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Barbie con la sindrome di Down, linea Fashionistas

- Maggio 8, 2023

Il 25 aprile 2023 la Mattel™ immette sul mercato la nuova arrivata nella compagine della linea Fashionistas: La Barbie con la Sindrome di Down.

La celebre bambola riproduce i tratti caratteristici della Trisomia 21 (la Sindrome di Down), una fedeltà ausiliata dalla collaborazione con la NDSS (National Down Syndrome Society).

Ecco il video pubblicato sul canale: Barbie Life:

Barbie con la Sindrome di Down, lo scopo

Lo scopo si riassume in un’unica parola chiave: inclusività.

Come sottolinea Kandi Pickard, Presidente e CEO della NDSS.org, questa Barbie “serve a ricordare che il potere della rappresentazione non va mai sottostimato”. I bambini tendono a proiettare sulla bambola e nel gioco il mondo che hanno intorno. Collocandoci di conseguenza se stessi. Da sempre.

Il gioco è il loro mondo, il mondo adulto replicato ed emulato nella sfera della infanzia. Ed è giusto che in esso possano includere tutte le diversità che hanno intorno. In questo modo possono approcciare quelle medesime diversità in un’ottica di inclusione già veicolata nella vita quotidiana attraverso il gioco stesso.

Perché è nata la Barbie, il primo scopo

La bambola Barbie debutta nel 1959, presentata al pubblico il 9 marzo di quell’anno, durante il New York Toy Fair (la Fiera del Giocattolo).

Nasce dalla creatività di Ruth Handler, co-fondatrice della Mattel™, ed è ispirata a sua figlia Barbara (aveva anche un figlio di nome Kenneth, “Ken”). L’idea si accende vedendo la figlia giocare con le classiche bambole di allora, fatte di stoffa e carta, esprimendo in esse la visione di se stessa adulta.

Ed ecco l’intuizione: perché non creare una bambola più realistica, tridimensionale, che idealizzi in sé le caratteristiche di ciò che le bambine vogliono essere? Quella bambola sarà, appunto, la Barbie e, come si può intuire, il nome è ispirato alla figlia.

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Dal 1959 in poi il successo della Barbie è storia.

L’evoluzione nel tempo e la linea Fashionistas

La Barbie, vestita dall’idea di rappresentatività con cui è nata, attraversa gli anni, sopportando anche le polemiche su ciò che, con il trascorrere del tempo, viene definito stereotipo, ormai obsoleto.

Non cambiano solo il viso (cambia in base ai decenni) e le fattezze fisiche (la polemica sul seno) ma anche gli ideali a cui è ispirata, mai tuttavia tralasciando il motto iniziale: puoi essere tutto ciò che desideri.

La linea Fashionistas arriva nel 2009 (e compaiono le “articolazioni” che scompariranno nuovamente nel 2013). La Barbie non è più “perfetta”, un ideale demonizzato dalla società, ma esprime tutte le sfaccettature reali di una donna. Ed ecco le etnie, quindi colori di pelle diversi, così come abiti e acconciature.

Non solo, anche corpi diversi: forme più piene, fianchi larghi, altezze differenti e così via. C’è da dire che l’intenzione, pur lodevole, non è stata esente da critiche. E riguardano le Barbie più formose, in quanto sono state ritenute comunque molto slanciate e con proporzioni fisiche irreali rispetto alla realtà.

Nel 2016 appare la prima Barbie con il hijab, in onore della cultura e della religione islamica. E arriva anche la serie “Curvy” (le bambole sono più formose), “Petite” (sono più basse) e “Tall” (più alte).

Nel 2018 arriva la BarbieSheroes” per celebrare le donne che hanno segnato la storia tra cui Amelia Earhart, Frida Kahlo e Katherine Johnson.

Nel 2019 vengono aggiunte le disabilità fisiche con i relativi accessori della bambola tra cui una gamba con protesi e la sedia a rotelle.

Ed eccoci al 2023.

La Barbie con la Sindrome di Down e le testimonial

Le fattezze della bambola sono molto accurate, grazie appunto alla collaborazione con L’NDSS. Il corpo è più corto, il viso ha una forma più tondeggiante, anche le orecchie e il naso rispecchiano le caratteristiche della Trisomia 21, essendo più piccoli, e gli occhi sono inclinati e a mandorla.

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Anche le mani presentano un tratto tipico, presentando sui palmi una sola linea.

