Le corna nei modi di dire e nelle superstizioni

Le corna nei modi di dire e nelle superstizioni


Le “corna” esistono nella quotidianità da tempo immemore, nei modi di dire ma anche legate alla superstizione. Vediamo insieme il perché.

Nel gergo attuale, dare del “cornuto” a qualcuno ha il suo perché. Nella gestualità scaramantica, allo stesso modo, troviamo il fare le corna. Nella superstizione troviamo il corno o la cornucopia.

In questo articolo proverò a spiegare i perché del richiamo alle “corna”.

Le “corna” nei modi di dire

Le corna come tradimento

Fare le corna o mettere le corna a qualcuno, avere le corna, essere cornuti e via dicendo implica il concetto di tradimento.

Per comprendere il collegamento tra corna e tradimento, bisogna guardare indietro ai tempi dell’antica Grecia. Quando il mito si intreccia alla perversione, edulcorandola e generando la leggenda, in questo caso quella di Pasifae e il toro.

Ma non solo. Uno sguardo al medioevo si rivela altrettanto illuminante, ed è il caso delle usanze di un imperatore bizantino, Andronico I Comneno.

Pasifae (Minosse, Poseidone) e il toro

Pasifae è la moglie di Minosse, figlio di un ennesimo desiderio di Zeus con Europa.

Zeus ed Europa
Il ratto di Europa, img Pinterest

Il Divino vuole concupire la mortale. Assume allora le sembianze di un toro e quando l’ingenua fanciulla sale sul suo dorso quello fugge, portandosela via fino a Creta. Qui la fa sua e ne ottiene tre figli: Serpedonte, Radamante e Minosse. Ovviamente subito dopo Zeus la abbandona ed Europa sposa Asterione, l’allora re di Creta che diviene il patrigno dei tre figli.

Minosse cresce dunque a Creta, allevato da Asterione (o Asterio), il quale ha già dei figli. Alla sua morte, Minosse si ritrova a contendersi il trono con gli altri fratellastri. Per avere la meglio fa ricorso alle sue origini semi divine, chiedendo l’aiuto di Poseidone.

Per convincere gli altri pretendenti che solo lui è destinato a regnare, offre la dimostrazione che è volontà degli Dei. Questa è avvalorata dallo splendido animale da sacrificare (su un altare che aveva fatto consacrare al Dio del Mare), che emerge dalle acque. Poseidone lo aveva accontentato, mandandogli un toro bianchissimo. Una curiosa coincidenza dato che, per rapire la madre, Zeus si era trasformato proprio in un toro.

Di fronte a tale prova i fratellastri si arrendono, così Minosse diviene il nuovo re di Creta e poco dopo sposa Pasifae, figlia a sua volta di Elio (dio del Sole) e Perseide (ninfa oceanina), che partorisce ben otto figli.

L’errore di Minosse ed il tradimento di Pasifae:

Fin qui le cose sembrano andare proprio bene per Minosse, se non fosse per l’errore che commette, nel decidere di tenersi il bellissimo toro bianco e di sacrificarne un altro a Poseidone.

La vendetta divina non tarda ad abbattersi su Minosse. Poseidone fa in modo che Pasifae si innamori perdutamente del toro bianco, reso inoltre dal Dio del Mare animale assai feroce.

La donna non solo se ne innamora ma ne è irrimediabilmente attratta tanto da voler essere posseduta dall’animale.

le corna
Pasifae, scultura di Oscar Estruga, immagine Pinterest

Si rivolge allora a Dedalo. L’abile architetto ed intagliatore le costruisce una vacca di legno fatta in modo che Pasifae possa entrarvi ed unirsi con il toro.

Dall’unione di Pasifae ed il toro nasce una creatura ibrida mostruosa, metà uomo (corpo) e metà toro (testa), che oltretutto si nutre di carne umana. Lo chiameranno Asterio (come il nonno, N.d.R.) ma sarà conosciuto da tutti come: il Minotauro.

Minosse farà costruire da Dedalo un labirinto per proteggere il Minotauro ma su questa storia non mi addentro, certa che la conosciate già.

Il Minotauro ad ogni modo, al di là dell’allegoria e del mito, è figlio del tradimento, che non sfugge ai cittadini di Creta. Da quel momento, a rievocare le corna del toro, saluteranno Minosse sventolando il segno delle corna fatto con la mano.

Andronico I Comneno, Imperatore di Costantinopoli

Si sostiene che il detto κέρατα ποιεῖν (cherata poiein = fare/mettere le corna) derivi dalle abitudini di questo imperatore bizantino. Regnò su Costantinopoli dal 1183 al 1185, usurpando il trono al nipote Alessio II che venne assassinato. Il periodo in cui regnò fu ricco di rivolte causate anche dalla sua reale incapacità di gestire il pericolo di invasione.

