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La festa della Donna, la verità sul perché si celebra

- Marzo 8, 2024
la festa della donna

La festa della Donna o giornata internazionale della Donna o ancora semplicemente “8 marzo“, ha un background storico che ne motiva l’istituzione. Lasciando da parte i classici regali dedicati, dai fiori ai cioccolatini, ciò che porta con sé è la rievocazione di decenni di lotte, sacrifici e rivoluzioni delle Donne per riuscire ad ottenere parità, dignità e diritti.

La storia che circola su questa giornata è legata ad un incendio avvenuto nel 1908 all’interno della fabbrica Triangle, in cui morirono le donne che ci lavoravano.

Non è esatto, cronologicamente e non, ma andiamo con ordine.

La festa della Donna, le origini

Le origini della festa dedicata alla Donna, per essere interpretate correttamente, devono essere necessariamente ricollegate ai fatti storici che hanno visto come protagoniste tutte quelle donne che, con tenacia e perseveranza, hanno lottato per veder riconosciuti i propri diritti come persona di sesso femminile. Come tale non considerata al pari dell’uomo in ogni ambito della vita.

Sebbene già dal Medioevo inizi a serpeggiare tra le donne il malcontento per la loro condizione, dobbiamo tornare un po’ più indietro. Dapprima alla fine del 700 e poi tra la seconda metà dell’800 (XIX secolo) e i primi del 900 (XX sec.). In quell’epoca, soprattutto in Occidente, incalzano i primi passi del movimento femminista, inizialmente concentrato sull’acquisizione di pari diritti ovvero il suffragio femminile.

Le donne non avevano il diritto di voto, pertanto si mossero in un movimento volto alla loro emancipazione, acquisendo il nome di suffragette.

Le suffragette nella storia

In realtà il termine “suffragette”, coniato dall’omonimo inglese derivato da suffrage cioè suffragio, voleva anche essere ironico poiché quello giusto era suffragiste. Un’ironia che poteva (e può) far capire quanto inizialmente le donne venissero prese sul serio.

Più avanti il termine suffragette verrà fatto coincidere con femministe. Un’eccessiva generalizzazione, senza dubbio, ma ad oggi è dietro questo titolo che si affastellano tutti i movimenti ideologici legati all’affermazione dei diritti femminili.

Le suffragette e l’ultimo ventennio del 700 francese

Tutto inizia in Francia nel 1789, agli esordi della Rivoluzione Francese, quando, durante la prima Assemblea Costituente Nazionale (“La Loi et Le Roi“) nota come “Rivoluzionaria”, nei cahiers de doléances (i quaderni delle lamentele) des femmes compare la prima richiesta di riconoscimento dei diritti delle donne.

Olympe De Gouges

Nel 1791 Marie Gouze, con lo pseudonimo di Olympe de Gouges, pubblica la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina. In essa reclama la parità tra uomo e donna, socialmente, legalmente e politicamente. Si rivolge anche alla Regina Maria Antonietta, proponendole diverse idee.

Tra queste, oltre ad un sistema di protezione per le madri e i bambini, l’idea di un contratto sottoscritto dai “concubini” e la possibilità per le donne di divorziare. Ma anche la possibilità di riconoscere i figli concepiti fuori dal matrimonio e di poter ricercare liberamente la paternità.

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Nel 1793 (il 3 novembre) Marie Gouze finisce ghigliottinata insieme ad altre donne. La colpa è di essersi opposta all’esecuzione di Luigi XVI e, più in generale, di aver criticato (denunciandone gli eccessi) la Rivoluzione Francese e i suoi princìpi. Princìpi che ignorano volutamente la causa delle donne.

Al contempo Roberspierre proibisce le associazioni femminili e fa chiudere tutte quelle esistenti, giornali dedicati compresi.

L’Inghilterra e il movimento delle suffragette

Le suffragette compaiono nel Regno Unito solo nel 1869.

Nel 1792 iniziano a formarsi i primi circoli femminili. Mary Wollstonecraft pubblica “Una Rivendicazione dei Diritti delle Donne“(“A Vindication of the Right of Women“). Bisognerà tuttavia attendere la riforma del 1832 e il Corporations Act del 1835 (una legge comunale) per veder riconosciuto alle donne il diritto di voto. Sebbene esclusivamente per le elezioni locali.

Una delle esponenti e attivista principale del movimento per i diritti delle donne è Millicent Garrett Fawcett. Gli sforzi della Garrett trovano un ottimo sostegno nel deputato radicale John Stuart Mill (che le fa conoscere il marito, Henry Fawcett), sostenitore dell’uguaglianza tra marito e moglie. Nel 1866 diventa anche segretaria della London Society for Women’s Suffrage (Società Londinese per il Suffragio Femminile).

Come detto, è nel 1869 che il movimento delle suffragette inizia a muovere i suoi passi e, a Londra, Millicent Garrett Fawcett partecipa alla prima riunione a favore del suffragio pubblico femminile. Seguiranno altre piccole vittorie e riconoscimenti, fino anche ad ottenere dall’Università di St. Andrews una laurea honoris causa nell’ambito dell’istruzione (1899).

