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La leggenda di Skuma e delle sirene di Taranto

- Luglio 11, 2023

La città di Taranto è tra le più ricche di storia e tradizioni ed è teatro della leggenda di Skuma, salvata dalle sirene.

Questa località della penisola salentina era considerata il polo economico e strategico della Magna Grecia. Nel corso secoli si sono succeduti racconti e leggende per celebrare la sua bellezza. Tra di esse vi è una storia che potremo definire dolceamara e riguarda appunto le sirene del lungomare.

Ad avvalorare la leggenda delle sirene di Taranto è il nome del golfo su cui si affaccia la città salentina, ossia il Golfo delle Sirene.

La leggenda delle sirene Di Taranto

Il mito delle sirene è narrato in numerosi racconti d’amore, che hanno un epilogo più o meno triste. Una di queste leggende è ambientata sul lungomare di Taranto. Il panorama che si può vedere in questo luogo è uno dei più belli della Puglia. Ed è impossibile non rimanere affascinati dalle statue di sirene che riposano sugli scogli.

Queste splendide sculture, collocate sulla scogliera del porticciolo Molo Sant’Eligio, sono opera di Francesco Trani, un artista tarantino contemporaneo. Egli, nel 2001, ha realizzato queste statue usando il cemento marino, un materiale resistente sia alla salsedine sia all’azione corrosiva del mare.

Le sculture, restaurate nel 2022, hanno dei nomi e alcuni sono: Skuma, Ethra e Satyria. Anche le loro posizioni sono diverse. Ve ne è una che, placidamente seduta sullo scoglio, si strizza i capelli intrisi di acqua, un’altra è intenta a guardare l’orizzonte. Poi c’è quella che se ne sta distesa su uno scoglio e una seduta con postura raccolta a capo chino, ad esprimere solitudine e quasi tristezza.

In questa ambientazione rivive la leggenda della sirena di Taranto, con il suo intreccio dolceamaro.

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La leggenda di Skuma (o Schiuma) e le sirene

Ci fu un tempo in cui Taranto fu la capitale della Magna Grecia. In quel periodo arrivarono, al largo delle acque che circondavano la città, le sirene. Queste creature meravigliose rimasero affascinate dal mare cristallino e decisero di costruire in quella zona il loro castello.

Una giovane coppia di sposi viveva in paese. Lei era una ragazza molto bella, lui era un uomo attraente e di mestiere faceva il pescatore. Per questo motivo era lontano da casa anche intere giornate. Un ricco signore del posto cominciò a fare la corte alla giovane donna, approfittando delle lunghe assenze del consorte, facendole anche dei regali di un certo valore.

L’insistenza di questo uomo fu tale che alla fine riuscì a far cedere la giovane donna, complice il senso di solitudine cagionato dall’assenza del marito.

Visto però che il rimorso per questo atto era molto forte, ella infine confessò il proprio tradimento al consorte. Di rimando, il giorno seguente, l’uomo fece salire sulla sua barca la donna e la portò in alto mare. Poi, in un atto di rabbia, la spinse in acqua, ben sapendo che lei non sapeva nuotare.

L’Incontro Della Giovane Donna Con Le Sirene

Le sirene accorsero a salvare la donna che oramai stava affogando e, affascinate dalla sua bellezza, decisero di incoronarla regina del loro regno dandole il nome Schiuma. I tarantini usano chiamarla Skuma. Questo nome derivava dal fatto che lei era giunta a loro tramite le onde marine e la loro spuma. La regina Schiuma/Skuma iniziò quindi una vita piena di agi e lussi ma tutto ciò non la rendeva comunque felice.

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Il marito intanto, pentito del suo brutale gesto, ogni giorno ritornava nel punto esatto in cui aveva lasciato che sua moglie annegasse. Piangeva per la disperazione, fino a quando le sirene non furono incuriosite da quei lamenti e, attratte da essi, notarono il bel pescatore.

