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La leggenda del Drago di Osoppo

- Gennaio 24, 2024
leggenda del drago di Osoppo

La leggenda del drago di Osoppo rientra nell’immaginario collettivo degli abitanti del Friuli Venezia Giulia. Gli eventi di questo racconto della tradizione friulana rivive nella canzone The 7 Headed Dragon of Osoppo dei Celtic Hill, gruppo power metal di Cividale del Friuli. Secondo il mito, in questa antica terra, precisamente a Osoppo, esisteva un imponente lago abitato da un temibile mostro: un malvagio drago.

leggenda del drago di Osoppo
Piazza della fortezza, disegno del XVIII sec. del capitano P. Carrara.

La leggenda del drago di Osoppo: il Forte e la sua storia

La leggenda del drago di Osoppo è ambientata sulle colline del Gemonese, dove è ubicato il Forte di Osoppo. La fortezza, la quale si trova esattamente nella collina presente nel comune omonimo, costituisce il punto culminante del territorio comunale, racchiudendo una storia lunga e affascinante.

Il colle e la sua rocca, nel corso dei secoli, sono stati il teatro di numerosi scontri per via della loro posizione altamente strategica. Il colle, infatti, è da sempre una pietra angolare nelle difese contro le invasioni che si dirigevano verso sud. Oggi è possibile vedere ancora la sua fortificazione, il cui complesso comprende i resti di opere difensive di varie epoche, gallerie, fossati e trinceramenti. Resti di antiche battaglie, che ci tramandano quanto vissuto in tempi passati.

Il fortilizio e le numerose battaglie nel corso della storia

Forte di Osoppo, panorama rovine – Foto di Giuseppe Basile 99

Le rovine presenti su questo colle evidenziano come questo scenario abbia avuto un notevole peso storico negli eventi che si sono succeduti nel tempo. Il colle, che si presume fosse abitato sin dal neolitico, iniziò ad avere rilevanza all’epoca celtica e la rilevanza crebbe in epoca romana. Dagli scritti di Paolo Diacono emerge che, nel 610, la fortezza di Osoppo fu un elemento cruciale durante difesa dei longobardi contro gli attacchi degli Avari. Dopo aver sconfitto il duca Gisulfo, questi assediarono la rocca.

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Il fortilizio, a partire dal 1420, divenne un punto chiave nella difesa dello Stato della terra della Serenissima. Nel 1514, in particolare, subì un serrato assedio da parte delle truppe teutoniche, respinto dalle milizie veneziane guidate da Gerolamo Savorgnan. Fu occupato, successivamente, dai francesi nel 1797 e nel 1848 durante le lotte del Risorgimento. Il forte fu al centro di una contesa tra l’esercito asburgico, desideroso di riconquistarlo, e un gruppo di patrioti italiani che resistette con coraggio per ben sette mesi.

Fortezza di Osoppo, rovine – foto di Giuseppe Basile 99
La rocca oggi

Della rocca oggi rimangono solo dei ruderi, a causa dei bombardamenti del 1945 e del disastroso terremoto del 1976. Questi, tuttavia, rappresentano un aggregato di grande interesse non solo storico ma anche naturalistico, facendo parte integrante del sistema ambientale del fiume Tagliamento. A sud del colle si trovano la sorgiva Bars e il laghetto del Cornino, ritenuto il più puro d’acqua d’Italia. Fu avviata, dopo la Grande Guerra, un’interessante attività vivaistica nel parco arboreto, con l’introduzione di piante autoctone e ornamentali esotiche nei giardini, nei viali e negli orti botanici. Questo patrimonio può essere apprezzato seguendo il percorso naturalistico che inizia ai piedi del colle. Quest’ultimo, con i suoi 330 metri di altezza, offre anche un eccellente punto panoramico per ammirare le colline dell’anfiteatro morenico e l’arco alpino attraversato dal fiume Tagliamento.