I colori dell’abito, giallo e blu, sono quelli ufficiali dell’Associazione Mondiale per la Sindrome di Down (Down Syndrome International), scelti come simboli per la stessa. Il blu rappresenta il cielo e l’alto potenzialità delle persone affette dalla Sindrome, il giallo il sole e la gioia che esse portano nella vita. Insieme rappresentano la speranza e la positività.

Anche le farfalle che lo decorano sono un simbolo della Sindrome. La farfalla rappresenta la trasformazione e la crescita, simbolo di unicità e bellezza. Al pari, la Trisomia porta ad affrontare sfide e difficoltà lungo il proprio percorso di crescita ma la persona che le affronta lo fa con le qualità uniche e speciali che ha da offrire al mondo. Con la propria bellezza e diversità.

Il ciondolo della collana infine, rappresenta con le tre frecce il cromosoma 21, responsabile delle caratteristiche genetiche della Sindrome. Ortosi rosa e scarpe da ginnastica con zip completano il vivace look.

Le testimonial

A rappresentare e a sostenere la nuova Barbie, tre testimonial d’eccellenza più una tutta italiana.

barbie con la sindrome di down
Éléonore LalouxCredits Immagine

Éléonore Laloux, scrittrice – autrice nel 2014 di “Triso et alors! ovvero “Triso(mia) e allora!”- nonché attrice e portavoce dell’associazione Friends of Éléonore, che si batte contro la stigmatizzazione della malattia. Attualmente Consigliere comunale del Sindaco ad Arras (Pas-de-Calais), in Francia.

Ellie Goldstein, icona di stile, la modella britannica affetta da Trisomia scelta nel 2020 da Gucci per la campagna pubblicitaria “Unconventional Beauty“, volta a celebrare la diversità e l’inclusione nel mondo della moda.

Enya, modella nei Paesi Bassi e influencer in ambito beauty insieme alla sorella. E’ apparsa sulla copertina del Glamour olandese nel 2021, un anno dopo la copertina britannica di Ellie Goldstein.

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La testimonial italiana: Alba Trapanese

Ed infine, the last but not the least, l’ambasciatrice tutta italiana della nuova Barbie con la Sindrome di Down: la piccola Alba, figlia adottiva di Luca Trapanese.

Inclusività e polemiche

Il messaggio che le Testimonial vogliono sottolineare e veicolare è l’importanza della consapevolezza della diversità. Perché non ci sia più un dito puntato contro chi è diverso (con la conseguente emarginazione e derisione in alcuni casi) ma l’accettazione della diversità di ognuno, in una convivenza serena e consapevole. Fin da bambini.

Non sono tuttavia mancate le polemiche sui social.

Si parte da quelle sulle ortosi, perché non tutti gli affetti dalla Sindrome le hanno, al dubbio se in questo modo non si accentui maggiormente la diversità causata dalla disabilità. Come se creare una bambola ad hoc, rendesse palese la differenza con quella che non la possiede, vanificando il tentativo di renderla una normalità.

C’è chi sottolinea che si tratta di una inclusione ad ogni costo, forzata, che potrebbe sortire di conseguenza effetti contrari, e chi non comprende perché chi non è affetto dalla Sindrome di Down (dunque normodotato) dovrebbe giocare con una bambola che invece rappresenta chi lo è.

Senza pensare che, proprio il fatto che tra i giocattoli ve ne sia anche uno “diverso”, possa indurre chi ci gioca a pensare che sia normalissimo averlo. Proprio perché nella realtà, quella che viene trasposta ed emulata nel gioco infantile, esiste. Che è il concetto stesso da cui muove l’intento della Mattel.

C’è anche chi si è chiesto perché una/un bambina/o affetto da Trisomia dovrebbe giocare con qualcosa che rappresenta la propria condizione.

Probabilmente quest’ultima domanda, che ha evidentemente alla base la convinzione che la “condizione” in questione sia qualcosa per cui essere triste e desolato, rappresenta quanto sia necessario lavorare ancora molto sul concetto di accettazione della diversità, a partire dai genitori.

Img dal web con crediti – Testo by IlPumoGiallo©

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Sono nata nel '77, Avvocato e scrittrice. Appassionata di arte e musica, di letteratura e retorica, di storia e di filosofia, faccio della creatività lo svago dalle mie passioni. Amante delle parole in ogni loro forma, scritta e non scritta, mi piace scrivere perché, citando Cesare Pavese, riunisce le due gioie: parlare da solo e parlare ad una folla (Cesare Pavese, 4 maggio 1946).

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