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Babbo Natale, le vere origini e dove nasce la sua tradizione

- Novembre 25, 2023

Quale sia la vera origine di Babbo Natale, prima o poi ce lo si chiede tutti. Il simpatico vecchietto vestito di rosso con la lunga e folta barba bianca che porta gioia e regali in tutto il mondo, è una figura iconica delle festività natalizie, simbolo della tradizione.

Ma da dove proviene in realtà questa tradizione e chi è veramente Babbo Natale, qual è la storia dietro il personaggio ?

Se siete capitati qui, sicuramente avete voglia di scoprirlo! E avrete anche una storia in più da raccontare ai vostri figli proprio in questi giorni di festa!

Le radici lontane di Babbo Natale e San Nicola

La storia di Babbo Natale ha radici antiche, che si intrecciano con le leggende e le tradizioni di diverse culture.

Una delle figure chiave che ha contribuito alla nascita della figura di Babbo Natale è stata quella di San Nicola (chiamato anche San Nicolò in alcune zone d’Italia).

San Nicola e i suoi miracoli

Fonte – San Nicola raffigurato con i 3 miracoli: le sfere di oro, i 3 bambini salvati e la coppa (portata dal bambino).

Nato in Licia (odierna Turchia) a Pàtara il 15 marzo 270 d.C. (III sec.), con il nome di Nicola di Myra (oggi Demre), ebbe la fortuna di avere una famiglia molto ricca. Alla morte dei suoi genitori, causata dalla peste, si ritrovò padrone di un cospicuo patrimonio. Invece di goderne, scelse di usarlo per aiutare la gente povera e bisognosa. Donava loro denaro e comprava il cibo che, si narra, lasciava spesso di nascosto attraverso le finestre o calandolo nei camini.

L’altruismo e la generosità

E’ nota la storia della sua donazione di denaro ad una famiglia nobile ormai decaduta. Il capofamiglia aveva 3 figlie da maritare ma non la dote e l’unica via di uscita sarebbe stata la prostituzione. Il buon Nicola preparò allora 3 grosse somme di denaro. Le riversò in 3 sacchi diversi e le calò in casa dell’uomo, una per volta e in successione per 3 notti. In questo modo, evitò alle sue figlie un brutto destino.

Le 3 somme di denaro vengono rappresentate dalle 3 sfere d’oro sorrette dal Santo.

Poiché si muoveva durante la notte, il padre non riuscì subito ad identificare il benefattore per ringraziare. Quando vi riuscì, la voce si sparse e Nicola divenne noto come protettore di coloro che si trovano in condizioni poco favorevoli.

E ancora, prima della sua nomina a Vescovo di Myra, in pellegrinaggio su una nave diretta in Terra Santa, si ritrovò nel bel mezzo di una tempesta. Nonostante la disperazione dei marinai che già presagivano la tragica fine, si inginocchiò calmo in preghiera e infine arrivarono tutti a terra sani e salvi. Al ritorno da quel viaggio, essendo vacante la sede episcopale di Myra, noto per i suoi miracoli e per la vita esemplare, fu nominato per ricoprirne scranno, e divenne Vescovo.

Nicola e i bambini

Quest’uomo, così generoso e altruista nonostante la sua indole apparentemente severa e brusca, nel IV secolo (301-400) divenne dunque Vescovo di Myra. Oltre a protettore della gente in difficoltà, si guadagnò anche la fama di protettore dei bambini, per la sua generosità e l’amore verso di loro.

Si racconta che riuscisse addirittura a fare dei miracoli. Uno di questi è aver resuscitato proprio 3 bambini, sebbene si parli anche di un errore di traduzione che invece di innocenti (salvati effettivamente dal Santo dalla decapitazione) ha riportato “pueri” ovvero bambini. Le versioni narrate sono 2.

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Prima versione

La prima versione vede Nicola di Myra recarsi al Concilio di Nicea e fermatosi in un’osteria, gli venne servito dall’oste un piatto di pesce. Ma Egli, su ispirazione divina, si rese conto che invece si trattava di carne umana. Chiese allora all’oste di mostrargli come fosse conservato il pesce come quello che gli era stato servito. Una volta dinanzi alle botti piene della carne sotto sale dei bambini che erano stati uccisi, iniziò a pregare. Improvvisamente e miracolosamente le carni si ricomposero nei 3 bambini che subito saltarono fuori dalle botti. L’oste, dal canto suo, nonostante cercasse di nascondere il crimine compiuto, infine si convertì al Cristianesimo.

