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La Mummia Sfortunata, la maledizione dimora a Londra

- Luglio 11, 2023

Il British Museum di Londra ospita tra le tante reliquie dell’antico Egitto anche una mummia molto “chiacchierata” conosciuta come: la Mummia sfortunata ovvero the Unlucky Mummy. Riposa nella sala 62 con il numero di catalogazione EA22542.

Ritrovata a Tebe, è stata donata al museo londinese nel luglio del 1889 da Mrs. Warwick Hunt (di Holland Park) a nome e per conto di Arthur Wheeler. Tenete a mente questa circostanza.

Come si intuisce dal nome attribuitole, questa particolare mummia è marchiata dalla caratteristica di portare sfortuna. Convinzione resa negli anni ancora più forte dalle tantissime voci circolate in merito, che a loro volta hanno suggestionato, fin dal suo arrivo al museo, anche i visitatori.

La Mummia sfortunata pare avesse viaggiato anche sul Titanic (trovate l’articolo -> qui). Secondo le storie, fu la sua presenza ad aver causato la nota tragedia che coinvolse il transatlantico.

Ma andiamo con ordine e cominciamo da principio ovvero dalla fine!

la mummia sfortunata
La Mummia sfortunata/The Unlucky Mummy – fonte

La Mummia sfortunata, cosa e chi è in realtà

Come accennato, la Mummia sfortunata ad oggi dimora al British Museum di Londra. In realtà differisce dalle mummie corredate di sarcofago, poiché è soltanto il pannello usato per chiudere il sarcofago più interno (solitamente erano almeno due).

Non è stato possibile inizialmente identificarla perché priva di iscrizioni, presenti invece sul sarcofago e relativa chiusura più esterni. Tuttavia gli elementi decorativi si ripetono su tutta la struttura pertanto è stato possibile fare delle congetture su chi fosse in vita basandosi sul pannello pervenuto.

Analisi del pannello

la mummia sfortunata
Staff inglese e tecnici dall’Hong Kong Museum of Art esaminano il pannello della “Unlucky Mummy” prima che venga esibita al “Treasures of the World’s Cultures from the British Museum” a Hong Kong (5.9.2007) – fonte

Il pannello di copertura del sarcofago è in legno ricoperto di intonaco, che ne disegna e decora lo sfondo pittorico con elementi in esso incisi e modellati per dare l’impressione del rilievo. I colori della decorazione sono davvero accurati.

Il verde chiaro e scuro, l’azzurro, il rosso si inseriscono sullo sfondo di base prevalentemente giallo, probabilmente vernice applicata per prima all’oggetto finito, che si è progressivamente ingiallita nel tempo. 

Sotto un massiccio collare colorato che ricopre le spalle della mummia, compare una sequenza di scene che comprendono figure di Osiride e di molte divinità protettrici, immagini di babbuini che adorano il Sole, ed anche il nome di Amenhotep I, il re (morto a circa 35 anni) adorato come divinità locale a Tebe. 

Il simbolismo solare e osiriano è tipico della cultura egizia in quanto collegato alla concezione di vita, morte e rinascita. Il sarcofago rappresenta pertanto un microcosmo collocato nella visione dello stesso Universo, e il simbolismo è essenziale per accompagnare la rinascita del defunto. La decorazione utilizzata durante la XXI dinastia ne è forse l’esempio più elaborato.

Chi era contenuto nel sarcofago di cui è pervenuto solo il pannello?

Mancando il sarcofago e la relativa copertura più esterna che ne avrebbero rivelato identità, questa si è dovuta dedurre solamente dall’aspetto e dalle decorazioni presenti sul pannello, indicative dell’appartenenza del defunto ad un alto rango.

Dai lineamenti, le mani e le caratteristiche della forma, si è potuto dedurre che non fosse un uomo ma una donna della XXI dinastia (circa 950 a.C.). Le ricerche e lo studio infine hanno portato a credere che si trattasse di una Sacerdotessa del dio Amon Ra.

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La Mummia Sfortunata e la sua maledizione, origini

Alla base della maledizione c’è la convinzione nella cultura egizia che gli oggetti sacri e i corpi mummificati debbano rimanere intatti nelle loro tombe per l’eternità. Qualsiasi violazione di questa sacralità porta sfortuna e tragedia su tutti coloro che abbiano osato profanare i siti funerari.

