429 views 12 min 0 Comment

Déjà Vu, che significa e perché accade?

- Maggio 16, 2023
déjà vu

Mentre il tempo scorre e siamo presi dai nostri impegni quotidiani, succede a volte di provare una sensazione un po’ strana, che prende il nome di Déjà Vu. La sensazione in questione è quella di avere già vissuto quel tipo di circostanza che si sta presentando proprio in quell’istante in cui la stiamo vivendo.

Ci troviamo quindi a pensare che noi quell’evento l’abbiamo già vissuto e ci chiediamo il motivo per cui sta accadendo di nuovo.

In questo articolo proveremo a spiegare la motivazione per cui ciò accade.

Déjà vu: un fenomeno diffuso e misterioso

Quando una situazione presente ne richiama un’altra passata, possiamo dire che stiamo vivendo il classico déjà vu: un fenomeno diffuso, sebbene non tutti lo sperimentino.

Possiamo tradurre letteralmente il termine derivante dalla lingua francese déjà vu con le parole già visto”. Quando si vive questo momento infatti, si ha una forte e chiara impressione di avere già visto, già vissuto, quello che sta accadendo in quell’istante. Anche se in realtà sta succedendo per la prima volta.

La motivazione per cui questo fenomeno accade, non è ancora ben spiegata. Il pensiero comune in merito però, trova la causa in un particolare meccanismo del cervello. Il “già visto”, per il 60/70% circa, colpisce i giovani (tra i 15 e i 25 anni) ed è un evento innocuo.

Gli studiosi, già a partire degli inizi del 1900, si sono interessati a questo tema ma non sono riusciti a fornire una spiegazione scientifica valida. Essendo un episodio che avviene con modalità rapida e diretta, è molto difficile da analizzare.

Gli esperimenti infatti, sono condotti anche dopo settimane dal suo verificarsi. Quindi i ricordi dei soggetti risultano alterati nel tempo e, di conseguenza, anche le implicazioni che accadono a livello cerebrale.

Gli studi eseguiti per fornirne una spiegazione sono di diverse tipologie. Ci sono teorie di stampo scientifico e psicologico, che determinano dei principi più razionali e validi, e altre che fanno riferimento ad un contesto pseudo-scientifico ed esoterico.

déjà vu
Una delle tante scherzose affissioni a New York.
Questa è la tua prima volta qui. Se questa piattaforma ti sembra familiare, allerta immediatamente un impiegato MTA (Mass Transit Authority). – Fonte

Il significato che ha assunto nel tempo

Il déjà vu possiede un alone di mistero che, da secoli, affascina tutti i popoli. Nel corso degli anni i significati di questo fenomeno sono stati i più disparati.

📍LEGGI ANCHE:  La festa della Donna, la verità sul perché si celebra

Alcuni credono che sia un fenomeno paranormale. La causa sta nelle sue caratteristiche: la vaghezza e la brevità con cui avviene e la complessità di riproporre la sensazione che si prova durante questo momento.

Secondo le credenze popolari invece, questo particolare evento sarebbe collegato all’abilità di predire il futuro. Come se avvenisse una premonizione che non si può spiegare e che, nello stesso tempo, incarna la volontà dell’essere umano di scoprire l’avvenire.

Un’altra ipotesi collegherebbe questa particolare condizione alla possibilità di mettersi in contatto con mondi paralleli. Ciò sarebbe possibile mediante una sorta di falla spazio-temporale che permetterebbe all’individuo di vivere dei brevi momenti del proprio futuro.

C’è chi afferma che possono anche essere delle premonizioni divine, da cui bisogna stare in guardia. Sant’Agostino, nel 400 a.C., le aveva definite “trappola del diavolo” e avvertiva i fedeli di non credere alle fantasie di aver vissuto altre vite, preservando così il principio fondamentale della vita eterna.

Déjà vu: esiste un collegamento con i sogni?

L’esperienza del déjà vu per molto tempo è stata collegata anche al mondo onirico. Tutti noi sogniamo durante la notte, anche se alla mattina non ricordiamo quasi nulla. Le sensazioni provate nel corso delle ore notturne rimangono tuttavia nella nostra memoria, per emergere con modalità casuale e imprevista nel fenomeno del “già visto”.

Via via che gli studi sul cervello umano e le attività a esso collegati si sono sviluppati in modo più approfondito, questa credenza è stata smentita progressivamente.

Il legame tra déjà vu e sogno è stato sfatato: i due fenomeni infatti, prendono forma in parti del cervello diverse. Nel Ponte di Varolio (area cerebrale alla base del tronco encefalico) nascono gli impulsi elettrici da cui si sviluppano i sogni. Nella corteccia cerebrale (area del cervello in cui avvengono le attività cognitive e della memoria) invece, si generano i fenomeni di déjà vu.

I due eventi quindi, sono accomunati solo dalle sensazioni di natura soggettiva che producono. Ossia percezioni effimere e misteriose che permettono alla nostra mente di fuggire per qualche attimo dalla realtà.

📍LEGGI ANCHE:  Versare il vino alla traditora, cosa significa?