Seconda versione

La seconda versione invece parla di 3 scolari, mandati dal Vescovo Nicola per essere benedetti, prima di partire da Myra verso Atene a studiare. Non trovandolo ed essendosi fatta sera, si fermarono in una locanda. L’oste, notandoli benestanti, nottetempo entrò nella loro stanza e li uccise, rubando beni e vestiti. Non si limitò a questo ma pensò anche di unire la loro carne ad altra salata, per servirla agli avventori.

Anche in questo caso, Nicola, su ispirazione divina, il giorno dopo si recò nella stessa locanda ordinando della carne. L’oste allora gli mostrò la carne in mezzo alla quale c’era anche quella degli scolari, affermando che fosse davvero buona. Il Vescovo attese che l’uomo confessasse il suo crimine ma vedendo che ciò non accadeva, benedisse quelle carni che miracolosamente si ricomposero nei 3 scolari. Questi, come svegliati da un profondo sonno, ripresero le loro cose e partirono verso Atene. Come nella prima versione, esortato dalle preghiere di Nicola, l’oste si convertì.

Da questa seconda versione nasce anche l’usanza di considerare San Nicola come patrono delle scuole. Ne deriva anche la folkloristica festa del 6 dicembre che vede protagonista “il ragazzo vescovo” (boy bishop).

I 3 bambini sono rappresentati nelle immagini del Santo in un catino.

Ma non solo.

Le mele

Un giorno Nicola di Myra si imbatté in 3 bambini assai poveri e affamati. Donò a ciascuno una mela che portarono a casa ma, nottetempo, tutti e tre i frutti si trasformarono in mele d’oro. Un vero e proprio miracolo, che aiutò quelle famiglie a vivere sicuramente meglio.

La festa di San Nicola, celebrata il 6 dicembre, divenne quindi un momento di doni e gentilezza. Tanto più che, nelle città italiane che la celebrano, si usa per tradizione regalare mele grandi e lucide, spesso decorate, ai bambini.

I regali ai bambini

Siamo nel X secolo e Nicola di Myra è ormai Vescovo della sua Diocesi. La missione è diffondere il Cristianesimo anche dove non ci sono Chiese e ancora una volta la sua premura è rivolta ai più piccoli. Così chiede ai preti di portare la parola del Signore anche in quei luoghi dove i bambini non possono recarsi in Chiesa, bussando alle case e portando loro un dono.

Nell’adempiere alla missione, i preti indossavano un soprabito pesante dal colore rosso scuro per proteggersi dal freddo e sulla spalla avevano un grosso sacco pieno di regali. Arrivavano anche nei luoghi più isolati su slitte trainate da cani.

Ed ecco gli elementi che si riflettono nella figura odierna di Babbo Natale.

Ancora oggi in vari paesi del centro Europa è San Nicola a portare i doni, se i bambini si sono comportati bene.

Che fine ha fatto San Nicola?

Credits – Morte e ascensione di San Nicola
del Beato Angelico (1437 circa)

Nel 303 L’imperatore Diocleziano aveva iniziato la persecuzione dei cristiani. Così nel 305 anche Nicola di Myra venne fatto prigioniero ed esiliato ma nel 313, grazie all’imperatore Costantino, ritrovò la libertà e poté riprendere la sua attività apostolica.

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Il buon Nicola terminò i suoi giorni a Myra il 6 dicembre 343 (IV sec) ma anche da morto continuò a compiere miracoli.

E’ a Bari, di cui è il Santo Patrono, che oggi, sono conservate le sue spoglie mortali. In parte, perché il resto si trova a Venezia, nella chiesa di San Nicolò.

Santa Claus: un misto di tradizioni

La storia di San Nicola di Myra è alla base di tutte le versioni moderne di Babbo Natale, in tutto il mondo.

