Rocketman, il film sulla carriera e la vita di Elton (Hercules) John

Rocketman, il film sulla carriera e la vita di Elton (Hercules) John

Rocketman, il film sulla carriera di Reginald Kenneth Dwight alias Elton Hercules John, sbarca su Netflix il 2 gennaio 2021.

Il biopic, diretto da Dexter Fletcher (lo stesso di Bohemian Rhapsody) vuole narrare non solo la carriera ma anche la vita dell’artista, partendo proprio dalla sua infanzia, interpretato magistralmente, diciamolo, da Taron Egerton.

E’ giusto dica che questo articolo contiene video spoiler.

Rocketman, il trailer italiano (2019):

La trama:

La trama si intuisce. Il film racconta la vita e la carriera di Elton John e parte dalla fine, dal rehab, in cui inizia a raccontare di sé da bambino con relativi flashback.

rocketman
Proprietà img: Netflix

Un bambino che usa inizialmente la musica come passe-partout per ottenere l’attenzione del padre. Non senza tuttavia un innegabile, spiccato, innato talento.

Un talento che cresce come un fiore su un terreno arido e desolato, in quanto il piccolo Reggie non si sente amato affatto, tranne forse che dalla nonna, grazie alla quale inizia a prendere lezioni di piano, colei che poi lo accompagnerà alla prestigiosa Royal Academy of Music.

Poi il gruppo: Bluesology e l’ingaggio per l’American Soul Tour. Siamo nel 1969 ed è qui che incontra Rodney Jones, il quale a domanda risponde: “devi uccidere la persona che ti volevano far essere per diventare chi vuoi essere davvero“. Ed ecco nascere Elton John. Subito dopo incontrerà Bernie Taupin (Jamie Bell), il suo paroliere, amico sincero e fedele. Poi il Troubadour ed il resto è storia.

La mancanza di affetto è il filo conduttore di tutto il film.

Un pesante fantasma che accompagna il protagonista fino all’ultimo concerto, saltato per andare a passo spedito fino al principio della narrazione stessa ovvero al centro di riabilitazione, per guarire dalle dipendenze che lo affliggono e man mano, ritrovarsi, fino a regalare a se stesso l’abbraccio sempre desiderato.

Ma approfondiamo un po’

La prima canzone che sentiamo è The Bitch is Back, singolo del 1974 consacrato a gold il 13 settembre 1995 dalla Recording Industry Association of America.

Lo stesso Elton John ha battezzato questo pezzo come la propria perfetta theme song. L’ispirazione viene servita dalla stessa moglie di Bernie Taupin che poi ne scriverà il testo, quando, in uno dei periodi non proprio idilliaci del cantante, dice: “the bitch is back”.

Rocketman (1972) è la seconda canzone, che dona il titolo al film stesso ed in un certo senso ne sintetizza la sostanza.

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Proprietà img: Netflix

L’io destabilizzato del presente ritrova l’io del passato. Una bolla fra il pianeta che la carriera lo ha indotto a costruire e la terra, che ammette mancargli. Una solitudine lacerante che ora lo spinge ad avere nostalgia di ciò che era.

And I think it’s gonna be a long, long time
Till touch down brings me round again to find
I’m not the man they think I am at home
Oh no, no, no, I’m a rocket man
Rocket man burning out his fuse up here alone
[…]

Don’t Let the Sun Go Down on Me (1974) e Goodbye Yellow Brick Road (1973) chiudono il cerchio, fino ad arrivare ad I’m Still Standing (1982), finale perfetto.

Don’t you know I’m still standing better than I ever did
Looking like a true survivor, feeling like a little kid
I’m still standing after all this time
Picking up the pieces of my life without you on my mind […]

Considerazioni e curiosità:

L’intero film segue un ritmo impeccabile, una sintesi forse troppo breve ma esaustiva, nel sottolineare quanto Elton John abbia messo nelle proprie canzoni: se stesso.

Come lui, pochi. Pochi hanno quella capacità innata e talentuosa di saper creare le note perfette. Ogni canzone infatti è la colonna sonora perfetta dei propri momenti, nel bene e nel male.

Il nome:

Se vi state chiedendo da dove spunti fuori “Hercules” nel nome (reso legale dal 7 gennaio 1972) è presto detto. E’ il nome del cavallo di una sit com inglese particolarmente apprezzata da Elton John: Steptoe and Son.

E ve ne dico un’altra. Nel film la scelta del nome Elton viene dal nome del sassofonista dei Bluesology Elton Dean e il nome John da John Lennon dei Beatles.

Ebbene non è così. Il nome John è un omaggio al cantante, sempre dei Bluesology, Long John Baldry.

Vale la pena di vedere Rocketman?

Si e no.

Si.

L’interpretazione di Taron Egerton è davvero grandiosa.

Vale la pena soprattutto per chi pensa, ad esempio, che The Bitch is Back sia una canzone di Miley Cyrus.

L’unico appunto che faccio è sulla cronologia dei fatti. Personalmente avrei gradito la presenza delle date, per far meglio capire i periodi attraversati.

Che sia un musical non si può negare ma pur non amando la sottoscritta il genere, devo ammettere che è ben fatto, e non fa venir voglia di cambiare film.

Forse i fan si aspettavano qualcosa di diverso e concorderei laddove si obiettasse che si poteva lasciare più spazio alle canzoni, molte delle quali, come Candle in The Wind (1973), sono solo accennate se non troncate.

Eppure, giuro, nel momento in cui Elton John abbozza Your Song (1970) al pianoforte, mi sono commossa.

La prima volta può sembrare che il film scivoli via (a maggior ragione se si conosce l’artista), lasciando un po’ di perplessità ma vederlo una seconda volta aiuta ad apprezzare molto di più il film stesso.

No.

Si potrebbe non apprezzare il fatto che sia tutto incentrato sulla vita sregolata fatta di alcool, droghe e sesso. Sulla perenne convinzione dell’artista di non essere amato, considerata la causa del suo malessere interiore. Su quell’esibizionismo eccentrico ed esagerato che lo fa apparire sempre sul pezzo (anche se distrutto interiormente fino a tentare di suicidarsi).

Si potrebbe. Se non apprezzate questo filo narratore allora è meglio che non vediate Rocketman. Ma sappiate che state rinnegando la realtà.

Perché propendo comunque per il si.

Se invece considerate il punto di vista di un uomo abituato a vivere sul filo sottile che separa realtà e immaginazione, che lungo la corsa verso il successo perde la padronanza di saper discernere quel confine e fa della sua vita stessa un palcoscenico fatto di eccessi e lustrini, allora mettetevi comodi.

E godetevi la vita di Reginald Dwight. Esattamente come lui ha sempre voluto fosse rappresentata perché “io non ho vissuto una vita adatta ai ragazzini” (cit. Elton John).

Chiudo lasciandovi il video di Crocodile Rock (1972), uno dei miei pezzi preferiti che all’età di 12 anni cantavo come se non ci fosse domani, eseguito meravigliosamente da Taron Egerton alias Elton John.

Potrei continuare a parlare di Elton John per un altro paio di ore, mi piacerebbe raccontarvi della sua amicizia con Freddie Mercury e di altre piccole curiosità ma, “non è questo il giorno” (cit. Aragorn).

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– Postilla –

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