Denise Pipitone e nuovi elementi per il cold case del 2004

Denise Pipitone e nuovi elementi per il cold case del 2004

Denise Pipitone, saltano fuori nuovi elementi che potrebbero far finalmente luce sulla scomparsa della bambina (di quasi 4 anni) avvenuta l’1 settembre 2004 a Mazara del Vallo (TR).

Le ricerche della bambina dal 2004 non si sono mai interrotte, grazie alla perseveranza tenace di sua madre, Piera Maggio supportata dall’avvocato Giacomo Frazzitta. Il 26 ottobre 2021 Denise compirebbe 21 anni.

Perché il caso Denise Pipitone torna sotto i riflettori?

Il caso è tornato alla ribalta grazie all’esposizione mediatica data a Olesya Rostova (la pista russa). Una speranza evolutasi poi in un flop e lapidata come tentativo di una aspirante attrice di avere visibilità.

Olesya Rostova, chi è

La trasmissione russa condotta da Dmitry Borisov punta i fari su questa ragazza, che dice di cercare la madre biologica, tirando in ballo la piccola Denise. Si apre un teatrino fatto di presunte madri, ricerche di sensazionalismi vari e colpi di scena, che ovviamente coinvolge l’attenzione italiana.

Il tutto culmina con la richiesta della prova del DNA, di cui tuttavia la trasmissione russa tarda a rivelarne esiti.

L’esito è negativo. Ma già comparando le foto da bambina di Olesya con quella di Denise appariva chiara la poca somiglianza.

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A dare il colpo di grazia è Roman, il produttore e conduttore di un web reality russo a cui la ragazza ha partecipato fino al novembre 2020.

Il conduttore senza alcun problema afferma che Olesya sa benissimo chi è la sua famiglia e rivela la evidente, e più volte palesata, intenzione della ragazza di diventare famosa. In sostanza ribadisce che è tutto un copione, una messinscena, un affastellarsi di bugie con l’unico scopo di ottenere fama e popolarità. Ed è pronto a fornirne le prove.

Il legale della Maggio, G. Frazzitta, ha liquidato ogni commento sulla storia e sul comportamento della tv russa depositando la documentazione relativa presso la Procura di Marsala. Subito dopo il riscontro negativo del DNA (il 7 maggio 2021).

Ma ormai i riflettori sono nuovamente puntati sul caso e spunta, dalla Calabria, una nuova segnalazione. Parliamo di Denisa.

Denisa, dalla Romania a Scalea

Due donne notano la ragazza a Scalea (CS) e, attratte da alcuni particolari che rendono verosimile la somiglianza con la bambina scomparsa (tra cui una cicatrice sulla guancia, oltre che il nome), allertano i Carabinieri del luogo.

Partono dunque i controlli e rintracciata Denisa ne viene verificata identità, si chiama Elena Denisa Grigoriu, con la massima collaborazione della diciannovenne che si rende disponibile anche al confronto del DNA.

La speranza è alimentata anche dal fatto che Denisa proviene dalla Romania, dove ha vissuto per circa 7 anni prima di trasferirsi a Cosenza. E’ lei stessa, tuttavia, ad essere certa di non essere la piccola scomparsa.

La circostanza si collega alla presunta pista ROM, supportata anche dal filmato effettuato con il telefonino dalla Guardia Giurata di Milano su quella bambina chiamata Danàs.

L’esito dell’esame del DNA anche stavolta è negativo.

Ma gli avvistamenti non sono finiti. Sembra che ci sia un’altra ragazza molto somigliante alla bambina scomparsa in Ecuador.

Denise Pipitone e i nuovi elementi

Partiamo con il dire che dal 2004 emerge abbastanza presto l’idea che alla scomparsa di Denise Pipitone abbiano partecipato più persone. Fino ad ipotizzare due gruppi distinti di esse.

I due gruppi avrebbero avuto due diverse finalità: uno quella di far del male alla bambina, un altro quella di salvarla da questa intenzione.

Un’altra ipotesi che serpeggia è quella che vi sia stata una “intenzionale cattiva gestione” delle indagini causata dal voler proteggere qualcuno coinvolto nella scomparsa. Un qualcuno considerato “confidente” delle Forze dell’ordine.

Gli elementi a sostegno di questa ipotesi ci sarebbero anche. Basterebbe ascoltare le dichiarazioni del PM Maria Angioni che si occupò del caso dall’ottobre 2004 al luglio 2005.

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Fonte: YouTube. Interessante anche questo: YouTube
Considerazioni

Si vuol restare volutamente vaghi su queste ipotesi poiché potrebbero sfociare facilmente in illazioni e gli unici a poter e dover fare chiarezza sono gli organi inquirenti.

Certo è che le intercettazioni intercorse all’epoca tra i vari soggetti sospettati di essere coinvolti non sono state considerate sufficientemente attendibili. Se non proprio inutili alla ricostruzione del fatto e dunque nemmeno prese in considerazione. Senza contare il dubbio che sapessero già di essere intercettati.

Sappiamo ormai tutti che il procedimento penale ha visto come principali indagate la sig.ra Anna Corona e sua figlia, Jessica Pulizzi. Il procedimento a carico della Corona viene archiviato (così come per altre persone sospettate di concorso nel sequestro).