L’immagine moderna di Babbo Natale/Santa Claus ha iniziato a prendere forma nei Paesi Bassi, dove la figura di “Sinterklaas” (San Nicola) o Sint Nicolaas era popolare ed è tuttora festeggiata il 5 dicembre con annessa distribuzione di regali. In altri paesi (dove è chiamato Kersman ovvero uomo di Natale) viene celebrato il 6 dicembre.

Le scarpe appese sul caminetto e Odino

Siamo abituati ad identificare questa tradizione, che vede le calze appese invece delle scarpe, con l’usanza americana ma in realtà ha altre origini e sono germaniche.

Fonte – Odino e Sleipnir

Per rintracciarle bisogna tornare indietro a prima dell’avvento del Cristianesimo, quando i popoli germanici, compresi quelli inglesi, credevano che a lasciare i doni fosse il dio Odino. I bambini, durante il solstizio di inverno (Yule), lasciavano vicino al caminetto i propri stivali, pieni di paglia, carote o quant’altro potesse sfamare Sleipnir, il cavallo volante del dio Odino.

Quest’ultimo, dopo la grande battuta di caccia tradizionale dello Yule, ne avrebbe goduto e il dio in cambio avrebbe lasciato al loro posto dolci e regali.

La tradizione, che vede scarpe piene di paglia appese ai caminetti, è rimasta anche in epoca cristiana ed è ancora viva sia nei Paesi Bassi che in Belgio, ma non è associata ad Odino quanto a San Nicola. Il santo arriva a cavallo e somiglia ad un misterioso uomo anziano con una grande barba.

Un’altra tradizione folcloristica germanica che coinvolge San Nicola è legata alla figura del Krampus, di cui vi parleremo in un altro articolo.

Gli U.S.A.

Gli olandesi portarono la tradizione del Santo che distribuisce regali negli Stati Uniti prima del 1600 (prima della conquista britannica nel XVII sec), quando iniziarono le prime migrazioni (a New Amsterdam che poi divenne New York). In questo momento storico le scarpe appese diventano calze.

E’ proprio in America che il personaggio portatore di doni sarebbe divenuto Santa Claus molto presto, oppure Saint Nicholas, rievocando il sopra citato Sint Nicolaas della tradizione olandese, o St. Nick.

Allora, l’immagine di Sinterklaas richiamava ancora molto quella del Vescovo Nicola di Myra, con tanto di Mitra e Pastorale, che volava con un cavallo bianco sui tetti e dava indicazione ai suoi aiutanti che scendevano lungo i camini per lasciare i doni, anche nelle scarpe appese ad essi.

La combinazione di influenze culturali e religiose, miti nordici ed europei ha dato infine vita ad una figura magica che incarna lo spirito natalizio. Panciuto, dallo sguardo dolce, ricorda un nonno buono e generoso.

E la renna?

Si citano cani, cavalli, caprette (di Yule) in altri paesi ma l’immagine più nota è quella della slitta trainata da renne. Il motivo sta nel fatto che Santa Claus si immagina provenire dal Nord Europa, dove la renna assume un particolare significato. Ha certamente ruolo di guida (per i defunti verso l’aldilà), è un simbolo legato alla Luna ed era, per i paesi Scandinavi, animale sacro alla dea Grande Madre. Primo fra tutti, è collegata all’agire di notte e Babbo Natale (come San Nicola) è in quelle ore che porta i regali. Ed ecco qui il collegamento.

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L’evolvere di Babbo Natale nel tempo

Nel corso dei secoli, l’immagine di Babbo Natale si è evoluta.

Credits – Lo Spirito del Natale presente, John Leech

Nel XVII° secolo, dopo la conquista britannica, iniziano ad apparire immagini dell’uomo che incarna lo spirito del Natale. Corpulento e con la folta barba, indossa un mantello verde bordato di pelliccia lungo fino ai piedi.

Nel noto “Canto di Natale” di Charles Dickens, pubblicato nel 1843, appare come lo Spirito del Natale presente.

Ma è Clement Clarke Moore (di New York), con il suo celebre poema “A Visit from St. Nicholas” (noto anche come “The Night Before Christmas“), scritto nel 1823, che contribuisce enormemente a definire l’aspetto e le tradizioni di Babbo Natale. Un ometto dalle fattezze rotondeggianti, vestito rosso orlato di pelliccia e folta barba candida, alla guida di una slitta trainata da renne che trasporta un grosso sacco pieno di regali e giocattoli.

