono relegati nella fortezza di Santa Caterina, sull’isola di Favignana in Sicilia, di proprietà della Corona Aragonese, per scontare la prigionia.

Fu durante quella tetra prigionia che meditarono, e di fatto crearono, una società, dotandola di regole e codici ben precisi, parole segrete, simboli, riti da praticare per essere ammessi e poi affiliati. Poiché la religione aveva un peso parecchio rilevante, ognuno si appellò ad un simbolo per attribuirsene protezione. Uno si votò a Gesù Cristo, creatore del mondo e suo eventuale distruttore, uno a San Michele Arcangelo a simboleggiare giustizia e ingiustizia (spada e bilancia) e l’altro a San Pietro, in grado di aprire tutte le porte.

La nascita della Mafia

Dopo 30 anni di prigionia, una volta liberi, suggellarono la società creata con un abbraccio ed un giuramento di fedeltà e rispetto, vincolato sulla sacralità della fede e della famiglia. Dunque ognuno andò per la sua strada.

Osso rimase in Sicilia e divenne fondatore di Cosa Nostra. Mastrosso si stabilì in Calabria, dando origine alla ‘Ndrangheta e Carcagnosso andò in Campania dando vita alla struttura di base della Camorra.

a classic horror story
Copyright img: Netflix

La trama

Fabrizio, un giovane calabrese (Francesco Russo) effettua il servizio di car pooling, ovvero condivide il proprio veicolo privato con altre persone per raggiungere le proprie destinazioni, allo scopo di ridurre i costi del viaggio. A tale scopo, carica sul camper una coppia, Sofia (Yuliia Sobol) e Mark (Will Merrick), Riccardo (Peppino Mazzotta) ed Elisa (Matilda Anna Ingrid Lutz).

Diretti in Calabria (in realtà il film viene girato tra Lazio e Puglia) durante il viaggio si fanno un po’ conoscere, raccontandosi e facendo anche amicizia.

Finché durante la notte, mentre procedono su una strada costeggiata da boschi, mentre Mark è alla guida accanto ad un vigile Fabrizio, si ritrovano davanti ad un animale mezzo morto che costringe Fabrizio ad intervenire su un sonnolente Mark, provocando una sterzata che li fa finire violentemente contro un albero.

Ed è qui che il film inizia.

Al loro risveglio la strada è svanita nel nulla. C’è solo una radura e al centro di essa una casa, vagamente inquietante e senza dubbio evocativa (la sirena alla Silent Hill e la luce rossa alla Dario Argento è una piccola chicca fra tante). Sarà proprio Fabrizio a raccontare e spiegare cosa vedranno al suo interno ed è così che sentiamo per la prima volta la storia di Osso, Mastrosso e Carcagnosso.

a classic horror story
Copyright img: Netflix

Gli eventi che dopo seguiranno saranno ben degni di un horror ben diretto, che non rischia di essere così scontato, caratterizzato dal folclore e da una marcata vena metafilmica.

La musica che irrompe durante la narrazione contribuisce a creare un’atmosfera inquietante, sorprendendo per il suo essere inaspettatamente adatta allo scopo. A sottolineare l’italianità dell’opera (probabilmente), contrasta perfettamente con la visione degli avvenimenti.

Perché vedere A Classic Horror Story?

Perché non è banale.

Si inizia ad intuire il vero filo conduttore solamente alla fine. La circostanza rende il film decisamente scorrevole alimentando la voglia di vedere come finisce. La narrazione non si perde in spiegazioni o parentesi inutili ma lascia tutto alla immaginazione di chi guarda.

Può lasciare perplessi il finale, più per il prosieguo dopo i credits. Potrebbe sembrare che sminuisca la portata di quanto appena visto eppure, a pensarci bene, chiude il cerchio della narrazione, riprendendo la verità che l’inizio nasconde. Anche ai partecipanti del viaggio.

Ed il nick: Bloodflix, con tanto di B rossa a richiamare la piattaforma streaming che ha offerto il film, è rivelatore.

Conclusioni

Vale la pena vedere A Classic Horror Story?

Indubbiamente si.

Se non vi piacciono le minestre allungate.

– Postilla –

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