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L’Odissea del Titanic, la leggenda di un naufragio

- Giugno 26, 2023
odissea del titanic

Il Titanic è stato un celebre transatlantico britannico il cui viaggio inaugurale si è rivelato una tragica odissea. La sua costruzione è iniziata in Irlanda del Nord, nei cantieri navali di Harland and Wolff a Belfast, nel marzo 1909 e si è conclusa nell’aprile 1912.

Il suo relitto è stato ritrovato nel 1985 (1 settembre) a 73 anni di distanza dalla tragedia, grazie al ricercatore Robert Ballard. Le coordinate del Titanic al momento dell’impatto erano 41° 46′ N 50° 14′ W. Al momento del ritrovamento: 41° 43′ N 49° 56′ W.

Il Titanic era considerato uno dei più grandi e lussuosi transatlantici del suo tempo.

Era lungo circa 269 metri e poteva ospitare fino a 2.435 passeggeri, dotato di lussuose cabine di prima classe, seconda classe e alloggi più semplici di terza classe. Senza contare le numerose strutture di intrattenimento, tra cui un salone delle feste, una piscina riscaldata, una palestra, una biblioteca e persino un campo da squash.

odissea del Titanic
Il Titanic in partenza, 10 aprile 1912 (fonte)

L’odissea del Titanic, la collisione con l’iceberg

Il 10 aprile 1912, il Titanic salpò dal porto di Southampton, in Inghilterra, per il suo viaggio inaugurale verso New York. A bordo c’erano passeggeri provenienti da diverse parti del mondo, inclusi ricchi uomini d’affari, immigranti alla ricerca di una nuova vita in America e membri dell’equipaggio.

Durante il viaggio, fece brevi soste a Cherbourg (in Francia) e Queenstown (oggi Cobh, in Irlanda), per imbarcare altri passeggeri. Quindi si diresse verso l’oceano Atlantico per il tratto finale del viaggio.

Il 14 aprile 1912, verso le 23:40 di una notte buia e senza luna, il Titanic navigava verso ovest sulle acque dell’Atlantico settentrionale. Ad un tratto l’ufficiale di vedetta, Frederick Fleet, avvistò un iceberg a circa 500 m di distanza. Suonò subito l’allarme (l’avviso di collisione) e telefonò al ponte. Rispose il sesto ufficiale Moody dalla timoneria chiusa e poco dopo riferì all’ufficiale sul ponte, il primo ufficiale William Murdoch.

Anche il motivo per cui quest’ultimo non abbia risposto dal ponte è stato oggetto di discussione, ovvero che è a discrezione dell’ufficiale farlo o meno. Così come l’insinuazione che abbia evitato di ascoltare altri avvertimenti sul pericolo iceberg. Resta il fatto che a livello temporale non ci fu alcun ritardo.

La collisione, l’inizio della fine

Le manovre per evitare l’ostacolo e l’impatto frontale con esso vennero attivate immediatamente, con l’ordine di virare a sinistra e invertire i motori (anche se le testimonianze sono contrastanti). Nonostante il tentativo, la manovra non bastò ad evitare che il lato destro della nave sfiorasse l’iceberg sotto la linea di galleggiamento, strisciandovi contro, producendo un suono davvero sinistro.

Inizialmente alcuni passeggeri percepirono la collisione come un urto relativamente leggero ma gli ufficiali di bordo si resero rapidamente conto della gravità della situazione quando ebbero cognizione delle dimensioni e dell’estensione dei danni. L’acqua iniziò a entrare nei compartimenti stagni e la prua iniziò a inabissarsi.

Tutto avvenne in un lasso temporale molto breve ma la manovra non fu tempestiva e il Titanic affondò, per una serie di cause.

odissea del Titanic
(fonte)Con alta probabilità, l’iceberg che decretò la fine del Titanic è questo. Su di esso sono infatti state trovate tracce di vernice rossa.
Una curiosità: l’iceberg genitore, formatosi in Groenlandia, risale al 1000 a.C. . Questo è solo un pezzo del blocco, successivamente spinto verso verso sud, secondo gli esperti, intorno al 1910.

Perché l’impatto con l’iceberg fu inevitabile

I motivi che hanno causato l’inevitabilità della tragedia possono essere diversi.

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Per prima la visibilità notturna. Era notte e a complicare la visibilità c’era l’assenza di luna a rendere tutto più buio e la foschia. Il che rendeva più difficile individuare ostacoli a distanza, nonostante l’uso dei binocoli normalmente in dotazione agli ufficiali di vedetta.

La mancanza di binocoli. È stato affermato che l’ufficiale di vedetta, Frederick Fleet, non aveva i binocoli durante il suo turno di guardia. Se li avesse avuti, forse avrebbe potuto individuare l’iceberg in anticipo, consentendo così all’equipaggio di adottare misure preventive per evitare l’urto.

