138 views 9 min 0 Comment

Il convento dei monaci del diavolo, leggenda di amore e vendetta

- Febbraio 8, 2024
il convento dei monaci del diavolo

A Sicignano degli Alburni, in provincia di Salerno, si narra la leggenda del convento abbandonato dei monaci del diavolo. Da un punto di vista temporale, si colloca nell’anno del Signore 1720. Il monastero, che risale al 1600, ha guadagnato questa sinistra fama a metà del 1700, a causa delle atrocità commesse da uno dei suoi monaci.

Il periodo (1600) da cui deriva la narrazione della leggenda, vede protagonisti diversi eventi storici: l’oppressione spagnola in Italia e la peste. Ma anche la caccia e la conseguente persecuzione delle streghe e le relazioni all’interno delle mura religiose.

Particolare (fonte)
Lavabo Anno Domini MDCCXXV (AD 1725)

Tutto iniziò quando i monaci aprirono la porta al loro carnefice, un pellegrino lacero e affamato, che operò negli anni successivi uno sterminio spietato. Se avessero potuto prevedere che presto ne sarebbero stati vittime, avrebbero probabilmente riflettuto con attenzione prima di spalancare il massiccio portone e accogliere quel viandante.

Oppure sarebbe accaduto comunque, perché avrebbero scelto di onorare la regola ferrea di offrire ospitalità e un sicuro rifugio a ogni pellegrino.

La fondazione del convento e l’indicazione a opera di Dio

Eressero il convento all’inizio del XVII° secolo. La sua fondazione ebbe luogo sotto una buona stella, poiché, secondo la leggenda, fu Dio stesso a indicare il luogo in cui doveva sorgere. Circa un secolo dopo però, un’ombra maligna si abbatté sull’edificio. Le sue mura oggi fungono da palcoscenico per la ribellione della natura: l’erba cresce selvaggia e l’edera si arrampica fino al tetto.

Nel cortile interno si trovano soltanto una tomba di pietra con una croce inclinata e una quercia avvizzita che incombe su di essa. La ragione di questa incuria e abbandono è da ricercarsi, secondo un’inquietante leggenda, nella presenza dello spettro di un monaco che, trecento anni fa, strinse un patto con il diavolo.

📍LEGGI ANCHE:  La leggenda della Dama Bianca, lo spirito incastonato nella roccia

Il convento abbandonato dei monaci del diavolo e il forestiero

Il forestiero, magro, ferito e segnato da una vita di privazioni, si offrì volontariamente per dare una mano nei lavori del convento in cambio di un tetto e di cibo. Divenne, con il passare del tempo, il tuttofare: collaborava, infatti, con i confratelli nell’orto e si adoperava nei lavori manuali più impegnativi. Decise, negli anni successivi, di prendere i voti, diventando così uno di loro.

I voti presi per riconoscenza, tuttavia, non agirono come un colpo di spugna che all’istante avrebbe cancellato una vita caratterizzata da impulsi e desideri carnali implacabili. Giunse, infatti, il giorno in cui l’ex forestiero e neo-frate notò una contadina del luogo e si invaghì di lei.

I due si incontravano segretamente ogni volta che potevano fra i campi, illuminati dalla luce della luna, unica testimone della loro relazione. Ma ben presto il destino beffardo interruppe quella tranquilla complicità.

Una notte, uno dei confratelli, soffrendo di insonnia, scoprì gli amanti che di conseguenza vennero puniti. Perché espiasse il peccato commesso e chiedesse perdono a Dio, i monaci relegarono il neo-frate nelle segrete del convento, lei invece subì crudeli torture con l’accusa di essere una strega ammaliatrice.

Nel frattempo, durante la prigionia, l’uomo si risolse a voler vendetta e così, in nome di quella, votò la propria anima al Diavolo, annegandola nel male puro.

La sorte della giovane contadina non fu benevola, così, dopo aver sofferto atrocemente a causa delle torture inflitte dai frati, costretta a confessare di essere una strega, morì bruciata sul rogo. Alla fine il neo-frate venne liberato, perché la causa del suo peccato era, di fatto, estinta.

La vendetta del giovane frate e le morti sospette

La vendetta giurata non si fece attendere e i mesi successivi registrarono una continua morìa di frati, che scomparivano uno dopo l’altro in modo cruento e soprattutto misterioso. Ne ritrovarono alcuni impalati nei campi, altri nel pozzo, mentre altri ancora erano stati orribilmente smembrati.

