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Le Masche: misteriose creature del folklore piemontese

- Ottobre 13, 2023
le masche

Nel cuore del Piemonte, in particolare nella Provincia Granda, le indiscusse protagoniste del folklore locale sono le Masche. Il loro regno d’elezione è il Cuneese, territorio molto vasto che va dalle campagne alle vette delle montagne, passando per le sue pittoresche colline. Queste misteriose creature, per secoli, hanno seminato il terrore e provocato lo sgomento, guadagnandosi la disapprovazione della popolazione locale.

Le Masche: chi sono queste creature misteriose?

L’origine del termine masca è avvolta dall’incertezza. Sembra presentare somiglianze con il francese masque, l’inglese mask, lo spagnolo máscara e, quindi, con la loro traduzione italiana: maschera. L’arabo maskarah (che significa buffone o burattino) potrebbe aggiungere un ulteriore elemento alla comprensione dell’origine e del significato di masca.

Se si considera il valore simbolico del Carnevale, si comprende il legame con le maschere. Il Carnevale è visto come un momento di transizione, dall’inverno alla primavera e dalla dimensione dei morti a quella dei vivi. La morte e la (ri)nascita rappresentano due facce della stessa medaglia, su cui aleggia in una sorta di equilibrio la maschera.

Le Masche operano nell’oscurità e nell’ombra, nel momento in cui il diavolo e i demoni prendono il sopravvento. Gli esiti delle loro attività però, si rivelano alla luce del sole in tutto il loro orrore, manifestandosi come scherzi (nei casi meno gravi) o trasformandosi in calamità naturali, catastrofi, scempi e maledizioni.

La prima menzione ufficiale della parola “masca” risale all’Editto di Rotari del 643, che fa riferimento a una striga chiamata Masca. Quest’ultima però, non può considerarsi una semplice strega. La realtà infatti è più complessa e non si può semplificare in questo modo.

I racconti invernali nel caldo della stalla

Chi ha avuto l’incredibile sfortuna di trovarsi faccia a faccia con una Masca o, ancor peggio, chi è stato vittima dei suoi malefici, custodisce un ricordo vivido e spaventoso, tramandato di generazione in generazione durante le lunghe notti invernali, note come vija. Quando i giorni si facevano più corti e il lavoro nei campi e nelle vigne diventava impossibile, i membri di una o più famiglie si ritrovavano nella stalla: il luogo più caldo delle case dell’epoca.

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Riscaldati dalla confortante paglia e dal respiro degli animali, le donne si dedicavano con maestria alla filatura della canapa e della lana, mentre gli uomini si adoperavano per la riparazione degli attrezzi da lavoro, l’impagliatura delle sedie e la fabbricazione di zoccoli. Ognuno svolgeva il proprio compito, interrompendo il lavoro per momenti di preghiera, giochi, canti e racconti.

Ogni famiglia, in ciascuna di queste veglie invernali, aveva il proprio cantastorie di fiducia. Era l’uomo più anziano della famiglia, di solito, a raccontare con maestria, pathos e passione storie che spesso ruotavano attorno alle Masche.

Le protagoniste delle narrazioni sulle Masche

La maggior parte delle narrazioni sulle Masche ha come protagoniste donne anziane, spesso dall’aspetto poco convenzionale, a volte perfino deformi. Queste donne, in gran parte vedove, vivevano solitarie ai margini della società.

Erano dotate di abilità conoscitive del mondo naturale, riuscendo a compiere pratiche magiche e rituali tramite la loro profonda conoscenza. Utilizzavano erbe officinali e altre risorse sconosciute per creare un’ampia gamma di ingredienti, pozioni e rimedi. Facevano ricorso, per il successo di tali operazioni, a incantesimi, formule magiche e fatture, spesso annotate sul Libro del Comando.

Queste donne, purtroppo, venivano spesso identificate come agenti del diavolo, premurose ancelle del demonio e quindi perseguitate fino alla morte. È difficile quantificare quante donne piemontesi siano state processate per mascheria, sottoposte a torture durante processi sommari al fine di ottenere, o talvolta estorcere, una confessione peccaminosa: quella di ammettere di essere una Masca.

Questo procedimento giudiziario fu introdotto dalla Corte dell’Inquisizione e non differiva notevolmente da quello riservato alle streghe, specialmente per quanto riguarda le tragiche conseguenze: le Masche venivano condannate a morte sul rogo, proprio come le loro più famose controparti.

Spesso era sufficiente un sospetto, magari legato a un comportamento considerato insolito, non di rado alimentato da invidia, antipatia o pregiudizio nei confronti della presunta Masca. Da lì, il pettegolezzo si diffondeva rapidamente, accumulando sempre più peso, fino a trovare riscontri in una o più circostanze poco chiare, per le quali veniva attribuita la colpa alla Masca.

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I poteri delle Masche

Le Masche in qualche modo si avvicinano alle streghe, soprattutto a causa dei loro rapporti intimi con il diavolo e del legame di dipendenza con il signore del male. In tempi più recenti tuttavia, sembra che le Masche si siano emancipate dal demonio. Agiscono infatti in totale autonomia, anche se rimangono in una sorta di sospensione tra il mondo dei vivi e dei morti, tra la morte e la (ri)nascita.

