Usanze funebri, fra tradizione popolare e superstizione

Usanze funebri, fra tradizione popolare e superstizione

Le usanze funebri trovano radici nella tradizione popolare, come del resto la maggior parte delle usanze odierne.

Una cosa è certa: si ha fede in un mondo oltre questo terreno.

Un oggetto come lo specchio è rivestito di significati che, normalmente, non sono considerati da molti. Questo oggetto diventa protagonista indiscusso di una ben nota superstizione: lo specchio rotto porta 7 anni di disgrazia.

Le usanze funebri: lo specchio

Tornando alle usanze funebri, quando una persona muore e durante la veglia, tutti gli specchi devono essere coperti.

specchio
Img da Pexels

La motivazione è che, questo oggetto, ruba l’anima che vi si riflette. Se durante una veglia funebre rimanesse scoperto, l’anima del defunto potrebbe rimanervi imprigionata e rischierebbe di rimanere legata ad una realtà terrena che non gli appartiene.

Allo stesso modo c’è il rischio che l’anima riflessa del povero ignaro vivente sia catturata da quella del defunto o, più genericamente, dalla Morte stessa, che lo porterebbe con sé.

Usanze funebri: porte, finestre, camino, sedie e luci

Per lo stesso motivo, coperti gli specchi, le finestre e le porte si dovrebbero tenere aperte, per permettere all’anima del defunto di volare verso miglior vita e non rimanere in casa senza la pace che gli spetta.

Questo in caso di veglia funebre. Se la persona non è ancora morta ma è lì lì per esalare l’ultimo respiro, le finestre dovrebbero comunque rimanere aperte. In questo modo, i parenti della famiglia già trapassati possono entrare a dar conforto a chi tra poco le raggiungerà.

Pensavate che le sedie vicino al letto del defunto fossero per i parenti vivi riuniti a pregare per il defunto? Ebbene no. Almeno, non principalmente. Sono per i parenti trapassati, che vengono a trovarlo durante la veglia per mostrargli la strada.

usanze funebri
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Così le luci e le candele accese durante la notte. Servono a non far restare il defunto nell’oscurità, perché possa trovare la strada per andare in pace, senza ostacoli. La credenza popolare ritiene esista un ponte sottile tra i due mondi, terreno ed ultraterreno che non per tutti è semplice attraversare.

Se c’è un camino, il fumaiolo deve essere coperto. Perché? perché in questo modo l’uccello della Morte non potrà entrare per cavare gli occhi al defunto, con l’ovvia circostanza di impedirgli di trovare la strada.

In alcune zone dell’Italia (sud e centro) non si dovrebbe nemmeno piangere davanti al defunto, poiché le lacrime possono appesantire i suoi abiti e rendergli difficile il passaggio all’altro mondo. Il rispetto per il defunto si spinge anche ad evitare di piangere dal tramonto del sole in poi, perché potrebbe disturbarne lo spirito. Niente “lamentatrici” dunque, già vietate nella Legge delle XII Tavole a Roma.

Altre tradizioni quando una persona muore

C’è quella di seppellire il defunto con oggetti a cui in vita era legato (che potrebbero servigli dopo il trapasso).

I piedi del defunto devono essere rivolti in direzione della porta da cui uscirà. Giova ricordare che a volte non si riusciva a farlo passare dalla porta e di conseguenza si faceva uscire dalla finestra.

Da qui la superstizione che il letto non debba stare né in direzione della porta né della finestra. Lo stesso vale per chi è malato, poiché così facendo si potrebbe anticiparne la morte.

Durante i giorni del lutto, non si cucina. Vale per qualsiasi fuoco atto a cucinare. Il fuoco rappresenta la vita e sarebbe inopportuno in quelle circostanze. E’ per questo motivo che amici e parenti provvedono a portare cibo e sostentamento ai familiari del defunto.

Il saluto prima di accomiatarsi dai parenti del defunto. E’ preferibile un gesto silenzioso ma anche in questo caso ricorre un’usanza: scaricarsi della Morte, per “non portarsela in casa”. Come? con un parente stesso del defunto, o recandosi da chi si considera non amico (una mossa subdola, indubbiamente) o, come si fa dalle mie parti, passando a prendere qualcosa al bar prima di rientrare a casa propria.

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E se si esce dal cimitero? Come mi ha insegnato il suocero calabrese: sbattere i piedi in terra prima di oltrepassare il cancello e andar via. Per liberarsi della terra dei morti.

– Postilla –

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