Assenza di onde o schiuma. Spesso, l’individuazione degli ostacoli come un iceberg può essere semplificata dalla presenza delle onde che vi si infrangono o grazie alla schiuma prodotta dall’acqua che li colpisce. Purtroppo quella notte le acque intorno all’iceberg erano relativamente calme, dunque non c’erano nemmeno questi indizi visivi.

Dimensioni e profilo dell’iceberg. L’iceberg era di dimensioni notevoli ma parte della sua mole era sott’acqua, rendendolo ancora più difficile da individuare, tantomeno prevederne la potenzialità del danno.

La parte visibile sopra la superficie dell’acqua era solo una piccola porzione dell’iceberg ed è assai probabile che la minaccia rappresentata fosse di difficile individuazione se non quando troppo vicino per evitare l’urto.

Si è anche sospettato il ritardo tra la comunicazione dell’avviso di pericolo e l’adozione delle manovre di evitamento, ma in realtà non fu così.

Il motivo reale

La verità è che il Titanic viaggiava tranquillamente ad una velocità relativamente elevata di circa 22 nodi (circa 41 km/h), pur consapevole dell’area elevatamente esposta al rischio ghiaccio. Complice la scarsa visibilità notturna ha avuto davvero pochissimo margine di manovra per evitare il danno.

Il tempo intercorso tra l’avvistamento e le manovre per evitarlo fu troppo breve per riuscire a ridurre la distanza dall’ostacolo ed evitarlo completamente. La conseguenza fu un impatto di grave intensità con la zona sommersa, mentre quella superiore e visibile sembrò solo sfiorare il fianco destro del transatlantico.

odissea del Titanic
L’odissea del Titanic (fonte)

I limiti strutturali del Titanic

Se il Titanic era considerato un’opera di ingegneria marittima all’avanguardia per l’epoca, come è possibile che un urto abbia potuto causare danni così significativi?

Il motivo sta nei limiti strutturali e tecnologici della costruzione, imponente si, ma non evidentemente così solida e invulnerabile.

La struttura dello scafo era composta da lamiere di acciaio rivettate insieme, che offrivano una certa resistenza ma potevano essere perforate da oggetti di dimensioni considerevoli, per esempio un iceberg come quello che ha danneggiato il Titanic, il cui ghiaccio era duro come il granito.

L’urto causò danni significativi, aprendo una serie di falle lungo il lato destro della nave, lunghe circa 90 m. Nonostante la presenza di 16 compartimenti stagni separati, progettati per impedire e/o limitare all’acqua di diffondersi in caso di collisione, l’immensa quantità di acqua che entrava superava di parecchio le capacità di contenimento del sistema di compartimentazione.

Il raschiamento sotto la linea di galleggiamento, fece scoppiare i rivetti e causò abbastanza danni da rompere i primi cinque compartimenti stagni verso il mare. Sulla base della certezza matematica che se più di quattro stive si allagano, l’acqua si riverserà nel compartimento successivo e così via, il Titanic era sicuro di affondare, anche se lentamente e gradualmente nelle ore successive.

I danni si estendevano su diversi di quei compartimenti, comprendendo oltre allo scafo esterno, le pareti di separazione delle cabine e le zone di servizio. Tutto ciò contribuì all’ulteriore inabissamento del transatlantico.

Nonostante gli sforzi dell’equipaggio per contrastare il diffondersi di quella immensa quantità di acqua e mantenere la stabilità della nave, alla fine i danni si rivelarono troppo estesi e irreparabili, portando ineluttabilmente all’affondamento.

Il commissario di bordo Herbert McElroy (a sinistra) e il capitano Smith (fonte)

La catena di eventi che portò alla tragica fine del viaggio

Le prime avvisaglie del disastro si percepirono intorno alle 00:05 del 15 aprile, 25 minuti dopo l’urto, quando l’equipaggio iniziò a rendersi conto della gravità della situazione. Nel frattempo, svegliati dall’urto, alcuni passeggeri uscirono sul ponte per capire cosa fosse accaduto.

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Il capitano Edward Smith, informato dell’estensione dei danni e della possibilità di affondare, diede ordine di iniziare l’evacuazione.

Le campane suonarono e il segnale di emergenza, costituito da tre colpi di fischio ripetuti, fu trasmesso a tutto l’equipaggio. I passeggeri che ancora non si erano accorti di nulla vennero svegliati, invitati a indossare i giubbotti di salvataggio e a raggiungere i ponti superiori.