Assumerà anche il ruolo di leader della Società Nazionale per il Suffragio Femminile (National Union of Women’s Suffrage Societies) alla morte di Lydia Becker, attivista e fondatrice del Women’s Suffrage Journal. Rimarrà tale fino al 1919, un anno dopo che il diritto di voto viene esteso alle donne.

Il movimento per i diritti delle donne negli altri paesi

In Italia il percorso per l’emancipazione della donna è stato più lungo. Nel 1919 le donne la ottengono a livello giuridico. Le attiviste di spicco sono state Giuditta Brambilla e Carlotta Clerici. Ed anche la russa Anna Kuliscioff, naturalizzata italiana, che ha partecipato alla fondazione del PSI (Partito Socialista Italiano) e ne è stata esponente.

la festa della donna
Fonte10 marzo 1946, Donna al voto

Solo nel 1945 il voto viene esteso alle donne italiane che hanno compiuto 21 anni (escluse le prostitute che lavoravano fuori dalle Case Chiuse). Nel 1946 le donne votano per la prima volta nelle elezioni amministrative della primavera. Successivamente il 2 giugno 1946 per l’elezione dell’Assemblea costituente e per il Referendum in cui si deve scegliere tra Monarchia e Repubblica.

Nel 1869, negli U.S.A. il suffragio a favore delle donne è riconosciuto solo nel Wyoming. Dopo la prima guerra mondiale, nel 1920, viene riconosciuto universalmente. Due delle suffragette più note sono state Alice Paul e Lucy Burns.

Nel 1893 il suffragio universale viene introdotto in Nuova Zelanda e successivamente in Norvegia (1907) e in Finlandia (1906). Nel 1919 è introdotto in Germania, in Francia solo nel 1945. In Svizzera viene concesso dapprima in alcuni cantoni nel 1959, poi in tutti nel 1971.

Il movimento operaio e la Giornata della Donna del 1909

La politica interessata fu prettamente liberale e socialista. Il termine “Giornata della Donna” va ricondotto correttamente alla conferenza del Partito socialista di Chicago del 3 maggio 1908. Queste Conferenze si tenevano ogni domenica al Garrick Theater.

la festa della donna
Fonte
Corinne Stubbs Brown, attivista socialista americana di spicco

Quella del 3 maggio, alla quale erano invitate tutte le donne, a causa dell’assenza dell’oratore che doveva condurla, diventò palco per Corinne Stubbs Brown e di rimando venne battezzata “Woman’s Day” (Giorno della Donna). E’ facile notare la differenza di significato con il termine “festa” della donna.

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Di fatto, gli argomenti vertevano non solo sul diritto di voto delle donne ma anche sullo sfruttamento da parte dei datori di lavoro a danno delle operaie. Dunque il basso salario e l’orario di lavoro, nonché le discriminazioni sessuali.

Alla fine, il Partito Socialista Americano invitò tutte le sezioni locali a riservare l’ultima domenica del febbraio 1909 ad una manifestazione a favore del diritto di voto femminile. Così il 23 febbraio 1909 in U.S.A. si celebrò la prima e ufficiale Giornata della Donna. E giova ribadire il concetto: non “festa” della donna.

I fatti di New York e l’8 marzo

Il 22 novembre 1909 ci fu a New York uno sciopero dei lavoratori dell’industria tessile, tra i quali c’erano circa ventimila camiciaie. Le proteste durarono fino al 15 febbraio 1910. Il 27 febbraio, 3000 donne (socialiste e non) si riunirono alla Carnegie Hall, per celebrare nuovamente “il Giorno della Donna”.

A questo punto, durante la Seconda Conferenza Internazionale delle donne socialiste a Copenaghen, la leader socialista Clara Zetkin propose di istituire una “Giornata Internazionale della Donna” per promuovere la parità di genere e il suffragio femminile.

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FonteSan Pietroburgo, 8 marzo 1917

Successivamente la giornata per la Donna fu celebrata ancora in diversi paesi ma non in tutti nello stesso giorno. Dopo i fatti storici nel frattempo intercorsi, l’8 marzo 1917 a San Pietroburgo avvenne una grande manifestazione guidata dalle donne che rivendicavano la fine della guerra.

Stante l’inadeguata reazione dei Cosacchi e il successivo crollo dello zarismo, l’8 marzo 1917 rimase a sugellare l’inizio della Rivoluzione Russa di Febbraio. Ma non era marzo? Sicuramente vi chiederete. Colpa del calendario Gregoriano, secondo il quale in Russia era la fine di febbraio. In seguito a Mosca, il 14 giugno 1921, la Conferenza Internazionale delle Donne Comuniste sancì l’8 marzo come “la Giornata Internazionale dell’Operaia”.

Nel 1977 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite propose ad ogni Paese di eleggere un giorno dell’anno da intitolare: United Nations Day for Women’s Rights and International Peace (Giornata delle Nazioni Unite per i Diritti delle Donne e per la Pace Internazionale). Già altri Paesi celebravano l’impegno civile e sociale delle donne l’8 marzo, così questa data divenne quella ufficiale.