Luxor, foto di Peter J. Bubenik

La storia di Amunet e l’imbarco sul Titanic

La storia inizia proprio nel 1912, quando un archeologo britannico rinviene una tomba egizia intatta nella Valle dei Re, vicino a Luxor. All’interno della tomba, scopre una mummia ben conservata, la cui identità risulta essere quella di una principessa egizia di nome Amunet.

Amunet era vissuta nell’antico Egitto durante la XVIII dinastia, intorno al 1500 a.C. Si diceva che fosse una principessa molto amata dal popolo e che avesse un grande fascino. Tuttavia, la sua bellezza era oscurata da una maledizione che gravava sulla sua famiglia. Da qui il soprannome: Unlucky Mummy.

La maledizione sulla famiglia di Amunet

La famiglia di Amunet aveva discendenza reale. Secondo la leggenda, era stata maledetta da un antico faraone che avevano offeso o tradito.

La maledizione si manifestava attraverso una serie di eventi sfortunati e tragici che colpivano i membri della famiglia. Si credeva di conseguenza che chiunque osasse disturbare il loro riposo eterno o possedere i loro tesori sacri sarebbe stato colpito da una serie di sciagure.

Nel caso specifico della mummia di Amunet, in base alla credenza, avrebbe portato sfortuna a tutti coloro che ne sarebbero stati in possesso o ne avessero disturbato il riposo.

La sua presenza a bordo del Titanic avrebbe quindi maledetto la nave stessa, causandone il tragico destino.

Ma torniamo alla storia.

Dopo la scoperta dunque, l’archeologo britannico decide di portare la mummia di Amunet in Inghilterra per un’esibizione itinerante. La mummia attira però l’attenzione del ricco mercante d’arte inglese, Lord Archibald Douglas, che decide di acquistarla per aggiungerla alla sua collezione personale.

Eppure, dopo averla acquistata, inizia a subire ogni sorta di disgrazia, che non risparmia nemmeno la sua famiglia e i suoi amici.

Il 10 aprile 1912, Lord Douglas imbarca allora la mummia di Amunet sul Titanic, che stava per compiere il suo tragico viaggio inaugurale verso New York. La mummia “sfortunata” viene quindi collocata nella stiva inferiore della nave, in un’area riservata ai carichi di valore.

Cinque giorni dopo affonderà insieme a molti altri oggetti preziosi insieme alla nave, nelle acque gelide dell’Atlantico settentrionale.

Questa è una delle storie che l’editore britannico William T. Stead, imbarcato sul Titanic, spiritista, appassionato di misteri, maledizioni e magia, raccontò per intrattenere gli ospiti del transatlantico e l’equipaggio. Sarà riferita da un superstite al naufragio durante un’intervista, come una storia realmente accaduta.

E contribuirà ad alimentare le voci sulla maledizione della Mummia sfortunata.

Bertram Fletcher Robinson, nel periodo in cui lavorava per Vanity Fair – fonte

La Mummia sfortunata e il giornalista Bertram Fletcher Robinson

La storia della mummia maledetta ha origini anche più lontane. Il giornalista Bertram Fletcher Robinson, tra le altre cose amico e collaboratore di Sir Arthur Conan Doyle, indagava già da molto tempo sulla maledizione della Mummia, incuriosito dalle voci sulla sua maledizione.

Continuò a indagare su questo caso anche quando dal Daily Mail presso cui lavorava passò a Vanity Fair. Il resto del suo lavoro non venne mai pubblicato, in quanto egli morì (a 36 anni) nel 1907 in circostanze misteriose.

Sir Artur Conan Doyle, conosciuto per aver scritto le avventure di Sherlock Holmes, pensò dapprima che la morte del giornalista fosse solo una coincidenza. Scrisse, in un secondo momento, che la causa della morte del signor Robinson era stata causata da degli elementali egiziani, che erano posti a guardia della mummia su cui stava indagando. Gli stessi elementali a guardia della tomba di Tutankhamon.

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La causa della morte di Robinson è stata la peritonite provocata dalla febbre tifoide ed è la modalità con cui avrebbero agito tali elementali messi a sorveglianza sul coperchio del sarcofago della mummia.

Tutto ciò provocò una forte attenzione mediatica così l’editore del Pearson’s Magazine, già proprietario del Daily Express, decise di riprendere gli appunti di Robinson e di farli riscrivere da G. Russel nell’agosto del 1909. Ne derivò la storia dei viaggiatori inglesi che trovate di seguito.

