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Mary Poppins declassata in GB, usa un linguaggio discriminatorio

- Febbraio 28, 2024
Mary Poppins declassata in GB

Mary Poppins, la famosa tata che, nel lontano 1964, con il suo “Supercalifragilistichespiralidoso” risolveva i problemi dell’educazione dei pargoli Banks, in GB è stata punita, declassata a causa di un linguaggio discriminatorio.

Dopo 60 anni il British Board of Film Classification (BBFC) ha ritenuto opportuno modificare la classificazione del celebre film Disney. Da “U” (Universal ovvero film per tutti) passa a PG (Parental Guidance ovvero minori di 12 anni accompagnati). Da semaforo verde ad arancione insomma.

Mary Poppins declassata in GB

La BBFC ha dichiarato di aver voluto cogliere la preoccupazione per i genitori di esporre i figli ad un linguaggio/comportamento discriminatorio. Tanto più che, sia il linguaggio che il comportamento in questione, potrebbero provocare turbamenti o essere imitati senza rendersi conto di poter potenzialmente offendere qualcuno.

E aggiunge, è vero che il film è ambientato nella Londra dei primi anni del XX secolo (1906) ma sebbene all’epoca un certo linguaggio non fosse condannato, oggi va oltre le linee guida per classificare un film “U”.

Ma cosa ha scatenato questo provvedimento così severo?

La discriminazione e il linguaggio offensivo in “Mary Poppins” (1964)

Il motivo di tanta severità si riconduce all’utilizzo di un termine: Hottentots (Ottentotti). Storicamente questo termine lo usavano gli Europei (nel XVII sec) per riferirsi ai Khoikhoi, un gruppo di pastori indigeni nomadi del Sud Africa. Prima ancora, nel 1650 dai coloni olandesi che giunsero sulla penisola del Capo. Con il tempo il termine si estese ad indicare tutte le persone di colore, in senso anche discriminatorio, oggi usarlo è ritenuta un’offesa razziale.

Mary Poppins declassata in GB, il colpevole

Ad usare ben 2 volte la parola “Ottentotti” nel film è l’ammiraglio Boom. La prima volta quando chiede ad uno dei pargoli Banks se “sta andando a combattere gli Ottentotti”. La seconda quando, mentre gli spazzacamini con i volti anneriti dalla fuliggine ballano sul tetto, esclama: “siamo attaccati dagli Ottentotti!” E punta anche i fuochi di artificio contro di loro, definendoli anche “diavoli sfacciati” (cheeky devils).

Poco importa dunque il periodo in cui è ambientato il film (evidentemente il pericolo del danno ha un peso maggiore dell’intelligenza dei ragazzini che, di fatto, vengono sottovalutati – ndr). E meno importa che il soggetto incriminato sia un anziano Ammiraglio della Marina inglese. Colonialista e conservatore, caratterizzato dall’essere autoritario e un po’ fuori di testa.

La caricatura razziale dell’epoca

Il film “Mary Poppins” è tratto dai libri di P.L. Travers, nei quali corre, così come nella trasposizione cinematografica dell’epoca, una certa abitudine alla caricatura razziale. Nei libri della Travers infatti, si associano i volti anneriti degli spazzacamini proprio alle persone di colore.

Per esempio, in “Mary Poppins apre la porta” del 1943 una cameriera urla: “Non toccarmi, pagano nero”, riferendosi allo spazzacamino. E quando lui cerca di avvicinarsi, lei minaccia addirittura di licenziarsi, dicendo: “Se quell’Ottentotto entra nel camino, io esco dalla porta”. Ecco che usa un insulto arcaico rivolto alle persone di colore sudafricane, ricorrente all’epoca sia sulle pagine cartacee che sullo schermo.

I libri della Travers e il razzismo

Nel romanzo del 1952 “Mary Poppins nel parco“, lei stessa dice ad un Michael Banks un po’ troppo agitato: “Capisco che ti stia comportando come un Ottentotto”. Ma già nel primo romanzo “Mary Poppins” datato 1934 non mancano richiami razzisti, anche nei confronti dei bambini di colore. Un episodio in particolare suscitò degli strascichi rilevanti.

La tata e i piccoli Banks sono in giro per il mondo grazie ad una bussola magica e incontrano una signora di colore vestita in modo succinto, seduta sotto una palma e con una corona di piume, che dondola fra le braccia un bambino. Il piccolo viene descritto come: “un minuscolo Pickaninny nero senza niente addosso”. Il termine Pickaninny era il termine dispregiativo, dunque offensivo, per indicare i bambini di colore. E c’era anche il dialetto a loro dedicato: il dialetto pickaninny.

Lei si rivolge a Mary Poppins con il dialetto del menestrello e le suggerisce di scurire un po’ i bambini che la accompagnano con il lucido nero usato per gli stivali. L’episodio fu ritenuto talmente controverso che la Biblioteca pubblica di San Francisco bandì il libro.

La Travers allora si decise ad abbandonare il dialogo razzializzato e a sostituire le caricature con gli animali. Così nel 1981 la signora di colore dell’episodio divenne un Ara giacinto che parlava con un inglese signorile.

Tutto ciò è ripreso nell’attuale: Il Ritorno di Mary Poppins, con Emily Blunt. Quando, durante la sequenza sul palco di “A Cover is not the Book” (che racconta le storie dei romanzi della Travers), un verso fa riferimento alla ricca vedova Hyacinth Macaw, che è nuda poiché “indossava solo un sorriso”. Poi Jack (Lin Manuel Miranda) aggiunge: “più due piume e una foglia”.

Insomma, un vero e proprio panico razziale, che il film del 1964 ripropone in chiave farsesca.

La chiave farsesca non trova più spazio a favore del politically correct

Ma la società è cambiata. E Mary Poppins non è e non sarà l’unica pellicola a subire declassamenti. Come del resto è già accaduto. E “più i contenuti hanno una condanna immediata e chiara, maggiori sono le probabilità di ottenere una valutazione più bassa“.

Quello che non torna è il motivo per cui invece la BBFC abbia abbassato l’età del film “Fight Club” da 18 a 15 anni, nonostante “sequenze di violenza grafica e brutale“.

Nel frattempo, nel 2024 per il 60esimo anno di Mary Poppins, che ha vinto ben 5 premi Oscar, 1 premio Golden Globe e 1 premio BAFTA, nonostante la celebre tata sia stata declassata, in GB si proietterà il film in sale cinematografiche selezionate. Chissà se censureranno il povero ammiraglio Boom.

Img da risorse gratuite – Testo by IlPumoGiallo©

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Sono nata nel '77, Avvocato e scrittrice. Appassionata di arte e musica, di letteratura e retorica, di storia e di filosofia, faccio della creatività lo svago dalle mie passioni. Amante delle parole in ogni loro forma, scritta e non scritta, mi piace scrivere perché, citando Cesare Pavese, riunisce le due gioie: parlare da solo e parlare ad una folla (Cesare Pavese, 4 maggio 1946).

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