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La Leggenda Magica del Guaranà, un dono divino

- Maggio 20, 2023
leggenda del guaranà

La leggenda legata al Guaranà è una storia antica, magica e affascinante che proviene dalle tribù indigene dell’Amazzonia, nello specifico dalla regione del Brasile.

Racconta e spiega come è nata questa particolare pianta, i cui frutti sembrano grandi occhi dall’iride nera.

Il termine “Guaranà” usato dalle tribù non ha, in realtà, un significato letterale univoco ma una delle teorie a riguardo sostiene che derivi dalla parola “warana“, ovvero “frutto degli occhi”/”frutto come gli occhi”.

Questa teoria è avvalorata dalla leggenda associata al Guaranà che vi raccontiamo in questo articolo. La tribù invece a cui ci si riferisce è, appunto, la tribù Guarani e ve ne parliamo in breve di seguito.

La Leggenda Magica del Guaranà e la tribù Guarani

I Guarani sono un popolo indigeno la cui ricca storia e cultura si radica nella regione dell’Amazzonia e del Gran Chaco.

E’ da questo popolo che discende la tribù Guarani, il gruppo etnico indigeno che vive principalmente nelle regioni del Brasile, Paraguay, Argentina e Bolivia.

I Guarani sono noti per la loro profonda connessione con la natura ed il loro modo di vivere tradizionale, basato su caccia, agricoltura, in cui sono molto abili, e raccolta. Coltivano soprattutto mais, manioca e altre piante tradizionali.

La lingua che parlano, lingua guaranì, appartiene alla famiglia linguistica tupì-guaranì. E’ ancora in uso ed è preservata da molti appartenenti alla tribù Guarani.

Non solo la lingua, hanno conservato anche le credenze spirituali e le pratiche tradizionali, che evidenziano un fortissimo legame con gli spiriti della natura.

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Ancora oggi i Guarani, suddivisi in diverse comunità, ognuna con le proprie dinamiche socio culturali, resistono all’intromissione del mondo “cittadino”. Affrontano le conseguenze derivanti come la deforestazione, l’espansione urbana e il degrado ambientale. Tutto per preservare la propria cultura, il territorio e i propri diritti in qualità di popolo indigeno.

Il termine Guarani, giova sottolinearlo, si può utilizzare sia per riferirsi alla tribù indigena specifica che a una lingua e ad un gruppo etnico più ampio, che comprende diverse sottogruppi e comunità correlate.

Può trovarsi anche con l’accento sulla i, Guaranì, ma è solo una variante ortografica.

Andiamo ora alla leggenda che narra come è nato questo magnifico frutto che sembra un grande occhio dall’iride nera.

La leggenda magica del Guaranà e le 2 varianti

Questa è la versione più “accreditata” per spiegare l’origine del Guaranà, sebbene si sostenga che sia una variante prettamente locale, se non inventata. Indubbiamente è la più affascinante.

Si narra che due giovani indigeni, appartenenti a tribù diverse, si fossero innamorati. Per evitare i divieti e i problemi derivanti dal loro amore, decidono di fuggire insieme. Durante la fuga però, si imbattono in una Anaconda, serpente leggendario dell’Amazzonia che, senza via di scampo, li avvolge tra le sue spire, uccidendoli.

Nel frattempo gli altri membri delle tribù, venuti a conoscenza dell’accaduto, partono alla ricerca della coppia fuggitiva. Ritrovano i due giovani ma ahimè, ormai non c’è più nulla da fare. Invocano allora la Dea della Bellezza.

Questa, commossa dal profondo sentimento d’amore tra i due giovani, decide di intervenire e crea, regalandola agli uomini, una pianta bellissima e speciale, il Guaranà. Ed è speciale perché i suoi frutti, schiudendosi, richiamano proprio gli occhi neri della ragazza innamorata.

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I frutti, con la loro particolare forma e colore, diventano dunque il simbolo del legame d’amore eterno tra i due giovani e da allora vengono considerati un dono della Dea della Bellezza per gli uomini.

Questa versione della leggenda sottolinea l’importanza dell’amore e della bellezza, valorizzando il Guaranà come un elemento magico e speciale che simboleggia l’amore eterno dei due giovani.

Ma come dicevamo, questa rappresenta una delle versioni della leggenda. Ecco l’altra.

La seconda versione della leggenda (meno romantica)

Secondo questa versione della leggenda, molto tempo fa una tribù Guarani stava affrontando un brutto periodo di carestia. Le persone erano affamate e deboli e il capo della tribù pregava ogni giorno gli dei della foresta perché dessero loro aiuto.

Gli dei non restarono sordi a lungo e, in risposta alle loro preghiere, la dea della Luna fece crescere una pianta speciale, chiamata Guaranà.

Questa pianta, che aveva frutti rossi simili a occhi, sarebbe stata la loro salvezza e così la dea insegnò alla tribù come usare quei frutti per preparare una potente bevanda energetica.

I Guarani scoprirono quindi che i semi della pianta, dopo essere stati estratti e tostati, potevano essere macinati in una polvere fina che, unita all’acqua, creava una bevanda tonificante e stimolante. La bevanda aiutava a combattere la fame, la fatica e aumentava anche la concentrazione.

Grazie alle proprietà stimolanti del Guaranà, la tribù riuscì a resistere durante i periodi di caccia e raccolta, nonostante il clima avverso, mantenendo l’energia necessaria per sopravvivere.

Questa versione della leggenda rappresenta la connessione profonda tra le tribù indigene e la natura, e l’uso del Guaranà è diventato un simbolo della forza, di energia e di resistenza.

Da allora, il Guaranà è diventato una parte integrante della cultura delle tribù dell’Amazzonia e ha guadagnato la reputazione di bevanda energetica naturale.

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Ad oggi il Guaranà è ampiamente consumato in Brasile e in altre parti del mondo come ingrediente in bevande energetiche, integratori alimentari e bevande analcoliche.

In conclusione

Effettivamente, la leggenda che sembra avere un riscontro più vicino alla realtà è la seconda. Tuttavia la prima versione è indubbiamente più affascinante e romantica.

Se volete sapere di più sul Guaranà e le sue utilissime proprietà, leggete l’articolo della nostra Dr.ssa Reggina:

?LEGGI -> Guaranà e piante adattogene VS Mal di Primavera

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Img in articolo da risorse gratuite – Copertina (IA) e testo by IlPumoGiallo©

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Sono nata nel '77, Avvocato e scrittrice. Appassionata di arte e musica, di letteratura e retorica, di storia e di filosofia, faccio della creatività lo svago dalle mie passioni. Amante delle parole in ogni loro forma, scritta e non scritta, mi piace scrivere perché, citando Cesare Pavese, riunisce le due gioie: parlare da solo e parlare ad una folla (Cesare Pavese, 4 maggio 1946).

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