📍LEGGI ANCHE:  Isola di Poveglia, la più infestata al mondo

Nemmeno gli abitanti del piccolo borgo adiacente scamparono a questi misteriosi eventi. Anche se si tenevano alla larga dal convento, sperimentarono la stessa sorte toccata ai frati, dunque o scomparivano senza lasciare traccia o venivano ritrovati senza vita.

A causa della misteriosa e inspiegabile morte dei confratelli, il giovane frate, alla fine, rimase l’unico superstite nel convento, e ne diventò Priore. Ma la sua sete di vendetta non era ancora placata. Si narra di una giovane coppia di sposi che, in una notte di pioggia, arrivò in carrozza davanti al convento.

Cosa accadde non si sa, sebbene si possa immaginare, ma l’esito fu la corsa sfrenata di uno dei cavalli, visibilmente terrorizzato, per le strade del paese, che trascinava il corpo del suo padrone con il cranio fracassato. Quanto alla donna, nessuno ebbe più notizie di lei. Il mistero avvolse quella notte di terrore, mentre il Priore si ergeva come l’unico signore del convento, avvolto nell’ombra della sua vendetta.

Il convento abbandonato dei monaci del diavolo e la tragica conclusione

Le spaventose notizie di quanto accadeva nel convento, a questo punto, raggiunsero Napoli e giunsero anche all’attenzione del Re Carlo di Borbone, il quale inviò i suoi uomini a Sicignano per fare chiarezza sui recenti e sanguinosi avvenimenti. Le indagini portarono all’evidenza quanto accaduto fino a quel momento, identificando il diabolico frate come l’unico colpevole di questi orrendi delitti. Sottoposto a un rapido processo, lo giustiziarono per impiccagione sulla quercia di fronte al convento.

Si dice che il sanguinario Priore vaghi ancora fra le mura del convento ormai abbandonato e battezzato “dei monaci del diavolo”, come una figura incappucciata, ancora assetata di vendetta.

Il convento di Sicignano degli Alburni e le sue trasformazioni nel corso del tempo

Il convento, nel corso del tempo, ha attraversato diverse trasformazioni. Nel 1861 la chiusura al culto, da seminario a collegio (1885), poi, nel 1926, sede del ginnasio. Nel 1972 è stato sconsacrato e le sue porte chiuse per sempre dal 1973. Di proprietà del comune dal 1984. Si è tentata una riqualificazione ma il terremoto accaduto negli anni ’80 ne rese la struttura troppo precaria.

📍LEGGI ANCHE:  Villa Skirmunt e la leggenda della contessa suicida

Da allora, l’unica nota di vita che lo circonda è la vegetazione, ormai fitta, attraversata da sinistri sussurri delle anime che vagano senza trovare riposo. La struttura, avvolta nell’atmosfera del suo passato tormentato, si erge come un monumento silenzioso di tragedie sepolte e segreti oscuri.

Il rudere del convento, attualmente, si raggiunge attraverso un viottolo montano omonimo, chiamato Via Convento, un percorso tortuoso che attraversa un cimitero, un imponente cancello, un allevamento di cinghiali e una densa sterpaglia. Se si chiedono informazioni sulla via da percorrere agli abitanti del posto, i cittadini faranno di tutto per dissuadere l’interessato a effettuare la visita.

Tutti affermano che in quei luoghi non c’è nulla da vedere o, in alternativa, molti sono pronti a giurare di aver visto strane ombre vagare tra le macerie del refettorio e delle minuscole celle.

Una strada sterrata, che corre sull’orlo di un pendio, e una scala di gradini di pietra conducono in cima all’altura dove si ergono le rovine del convento. Attraverso il portone sfondato che dà accesso al cortile interno e dalle finestre rimaste aperte, si possono ancora intravedere pentole e utensili abbandonati. Le grigie pareti dell’edificio, tuttavia, sono ormai prive della vita che un tempo l’aveva animato.

Trovate altre foto assai suggestive qui: Derive Suburbane e Foto di Massimo Gugliucciello.

Img da risorse gratuite (foto copertina) – Testo by IlPumoGiallo©

0 Shares
- Published posts: 26

Sono laureata in Teorie e Tecniche del linguaggio audiovisivo (DAMS quadriennale) presso l'Università degli Studi di Torino. Ho conseguito due qualifiche professionali: una come Tecnico multimediale, con indirizzo comunicazione televisiva e una come Tecnico di produzione di contenuti multimediali e comunicazione per il Web 2.0. Lavoro per privati, professionisti e tribunali in qualità di trascrittrice file audio/video; sottotitolatrice audiovisiva; grafica; copywriter; ghostwriter; editor e correttore di bozze.

0 Shares
Share via
Copy link
×