Si attenua inoltre l’identificazione forzata con una donna specifica della comunità. La Masca, col tempo, diventa più che altro uno spirito che si incarna in un corpo umano. Può assumere a volte sembianze maschili (Mascone) e persino impersonare il prete del paese. Le Masche, nonostante ciò, non perdono nulla della loro aura di timore. I loro poteri le rendono altrettanto temibili e pericolose per la vita quotidiana, sia familiare sia lavorativa.

Alle Masche erano attribuiti numerosi poteri, tra cui la capacità di:

  • muoversi in volo da un luogo all’altro;
  • uscire dal proprio corpo e assumere diverse forme (ad esempio insetti, come mosche o farfalle), per poi ritornare alla forma umana;
  • mutare la propria forma in esseri animali o vegetali, e qualsiasi danno che veniva imposto a tali forme si rifletteva anche sul corpo umano della Masca stessa.

La Masca era considerata mortale e il corpo dell’individuo che l’ospitava era anch’esso in pericolo. Per poter lasciare la terra, la Masca doveva trasmettere i suoi poteri a una persona con cui aveva stretto un legame fortissimo prima di morire. Questa persona poteva essere un familiare o un’amica.

Tipologia di Masche

Le credenze popolari riconoscevano diverse tipologia di Masche. Alcune erano vaghe, capricciose, dispettose e vendicative; altre invece si manifestavano con una natura benefica, in grado di guarire persone e animali da malattie o ferite. Le Masche inoltre, avevano la capacità di salvare vite in pericolo.

Un’altra distinzione importante riguarda la suddivisione tra le Masche domestiche e le Masche sovrannaturali. Le prime non avevano il dono dell’eterna giovinezza e della salute, il che le rendeva fragili e suscettibili alle malattie e all’invecchiamento. Frequentavano inoltre regolarmente la Chiesa, partecipavano alle messe e ricevevano i sacramenti come qualsiasi altra donna considerata normale.

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Le seconde invece, erano considerate spiriti antichi che mantenevano un legame profondo con la natura. Avevano il potere di influenzare il clima e dominare gli elementi, scatenando fenomeni atmosferici come bufere, grandinate, temporali, nebbie o periodi prolungati di siccità. Tali entità potevano diventare vendicative e spietate se disturbate nella loro quiete. Un aspetto particolarmente interessante di questa tipologia di Masche è che non erano condizionate dall’elemento religioso.

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Fonte – Francisco Goya (1746-1828), del 1797

Per chi erano una minaccia queste misteriose creature?

Le Masche costituivano una costante minaccia per le donne, i bambini, le attività produttive e le faccende domestiche. Erano infatti le principali avversarie della fertilità femminile, sia umana sia animale. Se una donna o una vacca smettevano di produrre latte, le Masche erano considerate responsabili. Erano viste inoltre come nemiche implacabili dei più giovani, specialmente dei neonati. Se un bambino moriva nella culla, si pensava che le Masche lo avessero soffocato.

Le Masche erano inoltre ritenute le responsabili di calamità naturali, dall’arrivo della grandine alle tempeste, dagli uragani ai terremoti.

Inoltre erano note per il loro comportamento pestifero e dispettoso. Se, ad esempio, attrezzi da lavoro o utensili da cucina scomparivano, per poi essere ritrovati in luoghi inaspettati, era colpa delle Masche!

Conclusione

L’identikit della Masca coincideva spesso con la figura della “pecora nera della comunità. Queste figure erano considerate i perfetti capri espiatori, su cui riversare qualsiasi colpa, disgrazia o fenomeno inspiegabile in una vita difficile. Questo era l’ambiente in cui vivevano i nostri nonni e bisnonni secoli fa.

Chi si trovava ai margini della società, non più considerato produttivo, diventava un obiettivo facile per pregiudizi e pettegolezzi. Questo era particolarmente vero per le donne anziane, sole e quindi più vulnerabili e prive di sostegno o protezione.

La stessa discriminazione riguardava anche i forestieri, come gli zingari, o le persone con disabilità fisiche o mentali. Nemmeno coloro che si mostravano curiosi, colti e istruiti venivano risparmiati. Questi individui spesso amavano studiare su quei libri, che venivano talvolta scambiati per strumenti magici e associati al Libro del Comando.

Img da risorse gratuite – Testo by IlPumoGiallo©

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Sono laureata in Teorie e Tecniche del linguaggio audiovisivo (DAMS quadriennale) presso l'Università degli Studi di Torino. Ho conseguito due qualifiche professionali: una come Tecnico multimediale, con indirizzo comunicazione televisiva e una come Tecnico di produzione di contenuti multimediali e comunicazione per il Web 2.0. Lavoro per privati, professionisti e tribunali in qualità di trascrittrice file audio/video; sottotitolatrice audiovisiva; grafica; copywriter; ghostwriter; editor e correttore di bozze.

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