Il gatto nero porta sfortuna? Dipende dal Paese.

Il gatto nero porta sfortuna? Dipende dal Paese.


Il gatto nero porta sfortuna? Non ovunque. In alcuni Paesi infatti porta, al contrario, fortuna. Vediamo il perché di questa superstizione.

La circostanza che il gatto nero porti sfortuna ha radici antiche. A causa di questa credenza, la vita del povero felino può essere ben più difficile di quella del compare che gode di un colore di pelo meno chiacchierato.

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IlPumoGiallo© – foto scattata in Brindisi (BR)

La superstizione più frequente è il gatto nero che attraversa la strada mentre si sta passando, che si sia a piedi o meno. La reazione immediata del superstizioso è di fermarsi, accostarsi e lasciar passare prima qualcun altro. Oppure, se possibile, cambiare strada.

Vi racconto infatti un aneddoto accaduto proprio a chi scrive. Mi trovavo in auto con una amica (di quelle che alle superstizioni non credono ma non si sa mai). La strada era a senso unico con macchine parcheggiate da entrambi i lati.

Ad un tratto la guidatrice inchioda seguendo con lo sguardo un bel gattone nero che spunta all’improvviso da destra. Al suo inchiodare, il felino si blocca proprio al centro della strada e ci rivolge uno sguardo a sua volta allertato e prudente. Lo scambio di sguardi dura pochi attimi, prima che con uno scatto l’animale si dilegui, sparendo tra le macchine parcheggiate alla nostra sinistra.

Guardo la mia amica che intanto controlla lo specchietto retrovisore. Poi guarda di nuovo avanti (capisco dopo che lo fa per calcolare la distanza tra noi e il punto in cui il gatto aveva attraversato), quindi ingrana la retromarcia e si infila nello spazio riservato ad un passo carrabile, parcheggiando.

Abbiamo atteso circa 5 minuti, prima che un’altra macchina passasse, quindi riaccende il motore, esce dal parcheggio improvvisato e prosegue la nostra direzione.

La Giornata Internazionale del Gatto Nero

Ora, questo tipo di reazione è frequente ma in fondo è innocua. Il timore che il gatto nero porti sfortuna, nel tempo ha generato reazioni molto più aberranti, quale quella di uccidere i gatti di questo colore, soprattutto ad Halloween.

La pericolosità di questa superstizione per l’incolumità del gatto nero ha dato origine alla Giornata Internazionale del Gatto Nero. Si celebra il 17 novembre di ogni anno ed in quel giorno si rema contro tutte le superstizioni legate a questo bellissimo felino, cercando di sfatarle. A novembre 2021 saranno 18 anni da quando Lorenzo Croce, presidente della Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente ha dato vita a questa giornata.

Ma torniamo alla nostra superstizione.

Il gatto nero porta sfortuna, le origini della credenza

Le origini della credenza si fanno risalire al medioevo ma già in epoca precedente (tarda antichità) non era raro che i gatti venissero torturati.

Il gatto incarnava la dicotomia male/bene ovvero vizi/virtù. Una concezione indubbiamente basata su pregiudizi/dogmi originati dalla cultura imposta ed in questo calderone rientravano anche le superstizioni.

Le streghe e i Papi

Opinione comune era che le streghe avessero come animale di compagnia un gatto nero (famiglio N.d.R.) ed erano anche capaci di trasformarsi in tale animale. Sotto forma felina, durante la notte andavano a succhiare il sangue degli animali nelle stalle oppure a diffondere malattie. Quando nel 1233 viene istituito il Tribunale dell’Inquisizione, questa associazione strega/gatto nero diviene determinante e i poveri gatti saranno sterminati.

Questa credenza va fatta risalire a (Papa) Gregorio IX (ed ecco nuovamente la Religione). Autore della Bolla Vox in Rama, in essa denuncia l’eresia e i riti relativi praticati dalle streghe, puntando il dito contro il gatto nero, protagonista di quei riti blasfemi, dunque creatura diabolica. Vien da sé che si rende necessario il loro sterminio. Sembra anche che questo sterminio portò alla Peste Nera del 1340.

Perché sono tutte falsità

Tralasciando l’impossibilità del nesso causale con lo sterminio dei gatti neri reso evidente dal grande lasso di tempo intercorso tra il 1233 ed il 1340, la reale unica base di questa superstizione va cercata nei pregiudizi/dogmi originati dalla cultura imposta di cui parlavo più su.