Déjà vu: cosa afferma Freud sull’argomento

Su questo tema Freud, così come Jung ma il suo approccio è più spirituale, ha scritto molto e afferma, nel suo libro L’interpretazione dei sogni, che il fenomeno del “già visto ” porta a vedere durante l’esperienza onirica dei posti che rappresentano l’organo genitale e l’utero materni.

Oltre ai ricordi lontani provenienti da questi luoghi, i dèjà vu sarebbero l’espressione di sentimenti repressi e l’esperienza in cui avviene la loro manifestazione sarebbe casuale e improvvisa.

Déjà vu: le teorie più accreditate

Le teorie che meglio spiegano il déjà vu sono quelle di natura neurologica. Queste teorie affermano che il fenomeno del “già visto” avviene a causa di un trucco della memoria o di un breve malfunzionamento della stessa. Ma questo non comporterebbe dei danni gravi al cervello.

La teoria del doppio ricordo afferma che esiste la possibilità che un’azione possa essere immagazzinata all’istante nella memoria a breve termine. Al pari, per essere ricordata dalla memoria a lungo termine, il tempo necessario è di qualche millesimo in più.

Si sviluppa un processo, definito disambiguazione delle memorie. Questo crea una sorta di distacco, il quale genera la convinzione che l’evento in questione sia accaduto nel passato. L’esperienza in realtà non è stata né immagazzinata né elaborata. È avvenuta in realtà una sorta di paramnesia. Ossia un disturbo della memoria che porta a confondere i ricordi e il modo attraverso il quale il cervello umano li evoca.

Un’altra teoria è quella del falso riconoscimento. La teoria pone in evidenza come la memoria dell’essere umano archivi tutte le situazioni a cui assiste (un nome, un luogo, una persona, una fotografia, un’azione, etc). I ricordi che si vengono a creare sono registrati nella maggior parte dei casi in modo frammentato.

📍LEGGI ANCHE:  Quando si disfa l'albero di Natale (e il Presepe)?

Il déjà vu quindi non è altro che l’unione di frammenti di eventi passati con frammenti di ricordi di situazioni simili avvenute sempre nel passato. Il cervello umano non ricorda esattamente quando e come sono avvenute le determinate circostanze. Di conseguenza questo intreccio appare confuso, sebbene possa far scaturire un senso di familiarità.

La ricerca scientifica pubblicata sulla rivista Cortex

Quando il fenomeno del “già visto” avviene con una certa frequenza, occorre fare molta attenzione. Molto spesso questo fenomeno è un sintomo dell’epilessia temporale.

Due istituti sanitari presenti in Italia (l’Istituto di Bioimmagini e Fisiologia Molecolare del CNR di Catanzaro e l’Istituto di Neurologia dell’Università Magna Graecia) hanno realizzato una ricerca su persone colpite da epilessia temporale e su soggetti “sani”.

Entrambe le categorie presentavano episodi di déjà vu frequenti. I pazienti sono stati sottoposti a risonanza magnetica, per analizzare il cervello in tutti i suoi settori. I risultati hanno evidenziato in entrambi i gruppi la presenza di anomalie, diverse a seconda del gruppo di appartenenza.

Le persone epilettiche presentavano alterazioni alla corteccia visiva e all’ippocampo (zone in cui avviene il riconoscimento visivo ed è ubicata la memoria a lungo termine); i pazienti “sani”, invece, avevano delle lievi difformità nella corteccia insulare (zone in cui vengono convogliate le informazioni sensoriali, da cui dipendono le emozioni).

Questa ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica Cortex e mette in evidenza come il fenomeno del déjà vu avvenga in modo diverso in un soggetto “sano” rispetto ad uno che soffre di epilessia temporale.

Per completezza:

Esistono diverse diciture di questo fenomeno e sono le seguenti.

?il Déjà visité, ricordi e dettagli su un luogo che in realtà si visita per la prima volta;

? il Déjà vécu, la forma più comune e frequente che identifica qualcosa che sembra “già vissuto”, il Déjà vu descritto nell’articolo;

?Déjà senti ovvero il “già sentito” a livello di sensazioni, più frequente nei soggetti con danni al lobo temporale come gli epilettici;

?il Déjà èprouvé ovvero “già provato”, con riferimento all’intera gamma di esperienze che coinvolgono tutti i sensi del soggetto. Quindi diversi tipi di paramnesia contemporanei ma congiunti allo stesso (falso) ricordo;

?ed infine il Jamais vu ovvero il contrario di Déjà vu.

?LEGGI ANCHE: Jamais vu, la sensazione opposta al Déjà vu

Img da risorse gratuite (copertina) – Testo by IlPumoGiallo©

Spread the Love and Like if you love!
- Published posts: 236

Sono nata nel '77, Avvocato e scrittrice. Appassionata di arte e musica, di letteratura e retorica, di storia e di filosofia, faccio della creatività lo svago dalle mie passioni. Amante delle parole in ogni loro forma, scritta e non scritta, mi piace scrivere perché, citando Cesare Pavese, riunisce le due gioie: parlare da solo e parlare ad una folla (Cesare Pavese, 4 maggio 1946).

Facebook
Instagram