Le origini del nome di Osoppo

Le origini del nome di Osoppo sono avvolte in numerose interpretazioni, che spaziano dalla quasi scontata Os-Oppidum (luogo fortificato) all’altrettanto intuitiva Aus-opum (luogo presso il fiume), passando per Os-Apertum (luogo aperto). In quest’ultimo caso, è probabile che il riferimento sia al Campo di Osoppo, la pianura di Gemona e Osoppo a forma di triangolo isoscele, chiaramente visibile dal colle, su cui si racconta una leggenda affascinante.

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La leggenda del drago di Osoppo

Un tempo, quando il mare si estendeva fino a Osoppo, la pittoresca campagna non era altro che un vasto lago. Osoppo stesso era un piccolo villaggio insulare, dominato da un imponente drago dalle sette teste. Ogni testa aveva una bocca, quindi sette bocche in tutto. Si nutriva ogni volta di sette pecore, ma aveva un unico stomaco, il che richiedeva che le inghiottisse una alla volta per una corretta digestione. Il drago si spostava tra i paesi circostanti al lago nuotando, anziché volando. Con il suo fiato velenoso, il drago uccideva coloro che osavano avventurarsi nelle vicinanze, per poi divorarli.

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L’eremita e la lotta contro il drago

Le popolazioni delle rive erano atterrite, così decisero di cercare aiuto da un eremita noto per la sua santità. Questi promise di liberarli dalla minaccia del drago ma solo se lo avessero traghettato in barca fino ad Osoppo. La paura, tuttavia, impediva a chiunque di accettare la richiesta. L’eremita ordinò, quindi, a tutti di osservare tre giorni di digiuno, e alla fine alcuni coraggiosi si offrirono di accompagnarlo fino a un’isoletta che risultava essere la più vicina a quella dove si trovava il drago. Una volta sceso dalla barca, l’eremita provvide a benedire le rive e consacrò l’isola a San Rocco, in modo che il drago non vi si avvicinasse.

La fiera bestia, per tutta risposta, dedicò all’eremita un soffio carico di veleno che accompagnò con un colpo di coda sferrato sull’acqua, ma la croce che l’uomo aveva con sé rimandò indietro il soffio mortale, e neppure le onde riuscirono a spaventarlo. Il monaco eremita, ogni giorno, continuava a celebrare messa e quando non faceva questo, dedicava intere giornate alla preghiera. Il drago, nel frattempo, seguitava a vomitare bile verde e a gridare Io ti schiaccerò!. Il suo ruggito faceva rabbrividire la gente, che lo udiva echeggiare da lontano. La bestia, infine, cominciò a languire, a barcollare sulle sue stesse zampe e infine con un ultimo ruggito precipitò nel lago sprofondando negli abissi infernali. Un terremoto spaventoso sconvolse la terra, aprendo innumerevoli fessure che assorbirono rapidamente tutta l’acqua. L’eremita, con le sue fervide preghiere, riusci a scacciare il terribile mostro da questo luogo.

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L’antica isola di San Rocco e la costruzione della chiesa

La comunità ringraziò Dio per essere stata liberata da quest’orrore e, inaspettatamente, raccolse una ricca abbondanza di pesce. La terra che una volta era sommersa diventò un vasto campo fertile. L’eremita chiese al popolo di erigere, sull’antica isola di San Rocco, una magnifica chiesa, che ancor oggi è visitabile.

Img da risorse gratuite e AI – Testo by IlPumoGiallo©

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Sono laureata in Teorie e Tecniche del linguaggio audiovisivo (DAMS quadriennale) presso l'Università degli Studi di Torino. Ho conseguito due qualifiche professionali: una come Tecnico multimediale, con indirizzo comunicazione televisiva e una come Tecnico di produzione di contenuti multimediali e comunicazione per il Web 2.0. Lavoro per privati, professionisti e tribunali in qualità di trascrittrice file audio/video; sottotitolatrice audiovisiva; grafica; copywriter; ghostwriter; editor e correttore di bozze.

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