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La leggenda della Campanella di Capri e il pastore

- Giugno 17, 2023
la leggenda della campanella di capri

Capri, l’incantevole isola nel Golfo di Napoli, è teatro di affascinanti racconti e leggende e una di queste riguarda la leggenda della “Campanella di Capri“. Questo racconto antico è avvolto da un alone di mistero e ha incantato visitatori e abitanti dell’isola per secoli.

La tradizione di regalare la Campanella di Capri a chi auguriamo la realizzazione di ogni desiderio, deriva proprio da questa leggenda.

Come spesso accade però, le leggende si colorano di varianti e anche quella sulla Campanella di Capri non fa eccezione, trovate infatti la versione della tempesta e il mare più avanti.

In questo articolo vi racconterò quella più diffusa che a sua volta ha una variante sorella. La trovate qui: Leggenda della Campanella a Capri, la grotta e il pastore.

La leggenda della Campanella di Capri

Tanto tempo fa, quando Capri era ancora un’isola immersa nella natura e inesplorata, le persone conducevano una vita semplice e tra queste c’era un umile pastorello, orfano di padre. Non possedeva altro che una pecorella, la sua unica compagna fedele.

Un giorno, durante il pascolo, la pecorella si smarrì e il pastorello, disperato, si mise a cercarla. Si fece notte e lui ancora la cercava. Ad un tratto, mentre vagava, sentì il suono familiare di una campanella e subito pensò che potesse provenire da quella appesa al collo dell’animale.

Guidato dal tintinnio, il ragazzo si spinse nella notte a passo spedito, anche correndo, sforzando lo sguardo per cercare di vedere la pecorella. Ma non si accorse che era giunto sul ciglio di un burrone, rischiando quindi di precipitare nel vuoto.

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L’incontro con San Michele Arcangelo

In quel mortale istante, un potente fascio di luce apparve davanti al pastorello, fermandone il passo e impedendogli così di cadere nell’abisso. E lì, al centro di quella luce divina, apparve San Michele, l’Arcangelo custode.

Con gentilezza, San Michele si tolse la collana con la Campanella che indossava e la porse all’attonito pastorello, dicendogli: “Prendi questa Campanella e seguine sempre il suono, ti salverà da ogni pericolo e insidia della vita”.

Il ragazzo, grato e commosso, accettò il dono con umiltà e ringraziò l’Arcangelo. Nel ritornare sui suoi passi, ancora stordito da quell’incontro, ritrovò anche la pecorella e con essa tornò a casa. Se la Campanella l’abbia regalata alla madre, non è dato sapere con certezza.

Da quel momento, la vita del pastorello cambiò radicalmente. Ogni volta che aveva un desiderio o doveva prendere una decisione importante, seguiva il tintinnio della Campanella, che lo proteggeva guidandone i passi sulla strada sicura.

La Campanella si rivelò così un talismano potente, in grado di allontanare i pericoli e realizzare i desideri del pastorello. Da quel momento infatti visse una vita prospera e felice.

La versione della tempesta e il mare

Secondo questa versione, la Campanella, ovvero la campana, era originariamente posizionata in cima al campanile di una chiesa di Anacapri, l’insediamento più alto dell’isola. Un giorno accadde che una terribile tempesta, abbattendosi su Capri, distrusse con la sua foga il campanile e la campana cadde in mare, sprofondando in esso.

La leggenda narra che la campanella di Capri sia dotata di poteri magici e che sia in grado di esaudire i desideri di coloro che riescono a trovarla e ad udirne il suono, perché esso porta fortuna e felicità a chi lo ascolta. Tuttavia, solo coloro che hanno un cuore puro e sincero possono sentirne il suono.

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Negli anni, molti pescatori e subacquei si sono avventurati nelle acque cristalline che circondano l’isola nella speranza di trovare la Campana portafortuna, senza successo.

Rimane quindi un enigma, che nutre la curiosità e l’immaginazione di residenti e visitatori, che tuttavia possono acquistarne gioiello, simbolo beneaugurante di questa bellissima isola.

Il significato della leggenda

La leggenda del pastorello e della campanella di Capri è stata tramandata di generazione in generazione, come avete visto con qualche inevitabile variante, diventando parte integrante del folklore dell’isola e la campanella suo simbolo iconico.

Verso la fine dell’ 800, il medico svedese Axel Munthe fece costruire, proprio sul luogo in cui sarebbe apparso San Michele Arcangelo (protettore dei pastori, ndr), una grande casa che ereditò il nome di: Villa San Michele.

La storia della Campanella di Capri rappresenta l’importanza della fiducia, della protezione divina e della gratitudine. Simbolo di speranza, guida e miracolo nelle vite di coloro che credono nella sua magia. Di determinazione e di fede.

Giacché lo stesso solo credere nella possibilità di poter trovare la campanella e, di rimando, la buona fortuna, è simbolo di ottimismo e di fiducia nel destino.

La Campana della fortuna creata e brevettata da Enrico Tessitore nel 1925 (fonte)

La vera Campana/Campanella di Capri e il gioiello

Se volete saperne di più sulla storia della Campanella di Capri, di come è nata e quando sono stati creati per la prima volta i gioielli che la raffigurano in dimensioni più piccole, leggete questo bellissimo articolo: Enrico Tessitore, una storia di oro e passione (di Enrica Buongiorno).

Troverete anche le famose in tutto il mondo campanelle Chantecler, che si distinguono dall’originale raffigurante l’effige di San Michele poiché vi è raffigurato un gallo: il Gallo di Chantecler.

Verranno vendute nella prima gioielleria dell’isola, aperta nel 1947 da Pietro Capuano e commissionate a Enrico Tessitore. Negli anni ’50 Capri vedrà aprire un’altra gioielleria che porta nome: La Campanina, dedicata ai ciondoli raffiguranti la campanella originale.

Img da risorse gratuite (Copertina IA) – Testo by IlPumoGiallo©

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Sono nata nel '77, Avvocato e scrittrice. Appassionata di arte e musica, di letteratura e retorica, di storia e di filosofia, faccio della creatività lo svago dalle mie passioni. Amante delle parole in ogni loro forma, scritta e non scritta, mi piace scrivere perché, citando Cesare Pavese, riunisce le due gioie: parlare da solo e parlare ad una folla (Cesare Pavese, 4 maggio 1946).

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