Lungi da me inerpicarmi sulla diffusione di una voluta ignoranza conveniente per un clero cattolico di secoli fa, trovo giusto ed imparziale dire che in quella Bolla è vero che si citano dei gatti neri ma non si parla affatto di sterminio. Né ce ne sono tracce in altre fonti. Semplicemente Gregorio IX, nella Vox in Rama denunciava l’esistenza di una setta, i Luciferiani. E riportava quanto riferitogli da Corrado di Marburgo, ovvero:

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Fonte UCCR

Non da meno Papa Innocenzo VIII, da cui si fa discendere il legame gatto/strega in virtù di una Bolla papale, la Summis Desiderantes. Da questa Bolla nacque una guida per gli inquisitori, il Malleus Maleficarum (Martello delle Streghe). Conteneva l’indicazione dei sintomi da cui si poteva indubbiamente riconoscere una strega. Uno di questi era, appunto, il curarsi dei gatti.

E sempre con riferimento alle streghe è fatidica la notte di San Giovanni. E’ credenza popolare (instillata indovinate da chi) che in questa notte speciale le streghe escano per procurarsi gli ingredienti per le loro pozioni magiche. Rimanendo nell’ambito temporale dell’Inquisizione, proprio perché il Clero Cattolico era convinto che le streghe potessero trasformarsi in un gatto nero, era usanza, durante la notte in questione, cacciare il povero animale e bruciarlo sul rogo. Ma accadeva anche in periodo di Carnevale, durante il Martedì grasso.

E’ vero che siamo ormai ben lontani da quel tipo di cultura, tuttavia ancora oggi c’è qualcuno che, a San Giovanni e ad Halloween, caccia i gatti neri per esorcizzare con riti queste credenze.

I gatti come piccoli demoni che spaventavano i cavalli

Un altro elemento da cui origina questa superstizione è sempre legata al Medioevo. Al tempo si andava in giro con i cavalli e le carrozze e la notte era di certo ben difficile vedere a maggior ragione se ci si imbatteva in un animale completamente nero. Nel buio, o comunque con la scarsa illuminazione dell’epoca, del felino, che magari stava attraversando la strada, si vedevano solo gli occhi, il che faceva imbizzarrire i cavalli con le relative conseguenze per chi li montava o per chi era all’interno della carrozza.

Che in realtà si spaventasse anche il gatto era irrilevante. La colpa del disastro era solo sua, che era considerato emissario del Diavolo.

I gatti neri e le navi dei pirati

I gatti all’epoca venivano largamente usati sulle imbarcazioni per cacciare i topi. E sembrerebbe che i gatti neri fossero preferiti perché più abili ma soprattutto perché agivano con il favore del proprio pelo scuro che permetteva loro di nascondersi molto più facilmente.

Il problema era però che una volta vicini alla terraferma i gatti scappassero e di conseguenza venissero associati ai pirati che di seguito arrivavano a saccheggiare la città. Quando i cittadini vedevano dunque un gatto nero, lo interpretavano come presagio nefasto di una imminente scorribanda piratesca.

Il gatto nero come simbolo positivo

Il gatto nero non porta sfortuna ovunque. Ed è innegabile che il gatto sia collegato strettamente alla donna, sia nel bene che nel male!

Il primo esempio è l’Egitto dove al contrario il gatto viene adorato. Nell’antichità era considerato un animale sacro tanto da punire severamente con la pena di morte chi lo uccideva e da portare il lutto se in famiglia ne moriva uno. Tanto è vero che le divinità avevano sembianze feline. I felini venivano anche imbalsamati proprio per l’augurio di vita eterna accanto alla dea Bastet (o Bast) considerata loro protettrice. E’ da questa Dea che prende il nome una città: Bubastis, che vanta addirittura una necropoli felina.

dea Bastet
Credits – La Dea egizia Bastet

Anche in India i gatti sono preservati e curati per via del legame con la donna e con l’essere femminile. Sono considerati legati alla Dea Shasti, in particolare i Birmani. Questa dea protegge le donne incinta e la maternità in generale.

Nell’antica Roma i gatti erano considerati proprio dei portafortuna, per cui quando morivano si usava bruciarli ed usare le loro ceneri sui raccolti come buon auspicio.

In Cina c’è la Dea Li Show, che protegge i raccolti e troviamo collegamenti tra divinità e gatti anche fra i Celti.

Non è da meno la cultura islamica che considera i gatti l’animale più amato da Maometto. Aveva infatti una gatta, Muezza ed in merito esistono diversi aneddoti.

Ultime note per i superstiziosi

Il gatto nero porta sfortuna “sicuramente” quando attraversa la strada. Questa è la superstizione che resiste maggiormente nel tempo.

Quando un gatto taglia la strada, gli svedesi (che lo considerano un porta jella solo in questo caso) per esorcizzare la malasorte sputano 3 volte dietro la spalla sinistra.

Per i tedeschi porta sfortuna solo se taglia la strada da sinistra a destra. Al contrario porta bene.

Per gli inglesi è esattamente il contrario, porta jella solo se attraversa da destra a sinistra! Anche in questo caso, se attraversa da sinistra a destra invece porta bene.

In altre zone l’importante è che il gatto ci cammini incontro. In questo caso porterà molta fortuna.

– Postilla –

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