Anche il lavoro svolto dal giornalista Robinson sarebbe stata la fonte di ispirazione per la narrazione a bordo dell’editore britannico William T. Stead.

I viaggiatori inglesi e la cessione al British Museum

Intorno al 1880 un gruppetto di ricchi inglesi, tra cui Thomas Douglas Murray e Arthur Wheeler, intraprende un viaggio lungo il Nilo. Successivamente, prende parte ad una spedizione e si avventura a Luxor (Tebe) dove è stato rinvenuto il coperchio del sarcofago della Mummia sfortunata.

Decidono di tirare a sorte per chi lo avrebbe acquistato e in prima battuta vince Thomas Douglas Murray. fa imballare tutto e incarica la spedizione verso l’Inghilterra per la sera stessa.

Nel frattempo un componente della spedizione in Egitto sparisce perdendosi nel deserto. Era uno di coloro che aveva toccato la Mummia per primo. Nel tornare verso il Nilo per dedicarsi alla caccia delle anatre, la pistola di Murray esplode accidentalmente, ferendolo al braccio.

Decidono quindi di tornare al Cairo per ricorrere alle cure mediche ma stranamente degli improvvisi e potenti venti ne ostacolano il ritorno. Quando finalmente giungono a destinazione, la ferita è ormai infetta e con un principio di cancrena, così si rende necessaria l’amputazione del braccio.

Il ritorno in Inghilterra

Quando il gruppo torna in Inghilterra, non senza vittime lungo il tragitto (due del gruppo muoiono e sono sepolti in mare), ritrovata a casa la Mummia, Murray inizia a percepire un forte senso di disagio, tanto da fargli sembrare il volto di essa malevolo.

Madame Helena Blavatsky nel 1877.
Fondatrice nel 1875 a New York della Società Teosofica e madre dell’Occultismo moderno, precursore del movimento New Age, e dell’ideologia esoterica anticristiana – fonte e approfondimento

Spiritista convinto, interpella Madame Helena Blavatsky. La nota chiaroveggente afferma di percepire una presenza malvagia di incredibile intensità in quella casa e la riconduce al coperchio raffigurante la Mummia sfortunata. Nega la possibilità di un esorcismo e suggerisce di liberarsene. E’ in questa occasione che la Mummia Sfortunata passa nelle mani di Arthur Wheeler.

Ma prima Murray acconsente a prestarla ad una giornalista che stava scrivendo un articolo su di lui. Una volta entrata in casa sua, dopo poco tempo sua madre ruzzola giù dalle scale e muore. Il fidanzato la abbandona, i suoi cani da premio impazziscono e lei si ammala.

Dopo tutto ciò, rimanda a Murray la Mummia, che passa a Wheeler.

La famiglia Wheeler

Nel periodo in cui possiede il coperchio del sarcofago perde gran parte della sua ricca fortuna e dopo poco tempo muore, passando prima la proprietà di esso alla sorella.

Sebbene ella non creda alla maledizione della Mummia sfortunata, finché la possiede subisce rilevanti danni finanziari. Lascia che un amico (fotografo) scatti una foto alla Mummia e sorprendentemente, nella foto, sulla maschera compare “il volto di una donna egiziana vivente, i cui occhi fissavano furiosamente con un’espressione di singolare malevolenza”.

Quando l’amico, dopo l’accaduto, muore e suo figlio subisce un incidente durante il quale resta gravemente ferito, la sorella di Wheeler inizia a dubitare del proprio scetticismo.

Ancora di più quando un uomo che aveva acquistato una delle foto scattate alla Mummia, una volta portata a casa, ha visto andare improvvisamente in frantumi ogni vetro presente. Un altro fotografo che ha avuto l’ardire di scattare una foto si è rotto il pollice e il suo assistente, cadendo mentre regolava la fotocamera, si è tagliato il viso.

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La donna, ora seriamente spaventata, interpella Murray che, sulla scorta dei suggerimenti della nota chiaroveggente, le suggerisce di donarla.

Ed è così che il reperto egizio, nel 1889, arriva al British Museum.

Non senza vittime però. L’incaricato del trasporto morì e l’addetto allo scarico della custodia si ruppe una gamba. Così come morì un egittologo che chiese di poter studiare la Mummia sfortunata.

La Mummia sfortunata al British Museum, ricompare William T. Stead

Una volta arrivata e accolta al British Museum, Thomas Douglas Murray avanza la richiesta di poter tenere una seduta spiritica nella Sala Egiziana che la ospita, insieme all’amico giornalista (e spiritista) William T. Stead. Ma gli viene negato.