Andronico era vendicativo, disonesto e sanguinario (non proprio una brava persona insomma). Per prendersi la rivincita su tutti coloro che lo avevano avversato quando cercava di ottenere il potere, utilizzava un modo prevaricante e sordido.

Faceva arrestare per un qualsivoglia motivo il soggetto preso di mira e giaceva con la di lui moglie finché ne aveva voglia.

Ne frattempo faceva appendere all’esterno della casa la testa di un cervo (o di un animale comunque dotato di corna). Era il modo per deridere e schernire il malcapitato marito agli occhi di tutti.

Le corna sulle abitazioni apparivano ovunque.

Non passarono inosservate nemmeno all’esercito di Guglielmo II di Sicilia quando, nel 1185 (tra il 23 ed il 24 agosto) conquistò l’attuale Salonicco (ex Tessalonica).

I soldati siciliani iniziarono dunque ad usare il modo di dire “mettere le corna”. Diffusosi in Sicilia, dilagò poi in tutta l’Italia.

La fine di Andronico Comneno

Seppure incapace, Andronico I Comneno si rese conto che le cose si stavano mettendo male. Così, mentre Isacco II (12 settembre 1185) veniva proclamato Imperatore, lui tentava la fuga verso l’Asia Minore.

Purtroppo per lui (e per i suoi 2 figli) fu rintracciato e catturato, andando incontro alla sua tragica fine. Fu linciato e lapidato per tre giorni dalla gente di Costantinopoli.

Lo picchiarono, lo lapidarono, lo colpirono con punte […] Una donna di strada versò acqua bollente sulla testa […] Poi lo trascinarono via dal cammello, lo appesero per i piedi. Finalmente, dopo una lunga agonia, morì, portando la mano rimanente alla bocca, cosa che, secondo l’opinione di alcuni, fece per succhiare il sangue che sgorgava da una delle sue ferite” (Fonte: Breve storia di Bisanzio di Julius Norwich).

Le corna nella scaramanzia e nella superstizione

Fare le corna può ben essere considerato un piccolo rito scaramantico. Scongiura il malocchio, la iettatura, in poche parole tiene lontani i pensieri di chi ci vuole male.

Certo, la simbologia del corno è molto diffusa ovunque, ed il motivo sta nel fatto che, sin dall’antichità, esso era considerato segno di potenza, fecondità, virilità e coraggio.

Fate caso che, come richiamato più su, Zeus assume le sembianze di un toro per fare sua Europa.

Lo ritroviamo nella rappresentazione delle divinità, ornamentale nel vestiario (dei guerrieri soprattutto) e sulle costruzioni, in forma di amuleto.

Le corna come amuleto “scaccia male/malocchio” assumono una particolare rilevanza nel sud Italia, in particolare in Campania, a Napoli. Vero è che in Campania “tenere le corna” non ha solo un significato negativo ma indica anche l’essere furbo o molto sveglio di un bambino.

Tornando all’amuleto, lo troviamo ancora oggi come ornamento nelle case o in forma di gioiello, sia pure come portachiavi. Doveroso il richiamo alla cornucopia, oggetto che richiama abbondanza e fortuna, ripiena di frutti o di denaro.

Fare scaramanticamente le corna

Il vantaggio di avere avuto una nonna napoletana mi consente di fare una precisazione.

Il gesto delle corna si fa verso l’alto e verso il basso (gesto terra e cielo), contro le persone che “jettano iastemi” (gettano bestemmie perché invidiose, quindi augurano sfortuna). Una mano fa le corna verso l’alto, l’altra verso il basso. E questo gesto si fa anche se, per esempio, si deve fare qualcosa in cui la fortuna non guasterebbe. Per scongiurare la malasorte. Vale anche solo dirlo: “facciamo le corna”!

Altrimenti basta rivolgere le corna solo verso il basso, poiché verso l’alto stanno ad insinuare che una persona tiene le corna ovvero è stato tradito, oppure sfregarsele sul corpo.

Per completezza e per chiudere con un sorriso, se vi dicono che avete “na faccia ‘e cuorno”, vogliono significare che avete una “faccia tosta”, che non tenete “scuorno” (vergogna), quindi non offendetevi pensando vi stiano dicendo che siete cornuti!

Vi lascio con uno spezzone de “La Patente”, recitato dal grande Totò, tratto dal film ad episodi “Questa è la vita” (1954), ispirato alle novelle di Pirandello.

– Postilla –

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