L’odissea del Titanic (fonte) Le scialuppe sul ponte

Le scialuppe di salvataggio

Le scialuppe di salvataggio erano collocate sul ponte del Titanic. Sembravano tuttavia talmente piccole che molti passeggeri mostrarono scetticismo dinanzi alla necessità di abbandonare la nave, per loro sicura, per salire su quelle imbarcazioni.

Alcuni pensavano che il Titanic fosse inaffondabile e preferirono rimanere a bordo.

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L’odissea del Titanic Disposizione lance di salvataggio sul Titanic – (fonte)

Il caos che seguì fu causato principalmente dall’incertezza sul da farsi e dalla mancanza di informazioni sulle reali dimensioni del pericolo. In più, l’assenza di addestramento e la scarsa pianificazione dell’emergenza, resero il processo di evacuazione oltre che caotico anche mal gestito.

Tuttavia, nonostante il crescente panico e l’arrivo dell’acqua nelle sale macchine, il personale di bordo cercò di mantenere un senso di calma e di ordinare l’evacuazione nel modo più efficiente possibile.

Le scialuppe mezze vuote

Calarono in mare la prima scialuppa, la numero 7, verso le 00:45 con solo 28 persone a bordo, nonostante potesse ospitarne fino a 65. Successivamente ognuna a distanza di 5-10 minuti dalla precedente. Tranne la num.1 (1:05)e la num. 9 (1:30), a distanza di 25 minuti.

odissea del Titanic
Gli occupanti della scialuppa n. 1 posano per una foto a bordo del Carpathia.
Fila posteriore, (da sinistra): Saloman, Stengel,
Fila centrale: Hendrickson, Lady Duff Gordon, Francatelli, Sir Duff Gordon, Taylor. Seduti: Symons, Horswell, Collins, Pusey.
– (fonte)

Probabile che fu in quel lasso di tempo che gli Ufficiali andarono nella cabina di Murdoch e si armarono di pistole e munizioni (circa 1:15 del mattino). Serviranno per disciplinare il caos da panico.

Il Titanic era dotato di (sole) 20 scialuppe di salvataggio, capaci di ospitare circa 1.178 persone, ma la nave trasportava oltre 2.200 persone. Molte delle scialuppe vennero calate in mare con una capacità ben inferiore alla loro capienza massima.

Inoltre, l’ordine di priorità di salita dato alle donne e ai bambini causò la morte di molti uomini che avrebbero potuto invece essere salvati se fossero saliti su quelle scialuppe mezze vuote, calate troppo in fretta.

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L’odissea del Titanic Tempistica del naufragio, di Artistosteles – Opera propria, CC BY-SA 4.0

Il panico aumenta, sono le 2:10 circa del 15 aprile

Passate circa 2 ore dall’impatto con l’iceberg, il Titanic iniziò a inclinarsi sempre di più verso prua sempre più rapidamente, segno che ormai l’affondamento era inevitabile. A questo punto i passeggeri si resero conto della gravità della situazione e della necessità di trovare un posto su una delle scialuppe rimanenti.

Verso le 2:20, lo stress strutturale causato dall’imponente mole di acqua che invadeva lo scafo spezzò in due il Titanic. La sezione di prua affondò rapidamente, mentre la sezione di poppa si inabissò più lentamente.

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Molti passeggeri rimasero intrappolati nella nave mentre affondava, altri gettati nelle acque gelide dalla violenza del disastro, altri ancora tentarono di trovare un oggetto galleggiante per sopravvivere una volta in acqua.

A rendere ancora peggiore la situazione, la temperatura dell’acqua vicina allo zero. La maggior parte delle persone che finirono in mare morì a causa dell’ipotermia entro pochi minuti.

In pochissimo tempo, il Titanic, quello splendido modello di ingegneria marittima di avanguardia, si inabissò nelle acque gelide dell’Atlantico settentrionale.

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L’odissea del TitanicScialuppa n.12, tirata su dal Carpathia (fonte)

L’odissea del Titanic: i soccorsi

Dopo l’urto con l’iceberg, il Titanic inviò segnali di soccorso via radio per chiedere assistenza immediata. Il più famoso di questi segnali di soccorso fu il segnale di richiesta di aiuto “CQD” seguito dal “SOS”, che all’epoca era un segnale di soccorso di emergenza appena introdotto.

La nave più vicina al Titanic al momento dell’incidente era la RMS Carpathia, una nave passeggeri che si trovava a circa 93 chilometri di distanza. Il capitano Arthur Rostron della Carpathia ricevette la chiamata di soccorso e rispose prontamente, modificando la rotta verso il Titanic, verso il quale navigò alla massima velocità possibile, nonostante le condizioni meteo e marine avverse.