La festa della Donna e il rogo nella fabbrica di camicie

Il famigerato rogo divampato nel 1908 in una fabbrica di camicie a New York, che uccise le operaie e diventò l’evento al quale si collega la celebrazione dell’8 marzo, non è mai avvenuto.

Un rogo in una fabbrica c’è stato, è vero, ma nel 1911, il 25 marzo, ed era la fabbrica Triangle, che produceva le famose shirtwaist, camicette molto di moda all’epoca.

Non è sbagliato pensare che prima o poi qualcosa sarebbe successo. All’epoca non c’erano le misure di sicurezza di oggi. I tessuti, tra l’altro infiammabili, erano stoccati ovunque in fabbrica. La stoffa scartata dopo il taglio era abbandonata sul pavimento con incuria dei tagliatori, che spesso fumavano e gettavano le cicche dove capitava. L’illuminazione, non protetta adeguatamente, era a gas e per eventuali incendi erano disponibili solo alcuni secchi di acqua.

L’incendio e la colpa dei proprietari

La Triangle occupava gli ultimi 3 piani di un palazzo di 10. L’incendio si sviluppò all’8° piano. Morirono 146 persone, di cui 23 erano uomini. Tra le donne anche ragazzine di 12-13 anni, con sulle spalle turni di 14 ore in una settimana lavorativa di 60 e anche 72 ore, per 6-7 dollari alla settimana.

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Quel 25 marzo del 1911 i proprietari, Max Blanck e Isaac Harris, erano presenti e si trovavano al 10° piano. Per la migliore produttività e per evitare furti, chiudevano a chiave tutti/e gli/le operai/e nei locali di lavoro e quando si sviluppò l’incendio badarono a mettere in salvo se stessi, non curandosi dei lavoratori, uomini e donne, che sarebbero rimasti intrappolati.

L’unica via di fuga erano le finestre. Nel tentativo di salvarsi, 62 persone si buttarono da quelle, all’8° e 9° piano, e morirono comunque.

Seguì un processo ma Blanck e Harris ottennero l’assoluzione, incassando anche dall’assicurazione 60 mila dollari (400 dollari circa per ogni deceduto/a) per i danni patiti. E alle famiglie di coloro che avevano perso la vita? il risarcimento fu di soli 75 dollari.

L’episodio fece talmente scalpore che provocò l’emanazione di nuove leggi in materia di sicurezza sul luogo di lavoro, ed anche un notevole aumento delle adesioni alla International Ladies’ Garment Workers’ Union, un sindacato assai importante ancora oggi negli USA.

Lo sciopero delle operaie tessili

Nel 1908, invece del rogo, c’è stato un altro evento che ha coinvolto la fabbrica Triangle. Il 22 novembre di quell’anno, le operaie tessili iniziarono uno sciopero, noto come la “protesta delle 20mila“. Dopo quattro mesi di protesta, la International Ladies’ Garment Workers’ Union provò a negoziare un contratto collettivo di lavoro ma la Triangle Company rifiutò di siglare l’accordo.

In conclusione

Alla luce di quanto detto fino ad ora, si può facilmente comprendere che tutti i movimenti femministi che hanno agito nei secoli, erano volti ad eliminare quelle differenze politiche e sociali esistenti tra uomo e donna.

Questo è anche il motivo per cui è più corretto definire l’8 marzo come “la Giornata Internazionale della Donna” e non semplicemente “Festa della Donna”. Lo spirito alla base della celebrazione è semplicemente la riflessione. Farla diventare una mera occasione di festa, oltre ad alimentare un volgare e superficiale consumismo, è quasi sminuire quell’importanza che alla Donna va riconosciuta. Per la sua tenacia nel corso della storia.

La mimosa e la Festa della Donna

la festa della donna

La mimosa appare per la prima volta in Italia, come simbolo della ricorrenza, l’8 marzo 1945, per la celebrazione della prima Giornata della Donna nelle zone dell’Italia liberata.

La scelta della mimosa nasce dal fatto che, essendo una pianta spontanea, fosse facilmente reperibile ovunque. Senza contare che fiorisce proprio all’inizio di marzo e che nel dopoguerra aveva anche un costo accessibile.

Nella storia la decisione si attribuisce a donne esponenti del PCI o del Socialismo (comunque di sinistra o democratiche) ma le versioni sono tante e diverse.

Indubbiamente la mimosa può ben considerarsi un simbolo naturale della rinascita, della primavera e dunque della freschezza, aspetti che si collegano alla celebrazione della femminilità e dell’empowerment delle donne. E poiché questa pianta riesce a crescere anche in zone non proprio fertili e rigogliose, va a simboleggiare la resistenza e la resilienza delle donne.

Img da risorse gratuite – Testo by IlPumoGiallo©

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Sono nata nel '77, Avvocato e scrittrice. Appassionata di arte e musica, di letteratura e retorica, di storia e di filosofia, faccio della creatività lo svago dalle mie passioni. Amante delle parole in ogni loro forma, scritta e non scritta, mi piace scrivere perché, citando Cesare Pavese, riunisce le due gioie: parlare da solo e parlare ad una folla (Cesare Pavese, 4 maggio 1946).

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