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Villa Skirmunt e la leggenda della contessa suicida

- Marzo 13, 2023

Villa Skirmunt, il cui nome deriva dal primo proprietario, è il teatro di una storia ottocentesca divenuta poi leggenda nel territorio brindisino.

Siamo infatti a Brindisi, in Puglia. Precisamente a Punta delle Terrare, il promontorio che si affaccia su quella che un tempo era la frequentatissima spiaggia di S. Apollinare.

E’ qui che sorgeva, e ad oggi sorge ormai diroccata, la villa altrimenti ben nota come: Villa dei Fantasmi o Villa degli Spiriti.

Di seguito: la leggenda, la vera storia e il presunto motivo per cui la leggenda è nata.

Villa Skirmunt e la leggenda
Foto da: brundarte

Villa Skirmunt alias Villa dei Fantasmi/Spiriti, la leggenda

La Villa venne costruita a scopo di villeggiatura familiare da Szymon Ludwig Skirmunt, erede delle proprietà terriere circostanti e ottimo enologo. Il periodo è fine 800.

Viaggiando spesso soprattutto tra Italia, Polonia, Russia e Francia, tranne nei periodi di vendemmia, capitava che la giovane moglie Kasylda rimanesse da sola.

Tra il personale a servizio della Villa vi era anche un guardiacaccia dalla notevole fisicità e fascino, il cui nome era Vincenzo (Enzo). Il quale non esitava a corteggiare la giovane contessa.

Un fascino a cui la donna non seppe resistere e così divennero amanti.

Un giorno però Szymon tornò alla Villa e nel cercare la moglie la ritrovò intenta in atteggiamenti poco consoni con il guardiacaccia.

Ferito nell’onore e accecato dalla gelosia, sparò l’uomo all’addome, uccidendolo e poi dando l’ordine a uomini di fiducia di farlo sparire.

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Distrutta dal dolore e in lacrime, Kasylda fuggì via verso la Villa. Una volta entrata, salì sul terrazzo e si gettò sugli scogli sottostanti, morendo a sua volta.

Successivamente Szymon abbandonò la Villa, non prima di aver provveduto a trovare qualcuno che si prendesse la colpa per il delitto d’onore al posto suo, in cambio di promesse di aiuto per lui e la sua famiglia.

Scampato dunque lo strascico legale, ripartì verso Pinsk (allora Polonia, oggi Bielorussia) per non fare più ritorno a Brindisi.

E’ da allora che lo spirito senza pace della nobildonna vaga disperato nella Villa e nei dintorni, ed in tanti giurano di aver visto il fantasma di una donna, vestita con abiti drappeggiati, vagare a Punta delle Terrare, soprattutto di notte.

Villa Skirmunt e la leggenda
Villa Skirmunt – Credits: PSB

La vera storia di Villa Skirmunt e la smentita

La zona su cui sorge la Villa deriva dall’acquisto a scopo di investimento che fece il polacco Alexander Skirmunt, nel lontanissimo 1868 (tre anni prima della sua morte). Egli acquistò dei terreni del Demanio, compresi quelli della masseria Perrino, trasformandoli in vigneti.

Come altre attività condotte con successo, anche questo investimento non fu da meno.

Infatti, una volta ereditati dal figlio Szymon Ludwig (uno dei 5 figli del ricco e intelligente Alexander), i terreni continuarono a produrre ricchezza. Grazie soprattutto al nuovo stabilimento enologico che avviò.

Ebbe tanto successo nella produzione da fargli meritare a Torino nel 1898 la medaglia d’argento dorato per i vini, comuni e superiori, sia da pasto che da taglio.

C’è da dire che fu proprio Szymon Skirmunt a piantare nel brindisino il vitigno “Furmint“. Questa varietà sarebbe diventata successivamente la base per produrre ed acquisire la denominazione di Tokai.

Villa Skirmunt e la leggenda
Villa Skirmunt/Monticelli nel 1954 – Fonte: Brundarte

Szymon Skirmunt e la costruzione della Villa

Ma torniamo alla Villa.

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Poiché, contrariamente al padre, soggiornava regolarmente a Brindisi (pur non avendone preso residenza) nei periodi in cui non era a Pinsk (Polonia, oggi Bielorussia), l’uomo, considerato ed appellato come “gentiluomo e proprietario” dai brindisini, decise di costruirla per starci d’estate con la famiglia.

Difatti nel 1860 era convolato a nozze con Kasylda Grabowska Grabówki h Oksza. La Villa veniva chiamata “casino di campagna”.

Protetta da un muro di cinta, aveva infatti una decina di stanze ed un bellissimo esterno decorato da palme e flora tipica del mediterraneo.

Poco sotto vi era una lussureggiante pineta, poi chiamata Spiaggia della Pineta, collegata alla Villa da un passaggio privato. Oltrepassata la pineta si era sulla spiaggia di S. Apollinare.

Nel 1902 Szymon Skirmunt morì e tutta la proprietà terriera, compresa Villa e spiaggetta, passò (nel 1903) ai fratelli Aleksander e Henryk, entrambi elementi di spicco in Polonia ed in Russia. Questi nominarono un procuratore per amministrare l’eredità ovvero Konstanty Skirmunt, figlio di Henryk.

Entrambi i fratelli tuttavia, erano vincolati ad erogare un cospicuo vitalizio annuale alla vedova di Szymon, andata via da Brindisi presumibilmente dopo la morte del marito.

Nel 1911 la Villa venne acquistata dal Conte Salvatore Balsamo e nel 1930 cambiò nuovamente proprietario che divenne Antonio Monticelli. Attualmente è affidata all’Autorità di Sistema Portuale del Mar adriatico Meridionale.

Villa Skirmunt e la leggenda
Villa Skirmunt scorcio dall’interno – Credits: PSB

Il motivo per cui è nata la leggenda

In base alle fonti rinvenute anche nell’Archivio Storico Brindisino, la moglie di Szymon Skirmunt non morì affatto, anzi andò via per sempre da Brindisi dopo la morte del marito, godendo di un ben congruo vitalizio.

Sebbene non manchino voci ipoteticamente attendibili che alimentano la leggenda di Villa Skirmunt e, di conseguenza, la convinzione che il luogo dove sorgono i resti della Villa sia infestato, la verità può essere un’altra.

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E’ molto probabile che sia una invenzione dei pescatori per tenere lontane le persone o, ancora più probabile, dei contrabbandieri per delinquere in tranquillità.

Vero è che, ancora oggi, i coraggiosi e curiosi avventurieri fuggono al minimo rumore che sentono. Perché la suggestione può essere una potente arma.

E chi ne ha interesse, lo sa.

Img da risorse gratuite (testata) – Testo by IlPumoGiallo©

Fonte: 1 e Archivio Storico Brindisino.

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Sono nata nel '77, Avvocato e scrittrice. Appassionata di arte e musica, di letteratura e retorica, di storia e di filosofia, faccio della creatività lo svago dalle mie passioni. Amante delle parole in ogni loro forma, scritta e non scritta, mi piace scrivere perché, citando Cesare Pavese, riunisce le due gioie: parlare da solo e parlare ad una folla (Cesare Pavese, 4 maggio 1946).

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