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Febbraio e gli anni bisestili, logica e superstizione

- Febbraio 28, 2023

Gli anni bisestili in realtà sono frutto di un calcolo ragionato per cui ogni 4 anni abbiamo un anno bisestile di 366 giorni invece che 365 in cui febbraio conta 29 giorni.

La prima curiosità che si nota è che inizia e finisce con lo stesso giorno della settimana. Se l’1 febbraio è giovedì anche il 29 febbraio lo sarà.

Ogni 28 anni invece febbraio ha 5 lunedì! Così come, a turno, gli altri giorni della settimana. Questo accade perché il ciclo di 28 anni corrisponde al ciclo solare, la cui data di inizio è fissata al 9 a.C. .

In questo modo si “aggiustano” tutti gli spostamenti di calendario causati dal succedersi di anni comuni e anni bisestili, che in quell’arco di tempo sono ben 7.

Tutto ciò non vale per l’anno secolare che, grazie alla riforma gregoriana, non è sempre bisestile e più avanti leggerete il perché.

Febbraio e gli anni bisestili: la superstizione

Sono certa che la maggior parte delle persone conoscano il detto: Anno Bisesto, Anno Funesto.

Esistono infatti una serie di credenze e superstizioni in merito, per esempio nell’anno bisestile non si deve iniziare qualcosa, non ci si deve sposare o innestare piante e così via. C’è anche chi chiede di spostare la data del parto!

Sono legate alla convinzione che la sfortuna, regina nell’anno bisesto, non permetta ad alcunché di andare per il verso giusto. Del resto la profezia dei Maya vedeva il 2012, anno bisestile, come il momento della fine del mondo. Senza dimenticare la pandemia Covid scoppiata nel 2020, anch’esso anno bisestile.

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Da dove si è diffusa la superstizione?

La colpa di questa superstizione riguardante febbraio e gli anni bisestili la si può attribuire ai Romani, i quali consideravano tutto ciò che esulava dai principi logici e dai canoni razionali qualcosa di sicuramente negativo da cui guardarsi. In febbraio festeggiavano anche i Feralia, i loro riti funebri, tanto per colorare di nero e funereo l’intero mese.

La spiegazione è resa ancora più verosimile da un’altra circostanza. In Paesi che in antichità non furono soggetti all’influenza romana, come gli anglosassoni, queste credenze ad oggi non esistono. Al contrario si crede che l’anno bisestile porti bene.

Per esempio ritengono propizio iniziare un’attività, che sia di impresa o meno, proprio il 29 febbraio, giorno in cui le donne possono (addirittura) chiedere al proprio uomo di sposarle.

E’ pur sempre una superstizione ma non negativa.

Più tardi, nel ‘400, anche Giovanni Michele Savonarola, esimio medico, umanista e scienziato mise per iscritto quanto l’anno bisestile fosse funesto per le greggi, la vegetazione e per ogni cosa che avesse a che fare con l’acqua. Funesto e foriero di epidemie, opinione rinforzata dagli eventi che all’epoca e nel poi accaddero, come diversi episodi sismici.

febbraio e gli anni bisestili
Credits – Gregorio XIII ed il calendario gregoriano (Ed. del 1584)

Ma in realtà perché abbiamo anni bisestili?

Semplicemente per allineare le stagioni.

Si tenga presente che gli anni bisestili sono quelli le cui ultime due cifre sono divisibili per 4 ovvero accadono ogni 4 anni. Gli anni secolari bisestili, gli inizi secolo tipo il 1600 o 2000, sono invece quelli divisibili per 400 cioè accadono ogni 400 anni.

Il calendario Giuliano e la dicitura: bisesto/bisestile

Torniamo al calendario Giuliano (46 a.C.). I Romani aggiungevano dopo il 24 febbraio un giorno in più che era il “sexto die ante Kalendas Martias” (il sesto giorno prima delle Calende di Marzo). Il giorno in più si chiamava “bis sexto die” (sesto giorno ripetuto). Ecco qui la dicitura: bisesto/bisestile.

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Il motivo sta nel fatto che l’anno solare contava 365 giorni più 1/4 e necessitando di un numero intero di giorni per il calendario civile, si eliminò quell’1/4 inserendo il bis sextum.

I conti, tuttavia, finivano spesso per non tornare perché gli Imperatori amavano attribuire i mesi in proprio onore finché non si arrivò ad avere addirittura 10 giorni in più di differenza tra il calendario solare e quello civile.

Il calendario Gregoriano e papa Gregorio XIII

Questi 10 giorni furono eliminati con il calendario Gregoriano (1582). Inoltre, papa Gregorio XIII elise del tutto dal calendario i giorni dal 4 al 15 ottobre, mantenendo la sequenzialità giovedì-venerdì.

Così facendo riuscì a riportare la data dell’Equinozio di Primavera al 21 marzo, riallineando i due calendari e di riflesso il ciclo delle stagioni. Fu lui a stabilire dunque quali fossero gli anni bisestili ovvero quelli divisibili per 4 e gli anni secolari bisestili ovvero quelli divisibili per 400.

I nati del 29 febbraio

Nascere il 29 febbraio significa festeggiare il proprio compleanno una volta ogni 4 anni.

Chi è superstizioso ed è convinto dogmaticamente che i compleanni non si festeggino prima (ne ho parlato -> qui), lo farà l’1 marzo, altri se ne infischiano e lo festeggiano il 28 febbraio.

Sicuramente sono persone speciali in piena regola, senza contare la possibilità di potersi levare simbolicamente 4 anni all’anagrafe!

I documenti di riconoscimento di chi nasce il 29 febbraio in anni bisestili

Il dubbio viene spontaneo pensando alla carta di identità e alla patente di guida, le cui validità decennali scadono il giorno del compleanno (Dl n. 112/2008).

In questo caso, se si è nati il 29 febbraio (ed escludendo la lungimiranza di un genitore di registrare la nascita del figlio l’1 marzo), quid iuris?

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A meno che non decida di rinnovare il documento prima della scadenza di legge (per la CI si può nei 180 giorni prima o se si dichiara deterioramento, smarrimento o furto, 4 mesi prima per la patente), chi è nato il 29 febbraio avrà la possibilità di allungare il periodo di validità dei propri documenti che, di fatto, sarà di 13 o 14 anni.

Dopo il primo rinnovo, avvenuto in un anno bisestile, gli anni saranno 12. Se il rinnovo, per esempio, avviene nel 2024, il prossimo sarà nel 2036, perché la scadenza legale del 2034 non cade in anno bisestile.

Img testata da risorsa gratuita, testo by IlPumoGiallo©

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Sono nata nel '77, Avvocato e scrittrice. Appassionata di arte e musica, di letteratura e retorica, di storia e di filosofia, faccio della creatività lo svago dalle mie passioni. Amante delle parole in ogni loro forma, scritta e non scritta, mi piace scrivere perché, citando Cesare Pavese, riunisce le due gioie: parlare da solo e parlare ad una folla (Cesare Pavese, 4 maggio 1946).

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