Insieme avevano notato che il volto dipinto sul coperchio del sarcofago aveva un aspetto estremamente triste, concludendone che “l’espressione sul volto del coperchio era quella di un’anima vivente in tormento”. La seduta spiritica voleva essere intrapresa proprio per liberarla.

Nemmeno il museo londinese però, viene risparmiato dalla maledizione. Si raccontano avvistamenti spettrali, rumori di martellamenti e pianti dall’interno del contenitore che custodiva la mummia, e chiunque l’abbia fotografata o disegnata ha subito una cattiva sorte.

Hanno provato a spostarla nel seminterrato ma durante il trasferimento un uomo si è slogato la caviglia e la settimana dopo chi aveva supervisionato lo spostamento è morto nel museo alla sua scrivania.

Finché la Mummia sfortunata non viene spostata dalla vetrina che condivideva con altri manufatti ad una singola e più prestigiosa. Corredata anche da una targa esplicativa lusinghiera. Solo in quel momento la situazione sembra acquietarsi, pur non cessando.

Da allora le voci in merito alla Mummia sfortunata non hanno più smesso di circolare, arricchendosi ogni volta di particolari, purtroppo spesso non verificabili ma idonei a mantenere viva l’attenzione e la leggenda.

Il British Museum si è ritrovato a doverne smentire parecchie, compresa la voce che vedeva la Mummia imbarcata sul Titanic da un collezionista.

Tanto più che la Mummia Sfortunata ha lasciato il British Museum solo per essere tutelata durante la prima e la seconda guerra mondiale, nel 1990, per essere esposta in una mostra Australiana e nel 2007 per un evento con sede a Taiwan.

William T. Stead – fonte

In conclusione

La storia della Mummia sfortunata, come avete potuto constatare, è costellata di aggiunte e variazioni, nemmeno elencate tutte in questo articolo. Vero è che il peso della sua leggenda è stato caricato dai media del tempo, approfittando dell’ondata di suscettibilità comune della gente.

Soprattutto dopo la tragedia del Titanic. E’ tuttavia grazie a questa che si può tracciare un’unica certezza: il coinvolgimento del giornalista William T. Stead e in minor parte di Thomas Douglas Murray. Entrambi deceduti nel 1912, il primo sul Titanic, l’altro in bancarotta e in povertà.

Stead amava molto raccontare storie di questo tipo, da appassionato spiritista che aveva vissuto in prima persona diversi eventi soprannaturali fra cui anche un paio con la Mummia sfortunata. Fu uno dei primi giornalisti investigativi, precursore dello stile iperbolico ispirato al sensazionalismo che faceva leva sull’indignazione e sullo scioccante, elementi che avrebbero poi caratterizzato il giornalismo dei tabloid del XX secolo.

È stato anche una delle prime figure dei media a capire che il giornalismo aveva il potere di influenzare l’opinione pubblica e come editore di The Pall Mall Gazette condusse una serie di campagne controverse.

La RMS Empress of Ireland

Nonostante la smentita del British Museum, a confermare la voglia di alcuni di credere alla leggenda, circola ancora la voce che la Mummia sfortunata, durante il naufragio del Titanic, sia stata caricata segretamente su una scialuppa di salvataggio, complice un membro dell’equipaggio corrotto.

RMS Empress of Ireland, foto di By HefePine23

Arrivata in America, successivamente sarebbe stata caricata sulla RMS Empress of Ireland. La nave il 29 maggio 1914 (alle 01.20 del mattino) affondò vicino alla foce del fiume San Lorenzo (lato canadese). La causa fu la collisione con una nave carboniera norvegese, la Storstad

Affondò in 14 minuti e morirono 1012 persone su 1477, fra cui molti italiani.

Img da risorse gratuite (Copertina: 1 e 2– Fonte: Djed Medu – Testo by IlPumoGiallo©

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Sono nata nel '77, Avvocato e scrittrice. Appassionata di arte e musica, di letteratura e retorica, di storia e di filosofia, faccio della creatività lo svago dalle mie passioni. Amante delle parole in ogni loro forma, scritta e non scritta, mi piace scrivere perché, citando Cesare Pavese, riunisce le due gioie: parlare da solo e parlare ad una folla (Cesare Pavese, 4 maggio 1946).

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