La croce sul pane, fra Scienza e Religione chi ha ragione?

La croce sul pane, fra Scienza e Religione chi ha ragione?

La croce sul pane, o meglio, sull’impasto, che fosse del pane, della pizza o della focaccia, me la ricordo da quando ero bambina.

Una tradizione della stessa portata che aveva baciare il pezzo di pane quando cadeva per terra e quindi andava gettato. Seguo scrupolosamente entrambe le tradizioni tutt’ora e con molta probabilità lo farà anche mia figlia.

Se vogliamo proprio essere precisi, una volta messo l’impasto in forno, mi viene automatico disegnare per aria con le dita una piccola croce prima di chiuderlo.

A distanza di anni anche lei mi ha posto la stessa domanda che posi io all’epoca: perché lo fai?

Ed io mi ritrovo a risponderle con ovvietà: perché si fa.

la croce sul pane

La croce sul pane e sull’impasto, i motivi della tradizione

Il primo, viene forse spontaneo pensarlo, è il motivo religioso.

Per capirlo dobbiamo andare parecchio indietro, precisamente al tempo di (Santa) Chiara di Assisi.

La giovane Chiara, appartenente alla ricca e nobile famiglia degli Offreducci, a nemmeno 20 anni compiuti, affascinata di gesti di (San) Francesco, fugge dalla propria vita agiata per abbracciare il Francescanesimo, dunque la povertà e l’austerità. Fonderà in seguito l’Ordine Femminile delle Povere Recluse, in seguito chiamate Clarisse. Finché Papa Gregorio IX (Ugolino) sancisce il di lei “privilegio della povertà”, confermato poi da Innocenzo IV nella Bolla papale del 1253. Morirà pochi giorni dopo, l’11 agosto 1253 e verrà canonizzata da Alessandro IV nel 1255.

Suor Chiara e il miracolo del pane:

Papa Gregorio IX aveva spesso abitudine e piacere di andare a trovare Suor Chiara al Monastero (San Damiano). In una di queste visite, mentre la tavola veniva apparecchiata, lei chiese al Papa di benedire il pane. Di rimando il Santo Padre comandò alla donna di farlo. Ella obbedì e quando fece il segno della croce sul pane, improvvisamente e miracolosamente la croce apparve su tutti i pani che erano in tavola.

Potete leggere la conversazione qui ♠️.

La ragione religiosa dunque è legata a Gesù e al simbolo che il pane rappresenta.

la croce sul pane

L’utilità pratica non religiosa:

Il motivo scientifico, che si cita per secondo ma che in fondo è il più semplice ed ovvio, è legato alla chimica e alla fisica.

I tagli fatti sull’impasto hanno una funzione decisamente pratica. I Greci lo sapevano (e ci invocavano al contempo la Dea Demetra, sic), i Romani approfittavano dell’utilità per personalizzarlo con i propri simboli identificativi.

Servono ad evitare che l’impasto si gonfi troppo e sono utili ad agevolare la lievitazione dello strato interno più basso di pasta, nonché migliorare l’alveolatura della mollica. Ma non solo.

Una volta il pane si faceva principalmente in casa ed il modo per capire se l’impasto fosse pronto per essere messo in forno era proprio quello di osservare i tagli fatti al centro. Se questi non erano più tanto evidenti, la lievitazione era giunta al punto giusto e si poteva infornare.

La mescolanza del pratico con il religioso:

I tagli potevano essere semplicemente obliqui, orizzontali oppure a croce. Fatto è che le massaie, dopo aver riposto l’impasto “segnato” nel canovaccio (o coperta), gli auguravano di crescere dicendo in dialetto: “cresci pane, cresci bene, come crebbe Gesù nelle fasce. In nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo“.

Ed ecco probabilmente spiegato perché io stessa (come tutte le donne della mia famiglia hanno fatto e fanno) eseguo il segno della croce sul cibo prima di chiudere il forno.

E baciare il pane prima di gettarlo?

Ecco, questa è una tradizione puramente religiosa. Il pane altro non è che il corpo di Cristo e buttarlo o sprecarlo equivale ad una cattiveria (anche nei confronti di chi pane non ne ha) e ad una sorta di mancanza di rispetto. Il baciarlo equivale al chiedere perdono per il gesto. Anche se è semplicemente caduto in terra e non buttato. E la cosa vale per tutti i cibi.

In conclusione:

Il pane ha una valenza simbolica. E’ innegabile.

Non deve mancare mai, non si spreca, non ci si gioca (ah quante volte me lo sono sentito dire: non giocare col pane!) e soprattutto non si capovolge (si capovolgerebbe la croce, altra superstizione degna di nota, perché portava male). Il pane non si taglia, si spezza. E’ simbolo di rispetto per il sudore ed il lavoro dell’uomo e regalarlo è simbolo di buon augurio.

– Postilla –

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