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Il primo arancio italiano ha più di 800 anni e regala ancora frutti

- Febbraio 21, 2024

C’è un albero che può vantare di aver attraversato i secoli a Roma: si tratta dell’arancio miracoloso di San Domenico, il primo arancio amaro tutto italiano.

Con oltre ottocento anni sulle sue fronde, questo albero non è solo una testimonianza vivente della storia, ma è anche avvolto da una leggenda che lo rende unico nel suo genere.

Ne avete già sentito parlare? Ora vi racconteremo delle sue radici, perché è considerato “miracoloso” e perché è, ancora oggi, meta di tanti turisti curiosi e appassionati di storia.

L’arrivo dell’Arancio alla Basilica di Santa Sabina all’Aventino

il primo arancio italiano
FonteSan Domenico ingrandì il Convento e fece costruire il chiostro in cui l’arancio fu piantato. Sede dell’orto monacale, l’orto si estenderà fino a diventare l’odierno Giardino degli Aranci.

L’arancio miracoloso di San Domenico trova le sue radici nel lontano XIII secolo, quando in Italia (e in Europa) le arance non erano conosciute.

Nel 1219, Papa Onorio III affidò la Chiesa di Santa Sabina ad un frate spagnolo domenicano, Domenico da Guzmán (8.8.1170 – 6.8.1221). Egli dunque, nel 1220, scelse il cortile per trapiantare il pollone di un albero di arancio amaro, proveniente dalla Spagna.

Il primo arancio italiano
FonteUna foto scattata prima del 1938. Sono visibili due tronchi, e lo sono stati per molto, fino a rimanerne solo dei resti e un ramo germogliato, accanto ad una nuova propaggine, risalente al 1939. Nel 1958 è stata ricostruita la protezione sacra che circonda l’albero, la medesima che vediamo oggi. L’albero attuale è la discendenza propagata dall’originale.

Come sappiamo, gli aranci provengono dall’estremo Oriente e in inverno producono fantastici frutti solo nelle zone più calde. Non a caso, qui da noi, sono molto diffusi in Sicilia e nel resto del Sud Italia.

Come usavano l’arancio

I monaci presero a cuore questo arancio, sfruttando dei suoi frutti tutto ciò che si poteva sfruttare: la buccia si faceva candita, utile quando il cibo scarseggiava, il frutto era mangiato, spremuto, e usato in altre ricette, le foglie essiccate e poi utilizzate per creare oli profumati. Nulla veniva – e viene – sprecato di questo Arancio di ottocento anni.

FonteL’arancio di San Domenico

Si dice anche che provenissero da quest’albero le cinque arance candite che Santa Caterina offrì nel 1379 a Papa Urbano VI (1378-1389) per chiedergli di agire con moderazione nei confronti dell’antipapa Clemente VII, mostrandogli che anche un frutto agro poteva riempirsi di dolcezza.

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Ma non è tutto. L’arancio è stato piantato anche come pianta ornamentale, perché simboleggia purezza e fertilità.

Il primo arancio italiano, testimone di eventi storici

Nel corso degli anni, l’arancio ha assistito a eventi storici che hanno scosso la città eterna.

Ha visto papi e imperatori succedersi, guerre e periodi di pace, ma ha continuato a crescere vigorosamente nel cortile del Convento. La sua presenza è diventata parte integrante della storia di San Domenico e di Roma stessa.
Se solo potesse parlare! Chissà quante storie potrebbe raccontare. Forse i tanti turisti che vanno a osservarlo da vicino, sperano di cogliere qualche segno e soprattutto di comprendere come abbia resistito tanto a lungo, superando maltempo, guerre, carestie, siccità e momenti difficili della città che lo ospita.

L’arancio miracoloso: la sua incredibile longevità

Cosa rende questo arancio così miracoloso? Gli esperti attribuiscono la sua longevità al terreno fertile, al clima mediterraneo e all’attenzione costante che ha ricevuto nel corso dei secoli da parte dei giardinieri del Convento. La cura amorevole e la dedizione alla sua manutenzione sono state tramandate di generazione in generazione, preservando questo gioiello verde nel cuore di Roma fino ai giorni nostri.

Pensate che qualche anno fa, su Roma si abbatté una fortissima nevicata. L’albero fu colpito duramente, ne uscì davvero malridotto. Le speranze di vederlo di nuovo fiorire erano ridotte quasi a zero.
Tuttavia, l’amore e la perseveranza dei monaci dell’Ordine dei Predicatori (i “Domenicani”), fondato nel 1215 a Tolosa da San Domenico, lo salvarono.
Come? Dopo una notte intera di preghiere, l’albero reagì, tanto da riprendersi totalmente, addirittura rigenerandosi dalle proprie radici.
Attualmente il primo arancio tutto italiano è visibile attraverso un foro nel muro che concede vista sull’orto che si trova al lato della basilica.

il primo arancio italiano
Fonte
L’apertura circolare da cui si vede l’arancio. Lignum habet spem“, vi è scritto.

La leggenda del miracolo: un’inaspettata guarigione

L’arancio miracoloso deve il suo nome non solo alla sua incredibile longevità, ma anche a una leggenda particolare che circonda il Convento di San Domenico.

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Si racconta che un giorno un giovane monaco, gravemente malato, si sia avvicinato all’albero pregando per la sua guarigione. Si dice che miracolosamente, dopo aver toccato le foglie dell’arancio, il monaco si sia sentito meglio, guarendo completamente dalla malattia che lo affliggeva.

Da quel momento, l’arancio si è guadagnato l’appellativo di “miracoloso” e ha attirato visitatori da tutto il mondo.
E voi, lo avete mai visto?

L’arancio di ottocento anni: attrazione turistica e religiosa

Oggi, l’arancio miracoloso è diventato una delle attrazioni turistiche più visitate a Roma.

Il cortile del convento di San Domenico è spesso affollato da fedeli, turisti e appassionati di storia e giardinaggio.

L’albero è diventato un simbolo di speranza, fede e continuità, incastonato nella trama stessa della città.

Se andate a Roma, non mancate di far visita al primo arancio italiano. Forse non farà realmente miracoli, ma vale sempre la pena osservare da vicino un tale miracolo della Natura.

Conclusione

L’arancio miracoloso di San Domenico è più di un semplice albero (immagino lo abbiate capito!); è un patrimonio vivente che ha attraversato secoli di storia.

La sua longevità, la leggenda del miracolo e la sua presenza nel cuore di Roma lo rendono unico e affascinante.

Guardare le sue fronde è come sfogliare le pagine di un antico libro, scoprendo i segreti di una città che vive e respira attraverso la sua storia. Che sia considerato miracoloso o no, l’arancio di San Domenico continua a ispirare e a connettersi con le generazioni presenti e future.

Img da risorse gratuite – Testo by IlPumoGiallo©

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Tiziana, mamma digital, scrivo per i blog da quando hanno visto la luce. Eclettica, appassionata, innamorata dell'arte e della sostenibilità, scrivo storie di recupero e riciclo, di ecoturismo e cucina inclusiva.