In questo caso, per esempio, non si ritiene evidentemente opportuno approfondire quanto rilevato dalla cimice nascosta nel telefono della Corona. Parliamo del giorno dopo la scomparsa di Denise. Quando si sente la voce di una bambina alzare la cornetta e dire “pronto” e la voce di una donna (la Corona?) ribattere “stai zitta!“.

Successivamente in fase processuale la Pulizzi viene assolta per mancanza di prove e per non aver commesso il fatto.

Le nuove indagini sul caso Denise Pipitone

Oggi, i nuovi elementi a supporto del caso Denise Pipitone si basano proprio sulle vecchie intercettazioni. Sulla possibilità di poterle riascoltare in maniera più “pulita” grazie alle nuove tecnologie.

Abbiamo nuovamente due indagati per sequestro di persona: la sig.ra Anna Corona, la cui vecchia casa è stata oggetto di nuove ispezioni, e il sig. Giuseppe Della Chiave (Peppe). La notizia è rivelata nel programma Quarto Grado, provocando la reazione dell’avvocato Frazzitta poiché l’informazione trapelata può intralciare le indagini della Procura.

Le dichiarazioni di B. Della Chiave, contributo a formare i nuovi elementi nel caso Denise Pipitone

Quest’ultimo viene tirato in ballo nel 2013 grazie alle dichiarazioni di suo zio Battista Della Chiave, sordomuto dall’età di 6 anni. Lo zio lo vide arrivare al magazzino di pesce in via Rieti proprio quell’1 settembre con la bambina in braccio e lo vide anche telefonare.

Parlò poi anche di un’altra persona (che descrive) e di una moto, di un ponte ad arco, di una barca e della bambina che piangeva. A ricostruire il suo racconto sembra anche che per un certo lasso di tempo la bambina sia stata con lui.

Ma le sue dichiarazioni, ritenute inattendibili ed inverosimili furono archiviate. Battista Della Chiave fu sentito successivamente in aula ma si avvalse della facoltà di non rispondere. Poi purtroppo morì.

Le opinioni di chi lo conosceva

La famiglia afferma che il vecchio Della Chiave non conosceva il linguaggio dei segni e quanto “raccontava” era semplicemente il frutto delle rielaborazioni di ricordi di infanzia.

Altre persone intervistate che lo conoscevano, confermano questo sminuire l’attendibilità dei suoi racconti. Eppure quanto riferisce è molto preciso, tanto da trovare riscontro di luoghi. Senza contare la telefonata partita dal magazzino di via Rieti da parte del nipote “Peppe”. Per fare un favore alla Corona (?). Peppe, un nome che ricorre anche in altre intercettazioni.

La puntata di Chi l’ha visto del 12 maggio (grazie ad interpreti molto capaci. Estratto della puntata: qui) e quella di Quarto Grado del 21 maggio riassumono tutto con molta chiarezza.

Altre considerazioni

C’è da dire (n.d.r.) che si può rilevare una sorta di contraddizione nelle parole di chi lo sminuisce. Prima si ritiene impossibile che Battista Della Chiave possa aver visto qualsiasi cosa, tuttavia si conferma che non veniva mai lasciato solo. E che, sebbene non lavorasse più in quel magazzino, spesso ci si trovava. Ciò lascia insinuare il dubbio che effettivamente possa aver assistito a delle circostanze. Ma ritenuto “innocuo” e considerato da tutti uno di poco conto a livello intellettivo, la sua presenza non ha destato preoccupazioni di sorta.

La lettera anonima

Oltre alla rivalutazione delle intercettazioni, interviene anche una lettera anonima che getta luce sul particolare delle auto coinvolte nella scomparsa di Denise. Ma non solo sulle auto, sembrerebbe che l’anonimo abbia indicato anche altre persone presenti che avrebbero ben potuto vedere qualcosa.

Lo scrivente ammette di non aver parlato prima per paura (e già questo potrebbe dare credito alle ipotesi che vedono coinvolte persone “pericolose” a protezione della verità – n.d.r.) e si qualifica come testimone oculare, grazie all’urto del proprio specchietto. Avrebbe infatti visto la bambina (che piangeva e chiedeva aiuto reclamando la mamma) 45 minuti dopo la sua scomparsa nella macchina che aveva urtato la propria, con tre persone.

Inevitabile il collegamento con l’auto priva di targa rinvenuta bruciata nei pressi di via Rieti a Mazara del Vallo, abbandonata lì da diverso tempo e oggetto di accertamenti.

Un’altra circostanza strana e forse da considerare, è il fatto che la lettera anonima sia scritta utilizzando due colori diversi (blu e rosso) per indicare i fatti, effettivamente riscontrati.

Come ultimo elemento c’è la dichiarazione dell’ex fidanzato (Fabrizio) di Jessica Pulizzi che ha frequentato la figlia della Corona per 3 anni.

Le parole dell’ex di Jessica Pulizzi:

A questo punto sembrerebbe, alla luce dei nuovi elementi sul caso Denise Pipitone, che le cose inizino a vedere un po’ di luce. Non resta che confidare nelle nuove indagini, e in altri che riferiscano ciò che hanno visto il giorno della scomparsa, sia pure in forma anonima.

– Postilla –

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