Iniziarono a intonare uno dei loro canti per indurlo a gettarsi in mare, cercando di prendersi la barca, e quando il pescatore si fu buttato nelle acque marine, le sirene lo catturarono e lo condussero dalla loro regina. Ella riconobbe il marito ma diede ordine alla sirene di non ucciderlo.

La vita dell’uomo fu così risparmiata e le creature lo riportarono a riva esanime.

La Fata e l’espediente per liberare la regina Skuma

Quando il pescatore si risvegliò comprese che nulla era ancora perduto. Doveva solo trovare il modo per tornare di nuovo con la sua sposa. Una fata arrivò in suo soccorso e lui ne approfittò per chiederle aiuto. Ella allora rivelò che c’era un solo modo per liberare Skuma dalle sirene. Doveva rubare l’unico fiore di corallo bianco presente nei loro giardini e consegnarlo a lei.

L’uomo, la mattina dopo, tornò nel tratto di mare dove ogni giorno si fermava a compiangere il proprio gesto e iniziò a urlare il nome della moglie, sperando che ella lo sentisse. Ed infatti lo sentì. La regina Skuma fuggì subito dal castello e lo raggiunse.

Ascoltò il racconto del marito e di conseguenza, dopo essersi perdonati a vicenda, elaborarono un piano per poter prendere il fiore di corallo bianco. Per distrarre le sirene avrebbero messo dei gioielli in una barca, quelli donati dal pretendente e altri acquistati dal marito, perché quel tesoro le attraesse.

A quel punto il castello sarebbe rimasto incustodito e Skuma avrebbe potuto prendere il fiore. E così fecero. Il piano riuscì, rimasta sola al castello rubò il fiore di corallo bianco e lo consegnò alla fata che aspettava sulla riva.

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La leggenda delle sirene di Taranto e i suoi due finali alternativi

Nella tradizione popolare salentina esistono due finali diversi della leggenda di Skuma e delle sirene di Taranto.

Il primo vede la fata creare un’onda enorme, grazie al fiore di corallo bianco e alla magia, la cui potenza trascinò via le sirene dal golfo di Taranto, salvando solo la giovane coppia, che di seguito torno a vivere una vita felice.

Il secondo finale è più drammatico.

L’onda sollevata dalla fata trascinò con sé anche il giovane pescatore, inghiottendolo per sempre. Distrutta dal dolore, la donna decise di farsi suora e si rinchiuse in una delle torri del Castello Aragonese, fino alla morte. Questa torre, poi demolita nel 1883, prende nome di Torrione della Monacella, proprio per la storia legata alle sirene di Taranto.

Una leggenda popolare narra che Skuma, durante le notti di luna piena, appaia sul Golfo di Taranto con la sua veste monacale e si metta alla ricerca del suo amore perduto.

Fortificazione del Borgo antico di Taranto XVI sec. – fonte

Il significato della leggenda

Nella leggenda di Skuma e delle sirene di Taranto vi è un significato profondo. La storia dei giovani sposi mette in evidenza come gli essere umani hanno debolezze e difetti.

Il loro amore è allo stesso tempo imperfetto, intenso, soggetto agli impeti di passione e vivo. Neanche il tradimento lo scalfisce. L’attraente pescatore riesce a perdonare e ad imparare dai propri sbagli, così come Skuma si rende conto dell’errore della propria egoista impulsività e a sua volta perdona, per quanto orribile sia stato il gesto perdonato.

La romantica storia descrive quindi l’importanza del perdono, in ogni ambito e circostanza della vita. Bisogna imparare a eliminare l’odio e il desiderio di vendetta dalla propria vita, per poter condurre un’ esistenza libera, felice e serena.

Img da risorse gratuite (Copertina: 1, 2, 3– Testo by IlPumoGiallo©

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Sono nata nel '77, Avvocato e scrittrice. Appassionata di arte e musica, di letteratura e retorica, di storia e di filosofia, faccio della creatività lo svago dalle mie passioni. Amante delle parole in ogni loro forma, scritta e non scritta, mi piace scrivere perché, citando Cesare Pavese, riunisce le due gioie: parlare da solo e parlare ad una folla (Cesare Pavese, 4 maggio 1946).

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