Un’immagine che nel 1862 ispirerà Thomas Nast, illustratore di origini tedesche, per la copertina natalizia della rivista americana Harper’s Weekly, con il suo Babbo Natale in rosso e con gli stivali.

babbo natale
Credits – Illustrazione del 1881 di Thomas Nast

Il poema di Clement Clarke Moore ha introdotto elementi come la slitta trainata dalle renne, i regali e la distribuzione notturna dei doni, creando l’immagine familiare che conosciamo oggi.

Il marchio Coca-Cola e l’immagine definitiva di Santa Claus

Un altro capitolo significativo nella storia di Babbo Natale è legato al marchio Coca-Cola. Prima di questo, l’abito indossato non era rosso ma verde.

Negli anni ’30, l’artista Haddon Sundblom creò su commissione una serie di pubblicità per la Coca-Cola in cui Babbo Natale era ritratto come un personaggio amichevole e affabile, indossante l’abito rosso bordato di pelliccia bianca e gli stivali.

Queste immagini hanno contribuito a consolidare l’immagine di Babbo Natale come la conosciamo oggi, creando una connessione indelebile tra il personaggio e il marchio, sebbene, ad onor del vero, non sia stata per prima la Coca-Cola a definire il colore rosso del vestito.

Ben prima del noto marchio, tra la fine dell’800 e l’inizio del 900 ci aveva pensato la Russia, l’illustratore della rivista periodica umoristica Puck e chi creò i disegni per le raccolte di canzoni natalizie.

Poi anche la White Rock Beverages nel 1915 (per acque minerali) e nel 1923 (per vendere ginger).

babbo natale
Credits – White Rock Beverages

Tutto ciò potrebbe sembrare un po’ consumistico ma è anche vero che, nonostante i predecessori, nel nostro immaginario Babbo Natale è esattamente come ce lo hanno presentato i creativi della Coca Cola.
L’immagine ha fatto presa, perché si aveva (e si ha!) bisogno di sicurezza, di pace, di certezze e al contempo di un abbraccio caldo e forte.

Ecco un breve video sulla sua storia.

La magia di Babbo Natale nel mondo moderno

Oggi, Babbo Natale è una figura universale, amata da bambini e adulti di tutto il mondo. La sua storia e la sua immagine sono ormai parte integrante delle celebrazioni natalizie, portando gioia e aspettative positive.

La figura di Babbo Natale rappresenta più di un semplice distributore di regali, incarna lo spirito generoso e amorevole che caratterizza il periodo natalizio. E questa magia investe un po’ tutti, anche chi magari ha superato da tempo l’età della giovinezza ma ritrova nella figura di Babbo Natale ricordi di quando era bambino, sogni e speranze.

Babbo Natale, un’icona di generosità e magia

In conclusione, la vera origine di Babbo Natale è un affascinante intreccio di tradizioni, miti e influenze culturali e religiose che si sono evolute nel corso dei secoli.

Da San Nicola ai racconti di Moore e alle immagini iconiche della Coca-Cola, Babbo Natale è diventato molto più di un personaggio mitologico. E’ diventato un simbolo universale di generosità, amore, bontà e autentica magia del Natale.

Mentre ci immergiamo nelle festività, riflettiamo sulla bellezza di questa tradizione e su come Babbo Natale, con il suo spirito affabile e la sua generosità, continui a portare sorrisi e speranza in tutto il mondo.

Che la magia di Babbo Natale continui a illuminare il nostro Natale, ricordandoci sempre dell’importanza di diffondere gioia e gentilezza in ogni stagione.

Buon Natale a tutti!

Img da risorse gratuite (Img di Thomas Nast a colori, Sinterklaas, Babbo Natale verde) – Testo by IlPumoGiallo©

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Sono nata nel '77, Avvocato e scrittrice. Appassionata di arte e musica, di letteratura e retorica, di storia e di filosofia, faccio della creatività lo svago dalle mie passioni. Amante delle parole in ogni loro forma, scritta e non scritta, mi piace scrivere perché, citando Cesare Pavese, riunisce le due gioie: parlare da solo e parlare ad una folla (Cesare Pavese, 4 maggio 1946).

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