Raggiunse per prima il luogo in cui il Titanic affondava intorno alle 4:00 del 15 aprile, mentre ancora gli Ufficiali calavano le scialuppe di salvataggio e in mare c’erano diversi passeggeri che tentavano di restare a galla su “zattere” di fortuna, oltre ad altri già morti di ipotermia o annegati.

Nonostante gli sforzi della Carpathia, trassero in salvo solo 712 persone (436 sulle scialuppe) su 2.223 che erano a bordo del Titanic. I soccorsi continuarono fino a quando non ci fu la certezza di aver raggiunto tutti i sopravvissuti e non si trovarono altre persone in mare.

I sopravvissuti vennero portati a New York, dove l’intera nazione attendeva con ansia notizie sulla terribile tragedia che si era abbattuta sul Titanic.

La prima pagina del New York Times (fonte). In realtà alcuni morirono sulla Carpathia dopo essere stati salvati.

Le altre navi che arrivarono in soccorso

Oltre alla RMS Carpathia, ci furono anche altre navi che si si mossero in soccorso del Titanic. Alcune di queste sono:

La RMS Olympic: gemella del Titanic, ricevuta la richiesta di soccorso, si diresse verso il luogo dell’incidente ma, a causa della distanza e delle condizioni meteorologiche avverse, ricevette l’ordine di abbandonare la missione di soccorso e tornare alla sua rotta originale.

SS Californian: questa nave è stata oggetto di grande perplessità. Si trovava già nelle vicinanze del Titanic ma il suo operatore radio aveva spento l’apparecchiatura radio per la notte. Nonostante alcuni membri dell’equipaggio avessero segnalato di aver visto le luci del Titanic e i razzi di segnalazione, il Californian non riuscì a rispondere in tempo e non si unì ai soccorsi prima del mattino successivo.

SS Mount Temple: battente bandiera canadese, anch’essa si trovava nelle vicinanze del Titanic. Ricevuta la richiesta di soccorso, si diresse verso il punto dell’incidente e arrivata sul posto, trovò il Carpathia impegnato nelle operazioni di salvataggio. Si dedicò quindi alle ricerche delle vittime in mare.

RMS Parisian e SS Birma: navi della Leyland Line, arrivarono nella zona dell’incidente il 17 aprile, due giorni dopo la tragedia, ma non trovarono nessun altro sopravvissuto.

Non riuscirono a raggiungere in tempo il Titanic, a causa delle condizioni meteo e marine avverse o per la distanza, anche la nave tedesca RMS Frankfurt e due navi della White Star Line, la RMS Oceanic e la RMS Baltic.

Altre che si mossero in soccorso, prima di arrivare, come la RMS Olympic, ricevettero l’ordine di fermarsi o di riprendere la rotta abituale.

odissea del Titanic
(fonte) – Le scialuppe di salvataggio del Titanic nel molo a New York, restituite alla White Star Line.

L’odissea del Titanic, conclusioni

L’evento fu una delle più grandi tragedie marittime della storia, con la morte di circa 1.500 persone, tra passeggeri e membri dell’equipaggio.

Sul primo Ufficiale Murdoch e su che fine abbia fatto ci sono narrazioni contrastanti. C’è chi afferma che si sia sparato, chi invece che sia stato trascinato giù dal violento moto ondoso causato dall’inabbissamento. Certamente è rimasto sulla nave (così come l’orchestra), cedendo anche il suo giubbotto di salvataggio e salutando con “Goodbye, good luck” chiunque metteva in salvo.

Il disastro del Titanic suscitò un’enorme ondata di shock e sgomento in tutto il mondo. Grazie a questo tuttavia, si attuarono importanti riforme in ambito di sicurezza marittima, come l’obbligo di disporre di un numero sufficiente di scialuppe di salvataggio per tutti i passeggeri a bordo, miglioramenti nelle procedure di evacuazione e l’istituzione di un servizio 24 ore di soccorso radio.

L’odissea del Titanic e la sua tragica fine, dopo 111 anni, non sono mai state dimenticate. Un evento raccontato da numerose opere letterarie, cinematografiche e artistiche, che contribuiscono a mantenerne viva la memoria.

La leggenda di un naufragio che rimarrà nella storia per sempre, inabissata nella memoria dei fondali del tempo. Con la sua maledizione.

Img da risorse gratuite (Copertina) – Testo by IlPumoGiallo©

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Sono nata nel '77, Avvocato e scrittrice. Appassionata di arte e musica, di letteratura e retorica, di storia e di filosofia, faccio della creatività lo svago dalle mie passioni. Amante delle parole in ogni loro forma, scritta e non scritta, mi piace scrivere perché, citando Cesare Pavese, riunisce le due gioie: parlare da solo e parlare ad una folla (Cesare Pavese, 4 maggio 1946).

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