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Jamais vu, la sensazione opposta al Déjà vu

- Maggio 18, 2023
jamais vu

Tutti conoscono il fenomeno del Déjà vu, o quanto meno ne hanno sentito parlare, ma pochi sanno dell’esistenza del Jamais vu. Si tratta di un piccolo bug del cervello umano e si comporta in maniera opposta al fenomeno del “già visto”.

L’organo più complesso e misterioso del corpo umano è senza dubbio il cervello. Il suo compito è quello di organizzare lo sviluppo, la percezione e la comprensione degli eventi che accadono nella vita di un essere umano. Può capitare che il cervello si attivi da solo, senza interpellare il resto del corpo, provocando dei fenomeni e delle sensazioni particolari.

Jamais vu: di che cosa si tratta

Il termine francese Jamais vu letteralmente significa “mai visto”. La psicologia lo usa per definire un particolare evento che provoca in una persona l’impossibilità di riconoscere un individuo, un luogo, una situazione e una parola. Anche se chi è presente insieme al soggetto afferma il contrario o, da un punto di vista razionale, quel contesto è familiare.

Questo fenomeno è spesso indicato come il contrario del Déjà vu. La differenza sta nel fatto che, chi vive il jamais vu, osserva o sente qualcosa come se fosse la prima volta.

Nonostante i contesti siano familiari e la persona che vive il “mai visto” è consapevole di ciò, non riesce a riconoscere un’altra persona, non identifica parole che abitualmente utilizza e così via.

Un esperimento che si potrebbe fare è scrivere o dire più volte ad alta voce una parola specifica che si conosce. Se dopo qualche minuto si proverà la sensazione di non ricordarne il significato, molto probabilmente è in atto il fenomeno del Jamais vu.

Non esiste una definizione specifica di questo episodio da un punto di vista scientifico, in quanto è molto raro e si verifica spontaneamente. È stato tuttavia collegato ad alcune tipologie di amnesia, di afasia e di epilessia.

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L’esperimento del dottor Moulin

Chris Moulin, neuropsicologo cognitivo di origine britannica, nell’anno 2006 durante un congresso sulla memoria ha presentato il resoconto di un suo esperimento. Egli, in fase sperimentale, ha fatto scrivere da 92 partecipanti all’esperimento la parola “porta” in un minuto per più di 30 volte.

Il risultato di questa esperienza è stato il seguente. Almeno due terzi dei partecipanti (circa 60 persone), hanno affermato che la parola “porta” era un termine inventato. O, in alternativa, era una definizione non attinente alla realtà di una porta.

Moulin, per giustificare il risultato della sua ricerca, evidenziò una circostanza. La percezione e/o la visione di qualcosa in modo sostenuto e per un lasso temporale abbastanza lungo determina un affaticamento della mente. Questo affaticamento si concretizza in una perdita di significato del contesto che si è appena vissuto.

Quello che accade quindi è che, in una frazione di secondo, la mente umana rifiuta quel dato elemento. E lo relega in una zona del cervello che lo riconosce come un dato sconosciuto. La mente in sostanza, sottoposta a stress si stanca. Di conseguenza il significato che di norma si associa a una parola, a un oggetto, a un luogo o a una persona si perde.

Questo errore di percezione della mente rispetto al mondo esterno è molto simile a ciò che accade con il Jamais vu.

La sensazione di derealizzazione

La percezione di quello che circonda un particolare soggetto si vive con una sensazione di derealizzazione, in cui una cosa è vista come irreale o sconosciuta.

La derealizzazione è un sintomo dissociativo presente in alcune malattie psichiatriche. Si verifica specialmente quando si consumano sostanze psicoattive, quando si vivono situazioni stressanti o quando vi una mancanza di sonno.

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Chi ha vissuto questa percezione dell’ambiente, descrive questa sensazione come nuvola o nebbia sensoriale, che li esclude dall’evento che stanno vivendo.

Le esperienze di derealizzazione prodotte dal Jamais vu rendono gli spazi, le persone e i momenti differenti o modificati. Senza poter spiegare la motivazione e la modalità del loro manifestarsi.

jamais vu

Jamais vu: le possibili cause

Tra le ipotesi che spiegano il fenomeno del “mai visto” vi è quella di natura neurologica.

La neurologia l’ha identificata come una sorta di alterazione nella coordinazione di differenti aree del cervello. Nello specifico quelle responsabili della memoria e del controllo sulle informazioni che provengono dall’esterno.

Questa condizione potrebbe causare una lacuna fra le reti neurali che, in modo temporaneo, potrebbe alterare la comprensione dell’ambiente esterno.

La sensazione di Jamais vu si può verificare sia in isolamento sia in assenza di patologia associata. Anche se questo fenomeno è registrato molto spesso in pazienti che presentano determinate condizioni neurologiche.

Le origini del Jamais vu si possono trovare anche in condizioni vestibolari, quali labirintite o neuronite vestibolare. Queste limitazioni infatti, interferiscono con le modalità con cui sono elaborate le informazioni dal cervello.

Anche nel tabacco ci sono nicotinici (recettori colinergici che agiscono sul sistema nervoso) che possono causare gli effetti di Jamais vu. Come anche alcuni farmaci cannabinoidi e gli allucinogeni.

Tra le cause della sensazione derivante dal “mai visto” rientrano, inoltre, la mancanza di sonno, i disturbi ansiosi e i disturbi di personalità borderline. In sostanza, qualunque condizione mentale in cui avviene la depersonalizzazione.

Attinenza con lo stato di sogno ed epilessia

Tra le ipotesi che spiegano il manifestarsi del Jamais vu si è evidenziato un collegamento con l’epilessia. Quando l’illusione epilettica si prolunga, può verificarsi il cosiddetto stato di sogno. Di che cosa si tratta?

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È uno status simile a quello della veglia, ma con una differenza: l’occhio della consapevolezza è rivolto dentro se stessi. L’elaborazione mentale esclude quasi completamente tutti gli stimoli sensoriali. In questo modo la mente riesce ad analizzare i suoi contenuti in modo nitido.

Lo stato di sogno permette di consolidare i ricordi, oltre che elaborare i contenuti rimossi nel corso dello stato di veglia. E’ durante questo processo infatti, che le informazioni dell’inconscio personale e collettivo sono prese ed elaborate.

In questo ambiente virtuale, percepito come sicuro, vi è anche una preparazione per le attività che si dovranno svolgere durante il giorno.

Nella fase di sogno i nuovi ricordi sono elaborati assieme agli eventi passati, oltre che stimolata la corteccia cerebrale e la paralisi muscolare.

L’attivazione di questi meccanismi cerebrali si traduce in immagini caotiche e frammentarie. In questo contesto dunque, il cervello cerca di produrre un collegamento con queste immagini, donando loro un senso attraverso una storia credibile.

Ecco, anche questa situazione ricorda molto quello che avviene durante il Jamais vu.

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Img da risorse gratuite – Copertina e Testo by IlPumoGiallo©

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Sono nata nel '77, Avvocato e scrittrice. Appassionata di arte e musica, di letteratura e retorica, di storia e di filosofia, faccio della creatività lo svago dalle mie passioni. Amante delle parole in ogni loro forma, scritta e non scritta, mi piace scrivere perché, citando Cesare Pavese, riunisce le due gioie: parlare da solo e parlare ad una folla (Cesare Pavese, 4 maggio 1946).

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